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irefuse Italia

Il futuro arriva per posta e va in mostra a Lambrate, Milano

100 pezzi di futuro, secondo 100 designer, da vedere alla Galleria Subalterno 1, nella collettiva organizzata via posta da Stefano Maffei e Marcello Pirovano "Send me the future"

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Lorenzo Bacci

La mostra collettiva di designer ‘Send me the future’ curata da Stefano Maffei e Marcello Pirovano alla Galleria di Subalterno 1 in zona Lambrate ci mostra il futuro a pezzi

Durante il Salone del mobile 2018, ha inaugurato la nuova mostra collettiva di Subalterno 1 intitolata ‘Send me the future’ e curata da Stefano Maffei e Marcello Pirovano, vale la pena come annunciato di andare a vederla, anche perché rimarrà aperta fino a giugno.

In mostra nello spazio su strada di via Conte Rosso 22 in zona Lambrate, si trovano le risposte degli (quasi) 100 designer italiani che sono stati interrogati sulla loro visione del futuro. I curatori hanno chiamato alle armi i designer attraverso l’invio di una misteriosa busta con dentro un foglio di istruzioni e un kit per la produzione del ‘loro pezzo di Futuro’.

Leggi anche: Se al FuoriSalone vedrete questo vuol dire che "le Poste Italiane in fondo funzionano"

Foto di © Lorenzo Bacci

Come nella migliore tradizione di Subalterno 1, da sempre luogo di ricerca sul design italiano indipendente e autoprodotto, la mostra pensata per il FuoriSalone2018 è un bellissimo caleidoscopio di utopie e distopie da guardare con attenzione.

Ogni progetto apre un mondo di riflessioni su che cosa stiamo lasciando e cosa stiamo costruendo. I temi emersi sono tanti e sintetizzano senza banalizzare la complessità del nostro presente e le grandi incognite che si porta dietro. La cosa evidente e’ che la tecnologia appare semplicemente come uno strumento e non più un fine.

Foto di © Lorenzo Bacci

‘L’allestimento è pensato come uno spazio dentro l’altro uno spazio più fluido, un corridoio verso il futuro.

Il percorso inizia con i due lavori considerati dal gallerista e dai curatori i più critici, quello di Fabio Bortolani con i suoi definizione e declinazione dei PUSTAZ, ovvero quegli edifici o aree anonime che troviamo in tutte le periferie d’Italia, e quello di Giulio Iacchetti, un semplice triangolo tagliato nel foglio che lo trasforma in un paraocchi.

Foto di © Lorenzo Bacci

Moltissimi sono gli spunti di riflessioni di questa mostra collettiva, quelli più autoironici come come le pillole Distopil o estratto di progettista secco di Duecitti o la sublime rivisitazione di Diego Grandi delle cartoline ricamate inizi novecento che contenevano messaggi di speranza per i soldati al fronte.

Una citazione particolare va ai progetti di Gionata Gatto ‘luce post-capitale’ sulle batterie che vengono gettate prima di essere completamente esaurite perché non si ha la possibilità di consumarle fino in fondo. Concludiamo con la frase che ha inviato Odoardo Fioravanti ‘se la modernità e’ liquida il nostro futuro e’ cremoso’.


di Eugenia Murialdo / 26 Aprile 2018

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