MILANO CAPITALE DEL DESIGN? SÌ, MA...

Margriet Vollenberg ci accompagna alla scoperta di Ventura Centrale e Ventura Future tra nomi, progetti, luoghi, e un’esortazione alla città di Milano

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Claudio Grassi

Ventura Centrale e Ventura Future. Segnatevi questi due nomi, e i rispettivi indirizzi, perché durante il Salone del Mobile 2018 saranno due tra le aree (ma in realtà non chiamatele così) da non perdere.

Il conto alla rovescia per la Milano Design Week (17-22 aprile) è iniziato e per raccontare Ventura Centrale e Ventura Future diamo la parola direttamente alla loro ideatrice e curatrice: Margriet Vollenberg.

Olandese, un vulcano di energie e idee, Margriet Vollenberg è divenuta punto di riferimento del FuoriSalone di Milano, e in particolare per i giovani talenti, per i quali più di 10 anni fa ha creato la piattaforma Ventura Projects, iniziata con Ventura Lambrate durante il FuoriSalone.

Dopo gli studi di design presso la rinomata Accademia di Eindhoven, ed esperienze di lavoro a Milano, Margriet ha aperto nei Paesi Bassi la propria agenzia di design e pubbliche relazioni, Organisation in Design, sotto la quale appunto sono nate le attività Ventura.

Dal suo ufficio a Utrecht ci anticipa cosa e chi presenterà a Ventura Centrale e Ventura Future durante il Fuorisalone 2018, ma non solo. Ci mette in guardia: Milano, se non sta attenta quanto a offerta di ospitalità e prezzi, rischia di perdere lo scettro di Capitale del Design.

Dopo 11 anni, quest’anno Margriet Vollenberg lascia Ventura Lambrate per portare a Milano per la seconda volta Ventura Centrale ed ecco, per la prima, Ventura Future.

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Courtesy Photo

Iniziamo dal tuo ultimo progetto: Ventura Future, che debutta quest’anno nella zona tra Città Studi e viale Abruzzi. Come è nata la scelta di quest’area? Cosa ci dobbiamo aspettare?

Prima di tutto, per me è importante non chiamarla area! È logico farlo, ogni anni alla Milano Design Week nascono nuove aree, e il progetto Ventura Lambrate a un certo punto si era espanso a un’intera area, ma il mio focus vuole essere, e ha sempre voluto essere, sul design, non sulla zona e i dintorni.

E questo è anche perché abbiamo deciso di andare via da Lambrate e iniziare da zero con Ventura Future. L’idea e l’opportunità sono arrivate grazie all’offerta degli studiosi e ricercatori d’arte e di Futurismo Atto Belloli Ardessi e Ginevra Bria. Sono i direttori artistici di FuturDome, che è l’edificio principale dove Ventura Future avrà luogo. Per loro è interessante vedere come il design può inserirsi in questo palazzo. Non so se conosci la sua storia, è in via Paisiello 6.

No, ce la racconteresti un pochino?

FuturDome è un palazzo liberty: era il luogo di ritrovo degli artisti del movimento Futurista dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per loro era abbastanza difficile lavorare in pubblico, così durante gli anni 40 dibattevano e si riunivano qui. Una storia così affascinante!

Abbiamo iniziato a parlare con i suoi direttore artistici e, così, eccoci, con Ventura Future, letteralmente riportando il futuro nel palazzo con i designer emergenti! E allo stesso tempo abbiamo iniziato a parlare con le accademie internazionali e altre location.

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Google Maps

Dove si svolgerà quindi Ventura Future ?

Tre luoghi: oltre a FuturDome in via Paisiello, saremo nell’edificio della facoltà di Farmacia in via Albruzzi 42 e abbiamo un loft in via Donatello 36. Tutto nella stessa area, a 1 o 3 isolati a piedi, ma, come dicevo prima, non cercavamo un nuovo distretto, ma nuove location e piattaforme che possano valorizzare i talenti e i progetti che avevamo in mente.

