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"Progetto la luce, abbracciando la notte" Michael Anastassiades

Il designer cipriota di stanza a Londra partecipa alla Milano Design Week 2018 con Flos, interpretando la luce per sottrazione

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Michael Anastassiades per Flos. Di origine cipriota, il designer vive a lavora a Londra. 

Michael Anastassiades, e la luce per antonomasia, ridotta all’essenziale.

Cipriota di origine, da 30 anni vive a Londra, e il suo lavoro di design e ricerca è soprattutto nel campo dell’illuminazione, con una stretta collaborazione con Flos.

È alla Milano Design Week 2018 per presentare con la storica azienda di Brescia la collezione Arrangements, proposta l’anno scorso a Euroluce in anteprima e adesso prodotta e disponibile. Ci siamo seduti per una chiacchierata, seguendo qualche parola chiave: disciplina, luce, insuccessi, Instagram, yoga e Cipro.

Leggi anche: Vacanze a Cipro, cosa vedere secondo Michael Anastassiades

 

 

Il tuo lavoro è essenzialità e rigore, direi disciplina.

Hai bisogno di disciplina nella vita. Ti fa pensare, ti dà una struttura, è qualcosa che ti aiuta ad andare da A a B. Come mi piace raccontare, all'inizio “non sono mai stato invitato al party”, non ero sulle liste, era frustrante ma alla fine mi ha spinto e permesso di trovare da solo la mia definizione di design.

Cosa significa design per me? All’inizio, 20 anni fa, avevo un pensiero molto diverso, poi ho imparato la mia cifra e maniera e ho trovato il mio cuore attraverso il design e oggi posso vedere me stesso. E forse oggi in realtà non è neanche così diverso da allora. Ma devi passarci.

Spesso come designer ci viene chiesto: “Ma come sei arrivato a questo punto?”. Non ci si arriva improvvisamente, non si salta. E non ho mai pensato di essere arrivato da qualche parte. Sento ancora che sto camminando, molto, molto lentamente.

Dopo ingegneria civile, ho studiato due anni product design al Royal College of Art di Londra, al tempo pensavo che non era abbastanza e che avevo bisogno di approfondire la mia educazione, ma non necessariamente con un’istituzione. Ho deciso di farlo personalmente, e penso che sia stato più costruttivo.

Perché pensi questo?

La scuola mi ha insegnato quello che non volevo fare, quello che non volevo essere. Quindi perché continuare gli studi all’interno di un’istituzione che mi diceva quello che non volevo fare? Lo potevo trovare nella vita vera, e così è stato. E ho continuato da solo la mia ricerca nel design.

Design, ma in modo particolare la luce, sei entrato sempre di più nell’illuminazione, fino a diventarne oggi uno dei massimi interpreti, o meglio protagonisti.

Prima di tutto, mi sento un pesce piccolo in un stagno molto grande. E mi sono ritrovato a fare illuminazione completamente per caso. Certo, ero molto portato per questo medium. La luce è molto poetica, ammettiamolo, è molto bella, ha qualcosa di magico.

Perché?

È molto diversa dagli altri campi e oggetti, perché vive in due scenari differenti: quando è accesa, e quando è spenta. E quando è accesa è solo al 20% della sua vita. Quando è spenta è circa all’80%, ma quel 20%  è quando qualcosa di davvero unico accade: lo spazio che la luce occupa diventa molto diverso.

Lo spazio visivo che occupa, le ombre che le luci creano in relazione alle forme scultoree, insieme agli altri oggetti nell’ambiente, in relazione allo spazio. Non è più un oggetto morto. E anche quando è spenta ha una qualità scultorea, che deve essere gestita in modo completamente diverso. È come disegnare due luci differenti. E questo la rende diversa, ed anche qui sta la sfida.

Pensi anche all’ambiente e all’atmosfera che una luce può creare?

Be’, parto sempre dal bagliore, dal creare qualcosa che risplenda. Quando inizio a disegnare illuminazione parto sempre da lì. E per me è importante, credo nel calore, nella qualità della luce, nella sua giusta intensità.

Penso che la luce non sia qualcosa che trasformi la notte in giorno, ma la notte è uno scenario a sé. E dobbiamo abbracciare la notte per quello che è e la luce di notte è per una funzione. Penso che dobbiamo abbracciare l’oscurità per apprezzare la luce, e il design della luce di conseguenza.

 

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E, come dicevi, ti sei avvicinato a questo mondo per caso.

Sì, ma certamente ne ero portato. 

Il primo oggetto che ho provato a disegnare era una luce, e ho ricevuto molti complimenti dalla gente. Ho ricevuto molto incoraggiamento e così ho deciso di provare ancora. Quando poi ho messo insieme il mio design in una collezione, prima ancora di lanciare il mio brand, ho subito visto che avevo fatto più luci che il resto. E da lì mi sono detto che avrei lavorato soprattutto sulla luce.

 

Hai il tuo omonimo brand da una parte e la tua stretta collaborazione con Flos dall’altra. Come decidi quando è un’idea per te o per loro?

A dire il vero non cambia, non vedo il mio lavoro diverso da quello per Flos. Per me è importante non differenziare.

Mi piace l’opportunità e la libertà di lavorare con loro, di solito cerco di realizzare forse con loro più sfide tecnologiche, per la loro conoscenza ed esperienza, la capacità di produrre progetti tecnologicamente più ambiziosi.

