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Un weekend a Vienna tra design, arte e architettura: gli indirizzi da non perdere

Testimonianze della Secessione viennese e grattacieli, icone storiche e presenze nuove si intrecciano nella capitale austriaca che si apre al futuro

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Sights you must see in Vienna - between design, art and architecture

Vienna non è più, o almeno non solo, caffè storici e Sachertorte, nostalgie imperiali e decori dorati di Klimt. C’è una nuova Vienna che punta – anche – in alto.

Da sinistra i decori dorati del Palazzo della Secessione; la DC Tower di Dominique Perrault

Non a caso il locale ora più amato e iconico è il rooftop bar, con le installazioni della sensuale Pipilotti Rist, all’ultimo piano del Sofitel (), l’albergo progettato da Jean Nouvel. Sotto, il Donau Kanal e Leopoldstadt, ovvero il nuovo quartiere young della città, in quello che era il vecchio ghetto ebraico, in velocissimo cambiamento. Ma Vienna scommette anche su Zaha Hadid, e sulle architetture del nuovo campus universitario. Mentre, poco fuori dal centro, ecco un grattacielo quasi plissettato, firmato dall’architetto francese Dominique Perrault: è la DC Tower. Al 57esimo piano, un hotel e un ristorante, perché a tutti piace guardare le città dall’alto.

Da sinistra, l'hotel Daniel con sul tetto la barca-opera d’arte di Erwin Wurm; installazione di Pipilotti Rist all’entrata dell’hotel Sofitel disegnato da Jean Nouvel

Sacher e grattacieli, antico/iconico e nuovo che si intrecciano nella Vienna che si apre al futuro. Le botteghe amate dall’imperatore, come il calzolaio Scheer () o la maison di cristalli Lobmeyr (), spalancano le porte ai giovani designer di tutto il mondo: succede durante i Passionswege, eventi negli atelier, organizzati ogni autunno da Vienna Design Week.

Da sinistra, i candelabri e i cristalli di Lobmeyr; Scheer, il calzolaio dell’imperatore, ora alla settima generazione

Il Mak (), ovvero il museo d’arti applicate, ha da poco riorganizzato le sue collezioni di sedie, tessuti, porcellane, secondo un nuovo display che non fa invidia neppure al MoMA. E nel bar caffetteria il maxi-candelabro è fatto di bottiglie del latte illuminate. Un progetto degli architetti Eichinger e Knechtl, una citazione ironica dei candelieri asburgici (e un lavoro della maison Lobmeyr).

Da sinistra, il Leopold Museum; l'interno del MAK, museo di arti applicate

Musei? Alle spalle del Kunsthistorisches, la scommessa pienamente riuscita del MQ, il MuseumsQuartier: ovvero le vecchie scuderie imperiali, ristrutturate, che ora accolgono due tra i più vivaci musei della città, il Leopold () e il Mumok, oltre che workshop e ristoranti. E hanno rivitalizzato tutta questa parte della città: anche questo un quartiere da tener d’occhio. Un altro museo da non perdere è 21er Haus: l’edificio modernista da poco riaperto come centro d’arte contemporanea.

Da sinistra, la galleria fotografica Leica (); interno della Kunsthalle, centro d’arte contemporanea ()

Nella caffetteria, ecco i piatti fusion di uno dei tanti chef asiatici che lavorano in città, compresi gli inediti maki Hello Kitty (rosa: per le barbabietole). Mentre il Kempinski Hotel () ospita il giovane chef stellato Philipp Vogel, e altrettanto stellato e young è Konstantin Filippou che nel suo spazio omonimo punta sull’interazione della cucina greca e austriaca ().

Da sinistra il ristorante Labstelle (), giovane cucina di ricerca; Supersense, negozio-bar analogico ()

A pochi passi da 21er Haus, il design hotel Daniel (), giovane e ironico: amache sospese in camera, una barca-scultura di Erwin Wurm che si scioglie dal tetto, e nel giardino un camper cromato, un Airstream del 1952 per chi è stufo della solita stanza d’albergo. Anche qui, un lavoro di upcycling: perché il Daniel è negli spazi progettati dall’architetto austriaco Lippert all’inizio degli anni ’60, un tempo uffici del colosso La Roche. Lo stesso architetto del caffè Die AU, nel parco di Augarten, accanto alla collezione d’arte contemporanea TBA21, della socialite Francesca von Habsburg: qui invece l’interior design è del duo Mischer’ Traxler. Upcycling anche per molti dei bar/ concept store in città, dove accanto alle poltrone di modernariato si comprano vecchi Lp o libri, come succede da Café Phil (), o Das Möbel (). Questa è Vienna che inventa e si reinventa.


di Lisa Corva / 26 Settembre 2016

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