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irefuse Italia

Vegan Design: se vuoi essere un designer vegano, comincia a produrre la tua carta

A Garage Sanremo Maria Cristina Didero cura Vegan Design – The Art of Reduction, la personale di Erez Nevi Pana, che di un approccio estremista ha fatto una ricerca personale e antropologica.

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© Claudia Rothkagel

Da martedì 17 Aprile Garage Sanremo – in via della Zecca Vecchia – ospita la mostra Vegan Design: the art of reduction, curata da Maria Cristina Didero.

Dal titolo posh, in linea con i trend pettinati del mondo food, questa in realtà è una ricerca antropologica estrema e sbalorditiva di Erez Nevi Pana

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Da questo precetto alimentare, il designer iraniano ha cominciato a porsi delle domande anche sugli oggetti che utilizziamo quotidianamente: quanto sono vegani

Nevi Pana si dedica dunque a operazioni di ricerca e di sperimentazione per perfezionare materiali funzionali ed esteticamente adatti ai suoi scopi, con i quali costruisce oggetti che esistono sì nel rispetto della natura, ma ostentano anche eleganza e bellezza.

Quando è diventato vegano 5 anni fa, oltre a porsi delle domande sul cibo di cui nutrirsi, hanno iniziato ad emergere anche quesiti sugli abiti e gli altri oggetti del quotidiano. Così, anche il suo modo di progettare ne è stato influenzato drasticamente. 

Durante il suo percorso di dottorato in Austria, che sta ancora frequentando, decise quindi di iniziare un lavoro di ricerca sul design vegano, ma il suo professore, che già lo aveva inquadrato per il suo approccio estremista, ha provocato Erez spiegandogli che: “se allora doveva disegnare, avrebbe avuto bisogno di produrre la sua carta, che se avesse voluto sedersi avrebbe dovuto costruire la sua sedia e che se avesse voluto scrivere, allora avrebbe dovuto prima creare una penna”. 

L'intero processo si avvia quindi proprio dalla carta, prodotta a partire da materiali a base vegetale, cotone e/o canapa , calpestati per un mese e poi lasciati in acqua una settimana. Una tecnica nota da millenni ma ormai dimenticata perché sostituita da quelle industriali. E dopo i primi grossolani tentativi, in questa esposizione possiamo ammirare dei grandi fogli che sembrano appena usciti da una preziosa legatoria.

Photo: © Claudia Rothkagel

Da questo lavoro con la carta si è poi cimentato nella creazione della sua sedia personale e per farlo si è recato sul Mar Morto, luogo in cui non si sono mai sviluppate forme di vita. Dopo aver messo insieme degli scarti di lavorazione del legno provenienti da alcune botteghe artigiane con della colla vegana, ahimè molto debole, ha immerso gli sgabelli così assemblati in queste acque saline. 

Subito le superfici delle sue opere hanno iniziato a cristallizzarsi e al contempo ad apparire decisamente più robuste: il sale è diventato l'elemento che tiene insieme tutte le componenti, il collante vero e proprio della collezione Salt

Photo: © Claudia Rothkagel

 

Nell'ostinazione dell'ormai avviata sfida accademica tuttavia, anche questa operazione non sembrava sufficientemente estrema: troppo facile usare legno di scarto! 

Così il designer israeliano si è isolato nel deserto per dare vita ad altri oggetti assemblando materiali misti trovati lungo il suo cammino, porzioni di stoffa, foglie, rami spezzati. 

In Lot’s Wife poi il fango e il sale del Mar Morto vengono invece combinati insieme in varie proporzioni per dar vita ad oggetti più astratti, indagati anche utilizzando i materiali puri. Nei piccoli vasetti di sale per esempio, la cristallizzazione del cloro dà forma a dei giochi vitrei verde smeraldo, che sembrano mano di esperti artigiani e sono invece opera dei fondali.

Photo: © Claudia Rothkagel

Qui la ricerca formale è un passo oltre a quella per esempio degli sgabelli di sale o a quelli in terriccio. La sedia è un ottimo punto di partenza per spiegare l'aspirazione concettuale e il risultato finale che cerca di ottenere il designer, ma gli oggetti astratti in fango misto si sviluppano esteticamente per raccontare qualcosa che va oltre l'oggetto funzionale, il bisogno primario dell'umanità di plasmare le materie realmente disponibili nel mondo. 

E, così come anche per l'opera in tessuto Peace Silk, in tutte queste collezioni Ezra Nevi Pana instaura una collaborazione con la natura, crea qualcosa e glielo affida per la sua evoluzione o il suo completamento. Estrapola da essa non solo gli elementi necessari alla creazione, ma ne sfrutta le tecniche infallibili e le forze più potenti. 

Quella di Vegan Design non è semplicemente una mostra di design vegano, è un'esposizione che ci racconta di esercizi di privazione e di come, per essere fedeli a sé stessi e ai propri ideali, talvolta ci si debba imbarcare in sfide ostinate e testarde, faticose quanto alla fine soddisfacenti. Le stesse sfide che l'uomo, all'alba dei tempi, ha affrontato per capire come circondarsi di manufatti per arricchire i modi dell'abitare e di stare al mondo.

17-22 aprile 2018
Vegan Design – The art of reduction
Garage Sanremo
via della Zecca Vecchia 3


di Elisabetta Donati De Conti / 16 Aprile 2018

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