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irefuse Italia

Il FuoriSalone è #nowaste: tutti i progetti di upcycling che abbiamo visto quest'anno

Designer, scuole e gallerie uniscono le forze per liberare il mondo dai rifiuti, trasformandoli in risorse preziose per il design

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Foto © Aldwin van Krimpen

Senza dubbio, uno degli hashtag di questo Fuorisalone 2018 è #nowaste.

Negli ultimi anni, designer, scuole e persino aziende di grandi dimensioni e importanti gallerie di design stanno unendo le forze per promuovere una nuova era progettuale libera dagli sprechi, incoraggiando l’adozione di soluzioni innovative di upcycling ed economia circolare.

Nato come un movimento grassroots, lo zero-waste si sta finalmente estendendo a tutti i campi della progettazione, in particolare a quelli legati ai prodotti tessili e plastici.

La mostra DesignWork curata da Lidewij Edelkoort e Philip Fimmano. Foto courtesy DesignWork © Ruy Teixeira 

In occasione della Milano Design Week 2018, l'azienda di abbigliamento femminile Eileen Fisher, pioniera nel campo del riciclo creativo, lancia DesignWork.

L'iniziativa, che mira a trasformare capi usati in una collezione di tessuti per la casa, si presenta con una grande mostra dal titolo "Waste no more" curata da Lidewij Edelkoort e Philip Fimmano. Ospitata presso gli spazi di Ventura Centrale, porta all’attenzione del grande pubblico la bellezza dei tessuti scartati e riciclati, incoraggiando così una nuova "cultura dei rifiuti".

 Leggi anche: Li Edelkoort, riflessioni soft su temi hard: tecnologia e spreco

La collezione Colour studies di Jo Nagasaka. Foto courtesy Really

Dopo il successo della sua collaborazione con il designer britannico Max Lamb al Fuorisalone 2017, l'azienda danese Really presenta invece quest'anno una nuova mostra a Brera, intitolata "Circular by Design". Il progetto, che riunisce sette designer internazionali - dal Giappone agli Stati Uniti - non mira solo a testare i materiali realizzati con tessuti riciclati dell'azienda, ma suggerisce anche che una nuova economia è davvero possibile. 

Leggi anche: Questi mobili sono fatti con i rifiuti, Really!

Attraverso i loro progetti, Really ed Eileen Fisher dimostrano che un utilizzo circolare delle risorse è gestibile su larga scala e che si possono incoraggiare processi di riciclo creativo, sensibilizzando gli utenti attraverso progetti dall’impatto estetico accattivante. 

Le lampade in plastica di Crafting plastics!. Foto courtesy Crafting plastics! © Dana Tomechko

Se i rifiuti tessili sono un problema, quelli plastici lo sono forse ancora di più. O comunque lo sono in maniera più mediatica. Non deve sorprendere quindi che la tematica abbia una cassa di risonanza importante come la Galleria Rossana Orlandi, che con la mostra Senso di Colpa intende sollevare la questione all’interno del mondo del design.

In una foto pubblicata dal giornalista Marcus Fair su Instagram nei giorni precedenti la Milano Design Week, la gallerista milanese è apparsa con in mano un foglio di carta su cui era scritto “Make plastic guiltless”. Tra i tanti progetti selezionati da Orlandi si distingue la divertente serie di applique in plastica multicolore realizzata dallo studio slovacco-tedesco Crafting plastics!.

Il sistema mobile Trashpresso. Foto courtesy Miniwiz

Con il suo progetto Trashpresso - in Piazza del Cannone - l'azienda taiwanese Miniwiz tenta di dare la sua risposta alla problematica dei rifiuti con quello che dichiara essere il primo sistema mobile per il riciclo di plastica e tessuti alimentato a energia solare. Lo strumento, che trasforma gli scarti in piastrelle architettoniche, si pone come obiettivo quello di raggiungere anche le comunità rurali isolate di tutto il mondo.

 

La mostra Mutant Matter di Dutch Invertuals a Spazio O'. Foto courtesy Dutch Invertuals © Ronald Smits

All’Isola Design District il gruppo olandese Dutch Invertuals assume un punto di vista ancora più radicale e sostiene che è arrivato il momento di smettere di vedere i rifiuti come materia da eliminare, ma che anzi dovremmo cominciare a considerarli alla stregua di nuovi ingredienti pieni di potenziale creativo da scoprire e utilizzare.

Sembrano cogliere l’invito dei connazionali al volo il designer Diederik Schneemann e il fotografo Aldwin van Krimpen che, presso il FuturDome, presentano Rubdish - un neologismo coniato a partire dai termini inglesi rubbish (pattumiera) e dish (piatto) - un’esplorazione estetica e concettuale che mescola rifiuti e food design, strizzando forse l’occhio all’artista francese Arman e alle sue opere Poubelles degli anni sessanta.

 

Il progetto Rubdish di Diederik Schneemann e Aldwin van Krimpen. Foto © Aldwin van Krimpen

Chissà cosa ci riserva il futuro? Nel frattempo, sperando in un mondo completamente waste-free, guardiamo con curiosità e fiducia crescente anche alle attuali ricerche sulle fibre naturali biodegradabili come alternativa alla plastica e ai tessuti tradizionali.

A indicare la rotta ci sono progetti come Sea Me dell’olandese Nienke Hoogvliet o le bottiglie Algae dell’islandese Ari Jonsson, che sperimentano l’utilizzo delle alghe marine in contesti nuovi.

 


di Laura Drouet & Olivier Lacrouts / 27 Aprile 2018

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