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Courtesy Photo

Chi e cosa vedremo a Ventura Future?

Avremo più di 80 nomi e presentazioni, con 20 università da tutto il mondo, dalla Tomas Bata University della Repubblica Ceca, al Kyoto Design Lab dal Giappone, l’Anahuac University School of Design del Messico, University of Iowa 3 D Design Program dagli Stati Uniti…

Il Salone del Mobile e i giovani.

Fino a 10 anni fa non si vedevano. Era necessario che il mondo del design introducesse le nuove generazioni, ma queste nuove generazioni non sapevano come presentarsi a Milano. Parlo del Fuorisalone, dove gli unici eventi erano i grandi nomi, come Bisazza, Cappellini.

I veterani diventano sempre più veterani, e se non lasciamo entrare i giovani, a un certo punto non ci sarà più ricambio!

Così Ventura Lambrate, 11 anni fa, è nato con questo obiettivo, e siamo stati davvero un aiuto per loro. Quando abbiamo iniziato come ufficio PR e di consulenza, eravamo più focalizzati sul design olandese, come poteva essere naturale essendo di base qui, ma presto siamo diventati una piattaforma internazionale. E i designer hanno visto e vedono un’opportunità con noi.

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Courtesy Photo

Il Salone del Mobile dal loro punto di vista: cosa offrite?

Guardiamo prima di tutto ai loro bisogni. Dove possono presentarsi al meglio? Durante la Milano Design Week abbiamo il distretto di Brera, Tortona, la fiera a Rho… i grandi nomi e marchi sanno cosa e come fare, e hanno i mezzi finanziari. Ma per i giovani e le accademie è davvero complicato e costoso.

Li abbiamo introdotti al Fuorisalone e ora abbiamo davvero uno spettro completo delle accademie internazionali di design in una sola settimana. E Federico Peri, Lanzavecchia + Wai, ólan van der Wiel, Sabine Marcelis… tutti loro hanno iniziato a Ventura Lambrate e ora sono nomi affermati.

E oltra alla visibilità, hanno anche un riscontro commerciale?

È fondamentale, ma naturalmente parliamo di una scala diversa rispetto alle aziende. È impensabile per me lavorare con il Salone del Mobile senza risvolto commerciale: il Salone di Milano è nato e fatto per questo.

Per ex studenti e giovani talenti è il primo passo verso il mondo reale. E noi ti offriamo una location dove ti possono vedere: non ci si pensa, ma il pubblico può vedere tutto gratis, agli eventi del Fuorisalone non c’è un biglietto da pagare. Ed è incredibile quante ispirazioni si hanno!

Andiamo a Ventura Centrale, alla sua seconda edizione. Come l’anno scorso, prenderete gli spazi dei Magazzini Raccordati sotto la Stazione Centrale, in via Ferrante Aporti 9.

Anche qui non è un’area, ma cosa sta succedendo qui è che il quartiere sta rispondendo molto bene, e così lanciamo il Centrale District in collaborazione con gli hotel della zona: è davvero una cooperazione che viene da loro, che apprezzano la nostra presenza e hanno capito la necessità di fare qualcosa con i Magazzini Raccordati, abbandonati da 30 anni. Quando all’estero senti che Milano ha questo spazio inutilizzato di 40,000mq nel mezzo della città, non ci credi! Noi ne utilizzeremo circa 3,000mq.

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Visual di Haru Key Visual Design e foto di Spread
Courtesy Photo

Cosa presentate qui?

Diciamo che vediamo Centrale per i nomi più famosi. Avremo diversi progetti: il Diner di Rockwell Group, Fabrica, "Waste No More" di Eileen Fisher curato da Lidewij Edelkoort… i pupazzi giganti di Stephan Hürlemann. E AGC Asahi Glass creerà un’installazione che valorizza il suono del vetro. E l'artista italiano Franco Mazzucchelli...

