NOLO È IL QUARTIERE DI MILANO CHE VA OLTRE LA BOLLA (DEL DESIGN), ANCHE AL FUORISALONE

Viaggio nella "periferia gettonata", tra immigrazione, design e una gentrification che (purtroppo o per fortuna) tarda ad arrivare

image
Run Teixteira

Milano, fermata Pasteur: il Fuorisalone 2018 arriverà anche qui, nel quartiere a nord di Loreto da molti ribattezzato NoLo con un vezzo esterofilo che emula SoHo e tradisce la forte vocazione multietnica di queste stradine tra via Padova e viale Monza: una volta quartiere operaio, oggi la zona si riscopre laboratorio di integrazione, “periferia gettonata”, e nuova meta certa del prossimo Salone del Mobile.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Secondo molti, durante la Milano Design Week questa zona riceverà impulso dalla nuove sede a Loreto del circuito Ventura Projects, ma a fare da epicentro sarà sicuramente il progetto Alcova: l’iniziativa di Valentina Ciuffi(Studio Vedèt) e Joseph Grima (Space Caviar) che trasformeranno la grande ex fabbrica di panettoni milanesi Cova in uno spazio espositivo per “nuovi progetti di designer, gallerie, istituzioni e aziende all’avanguardia”.

In questi spazi maestosi e abbandonati, invasi da una vegetazione scomposta e selvaggia, Alcova ospiterà tra mostre e talk più di 20 espositori che proverranno da Olanda, Belgio, Germania, Francia, Italia ma anche dalla Georgia.

“Un mix eterogeneo di designer indipendenti, - lo ha definito Valentina Ciuffi - legati dal filo comune dell’impegno nella ricerca”.

image
Giulia Piermartiri

Tutti per riflettere sui temi “del vivere e dell’abitare contemporaneo, la cultura del design, i materiali e l’innovazione”.

Temi utili in questo quartiere dove il mondo del design potrebbe apparire un capriccio borghese, eppure è qui che si disegna, ogni giorno, la società di domani. Qui tra le correnti sotterranee di un’epoca divisa tra identità e globalizzazione, tra centro e periferia, tra multiculturalismo e nazionalismi crescenti.

Tra gli artisti che parteciperanno ad Alcova, il collettivo Better Known As presenterà Ready, set, go!, una performance in continua evoluzione per mettere in scena uno studio fotografico; Gijs Bakker, figura chiave del design contemporaneo, proporrà “Chp…?”, 6 nuovi progetti del suo marchio di gioielli e un’installazione per riflettere sul fatto che ci siamo trasformati in “persone-dispositivi”.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Nanban rivisiterà il tradizionale chiosco giapponese con un tocco italiano.

Ma saranno presenti anche Hans Maier Aichen, Buro Belen, studi come Bloc Studios, Architetti Artigiani Anonimi e istituzioni del calibro di Z33 e tanti altri.

image
Run Texteira (a sinistra) e Giulia Piermartiri (a destra)

Insomma, cosa sta succedendo a North of Loreto? C’è chi lo ha paragonato a Brooklyn, ma si potrebbe accostare il quartiere al San Salvario di Torino, o al Pigneto di Roma, similmente incastrato tra Casilina e Prenestina: con la differenza che a NoLo la gentrificazione è nell’aria, sì, ma non è ancora arrivata.

Siamo alla fase precedente: quella del profumo di kebab e delle persiane socchiuse in fretta da mani di colore diverso dal tuo, che ti chiedi quanta gente ci viva, stipata dietro quelle finestre. Un autentico magma, un fermento, un ribollire di pura vita, con tutte le miserie, il caos, le novità che ciò comporta. Un’atmosfera elettrica che da sempre attira gli ambienti più radical.

Guai, però, a dire che a NoLo i creativi stanno arrivando adesso: “qui c’è gente che ci lavora e produce cultura da anni”, è stato spiegato durante la conferenza stampa di “Nolo Creative District, “un’iniziativa che nasce dal basso e tenta di mettere a sistema le realtà creative del quartiere: atelier d’artisti, studi d’architettura e di design”. Realtà culturali, appunto: non vetrine. I grandi eventi del design durano una settimana, ma a NoLo l’ubriacatura della “Milano da bere” passa presto e poi si torna a lavorare, 365 giorni l’anno. Per questo è importante fare rete: il sito a breve andrà finalmente online.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Pubblicità - Continua a leggere di seguito

C’è anche chi mette in guardia da enfasi e retorica troppo facili, come il designer Francesco Cavalli in un’intervista a Il Giorno: “parlare di ‘quadrilatero dei creativi’ “è una sciocchezza, perché oltre alle gallerie d’arte e agli studi dei grafici c’è molto altro, e non potrebbe essere altrimenti in un’area di oltre 100mila abitanti”.

Fu proprio Cavalli a inventare, insieme ai grafici Luisa Milani e Walter Molteni, il nome NoLo: l’idea nacque in un bar siciliano a New York con l’intenzione di restituire alla zona un appeal diverso, ma anche una sorta di “coscienza di quartiere”, e darle dignità e consapevolezza.

Ma la consapevolezza inizia dalla storia. Quindi bisogna ricordarlo, che NoLo era innanzitutto un quartiere operaio per le fabbriche di Sesto San Giovanni. Un via vai di tram stracolmi di Mimì Metallurgici venuti dal sud, migranti meridionali in tempi in cui più a sud della Sicilia non c’era niente.

Una storia ancora testimoniata dai luoghi: come il panificio Storari in via Oxilia; la casa della famiglia Mazzola in viale Monza 23, dove nacque clandestinamente la brigata Garibaldi della Resistenza; il cinema Beltrade, che con la nuova gestione è divenuto orgoglioso avamposto per cinefili che amano il Sundance e odiano il doppiaggio: oggi è un po’ il centro nevralgico di NoLo.

E ancora, le associazioni artistiche e culturali come Assab One di Elena Quarestani, il Bar Ligera, il Naviglio Martesana e le ville che vi si affacciano. I ristorantini, i locali, i pub sempre aperti. Solo pochi esempi, gli indizi di qualcosa che si muove davvero. Senza dimenticare il Parco Trotter, il cui personale ha vinto nel 2013 il Premio Art. 3 per "il quotidiano impegno volto a comprendere, accettare e superare le differenze esistenti tra culture differenti, in pieno rispetto e concreta attuazione della Costituzione della Repubblica italiana".

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Non è un caso, quindi, se alle elezioni del 4 marzo il quartiere abbia premiato l’apertura. “Apertura” è anche la parola d’ordine dietro Alcova. Come ha spiegato Valentina Ciuffi: “esiste una bolla nel design, come un po’ in tutti i mondi, ma andare oltre quello che già conosciamo è una delle questioni culturali del momento”.

Pubblicità - Continua a leggere di seguito

Pubblicità - Continua a leggere di seguito




cucina Maris Free by Dror per Franke Riportare la natura in cucina
piastrelle abk group THE NEW FORMS OF WELLNESS

itlas bagni in legno WOOD TOTAL LOOK FOR THE BATHROOM

cesar cucina Il cuore (della casa) è in cucina

https://best-cooler.reviews

посмотреть budmagazin.com.ua

Был найден мной классный интернет-сайт , он описывает в статьях про https://1cs.com.ua.