E con l’incredibile conoscenza del dipartimento Ricerca & Sviluppo che supportano e il loro incoraggiamento, in realtà realizzi che lavorare con un’azienda può anche essere un atto di libertà. Prima invece pensavo sarebbe stato un compromesso.

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La tua ricerca e cifra sono nella “rimozione”, per arrivare all’essenziale.

Penso che siamo bombardati dall’informazione, ed è anche un processo di distillazione. Eliminando le informazioni si arriva a portare fuori l’idea dietro al prodotto, e dietro al tuo pensiero. Nel caso di Arrangements elimino la struttura, ma in altri casi la lascio.

Un progetto, un’idea che sono stati un insuccesso?

Be’, può non essere un successo commerciale, ma è sempre un successo in termini di cosa si impara. È irrilevante il suo successo commerciale o meno, certamente quando lavori con un’azienda ti senti in dovere di creare qualcosa che venda, ed è anche una grande soddisfazione. Ma è anche importante realizzare qualcosa che sia una nuova sfida, anche se magari le persone non sono pronte per apprezzarlo.

Credo che il design debba essere senza tempo, per disegnare qualcosa che possa durare molti anni. Non sono infastidito se qualcosa non ha successo subito, c’è sempre una chance che negli anni a venire la gente lo apprezzi e il prodotto cresca. 

Metto in gioco costantemente me stesso e la cosa più importante per me è la relazione del design con il tempo, perché tutto alla fine sarà giudicato dal tempo.

 

 

Cosa intendi? Come arrivi a "conquistare il tempo"? 

Cerco la qualità, e che sia rilevante anche nel futuro. È quello che conta oggi, quando invece c’è così tanta superficialità, consumo, tutti sembrano volere nuove idee, cercare nuove informazioni, tutto è così diretto dall’immagine e superficiale, e così penso che abbiamo bisogno di andare oltre e guardare a oggetti che esistano al di là dell’immagine. Ci sono molti elementi in gioco. La prima direi è la “materialità”, cerchi materiali che invecchino bene, che diventino sempre migliori con il tempo. E anche la familiarità è importante.

Cosa intendi?

Cercare forme nel mio design che siano familiari per me, per Flos, per tutti. Non sono spaventato da qualcosa che sia già stato fatto e ripetuto nel passato. Quello che conta è come tu lo interpreti.

La gente è spaventata dalla familiarità perché pensa che allora non è abbastanza innovativa, che non osa abbastanza, tutti cercano di fare cose diverse. Nessuno davvero abbraccia la familiarità intesa come sfida di interpretare qualcosa di familiare, e farla funzionare. Prendere dei rischi, dare una nuova prospettiva, e mostrare l’oggetto sotto una luce nuova.

 

 

Arrangements è stato presentato in anteprima l'anno scorso al Salone del Mobile in occasione di Euroluce. E in questi giorni lo spettacolo di luci è nello showroom di Flos in corso Monforte, con l’allestimento “Jewels after Jewels after Jewels”. Dov’altro possiamo trovarti in questi giorni a Milano?

In via Durni, da Cassina, dove presento un tavolo, da B&B con un sistema libreria. E poi da Boffi in via Solferino, per un progetto in collaborazione con Fantini che si chiama "aboutwater".

 

Instagram ora, se ti va. Ho dato una sbirciata al tuo account, solo sei o sette post con immagini di panorami, il mare, il tramonto. Niente prodotto. Non me l’aspettavo.

Non sono un grande utente di Instagram. O meglio, lo trovo una piattaforma interessante, lo seguo e sono curioso di vedere cosa le persone pubblicano, ma quanto a me non lo voglio usare per promuovere e vantare le mie idee, credo fermamente che le idee debbano essere mostrare nel mondo reale, e usate.

Viviamo in una società dominata dalle immagini, purtroppo, così quelle che mi intrigano da condividere su Instagram sono quelle per cui ho passione: numero uno, la luce naturale, e il suo gioco di riflessi, due, l’acqua, amo nuotare, e terzo amo le pietre. 

È carino come allora ti rispecchi in modo molto personale e sincero. E anche lo yoga è una tua passione giusto?

Ho scoperto lo yoga per caso, era il 1993, mi ero appena laureato in design. Immaginati quel tempo a Londra, nessuno ne parlava, era abbinato agli anni 70, agli hippy che erano stati in India, nessuno lo faceva. Un’amica mi ha portato dicendo che era una classe di stretching. Se mi avesse detto la verità, non sarei andato! Ma poi mi sono sentito così bene. Yoga è tutto: respiro, ritmo, attenzione a sé. Ora non più, ma l’ho insegnato per molto tempo.

Per finire, torniamo alle tue origini: Cipro.

Vuoi chiedermi se c’è qualcosa nel mio design di quella terra? Assolutamente. Penso che in qualsiasi cosa faccio, ci sia un po’ di Inghilterra, dove vivo ora, e anche un po’ di Italia dove spesso vengo per lavoro, e certo Cipro, non puoi cancellare il passato. È importante e lo devi portare con te. Ho lasciato Cipro quando avevo 21 anni, per andare a studiare a Londra, si parla di 30 anni fa. Ogni esperienza influenza la vita e il lavoro.

Arrangements è un sistema modulare di elementi geometrici luminosi a LED, combinabili tra loro in composizioni multiple di chandelier singoli o interconnessi. Qui nell’installazione “Jewels after Jewls after Jewels” di scena presso lo showroom Flos in Milano, in corso Monforte 15

michaelanastassiades.com

flos.com


di Caterina Lunghi / 19 Aprile 2018

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