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Diner - Rendering di Rockwell Group
Courtesy Photo
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I pupazzi giganti di Stephan Hürlemann
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"Soundscape" by AGC Asahi Glass - Rendering di Mandai Architects
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Il Fuorisalone in generale: eventi e installazioni sempre più spettacolari, che sembra prendano il sopravvento sul prodotto. Cosa ne pensi?

Amo lavorare con aziende e designer che vogliono studiare vere e proprie installazioni e sorprendere il pubblico! Credo che il raccontare una storia sia davvero importante, il modo in cui presenti il contenuto, il contorno: tutto questo valorizza l’esperienza del prodotto. È una conversazione tra le due parti: un ottimo prodotto ma senza il contesto giusto non funziona così bene, e lo stesso se hai un ottimo contesto ma senza un buon prodotto.

Milano. Non solo design, ma anche una straordinaria opportunità di scoperta location nascoste e spazi abbandonati in città. La tua intuizione e anche la tua abilità di trasformarli in destinazioni di design, dando loro una nuova vita anche dopo la settimana del Salone del Mobile.

Ahah, anche i prezzi al metro quadro salgono! Sai cosa? Conosco Milano molto bene, ho vissuto qui quando avevo vent’anni e sono sempre stata affascinata da tutte le porte e i cancelli dei palazzi della città e da cosa vi si nasconde. Solo a Milano hai così tanti cortili nascosti! Per me è importante aprire queste porte e mostrare cosa celano.

Conosco molto bene i milanesi, ma anche il pubblico internazionale. Mi ricordo bene che quando cercavo la location per Lambrate, ne parlavo con i miei amici italiani e loro: “Lambrate, no, non farlo, è così fuori!”. Ma mi sono fidata del mio istinto e alla fine ha funzionato. La prima edizione abbiamo avuto 30,000 visitatori, e l’anno scorso ben più di 100,000, pur non essendo in centro!

È quando diventi una destinazione.

Questo è importante: ma devi garantire la qualità. Le persone non hanno tempo, soprattutto durante la settimana del Mobile. Se chiedi loro di prendere una metro o il taxi, devi dare qualcosa in cambio. E nella selezione delle mie location è importante che la stazione della metro sia vicina.

Come ti sembra Milano in generale?

Ho vissuto e lavorato qui, l’adoro! Penso che l’Expo le abbia dato una grandissima spinta e anche la Brexit le stia offrendo una serie di opportunità, e vedo che la città le sta cogliendo. È cambiata molto rispetto a 10-15 anni fa. Allora l’ho trovata un pochino dormiente, oggi è molto arzilla, finalmente una città internazionale.

E il valore della Design Week?

È l’inizio del nuovo anno, il calendario va dal 1° gennaio, ma Milano scandisce quello del design, che va da aprile ad aprile. Ma ci sono alcune difficoltà.

Cosa intendi?

L’aumento dei prezzi degli hotel durante il Salone, l’offerta dell'ospitalità. Prova a guardare su Airbnb, non c’è più nulla di disponibile da mesi, è incredibile!

Pensiamo al London Design Festival a settembre: spendo un sacco per stare a Londra due giorni e non c’è molto da vedere, e per questo la manifestazione è criticata.

Al Salone hai sempre molto da vedere, ma la città deve stare attenta, deve tenere i prezzi controllati, essere capace di offrire una buona ospitalità, se non vuole perdere il primato di Capitale del Design internazionale. Altrimenti venire a Milano non è più un piacere, ma solo una fatica. E la competizione ormai è alta, ci sono design week quasi ovunque nel mondo. E noi abbiamo la responsabilità di creare e proporre progetti di qualità.

Un’ultima curiosità: il nome Ventura?

Abbiamo iniziato in via Ventura a Lambrate, e così l’abbiamo mantenuto, anche perché è come “avventura”, e anche “venture” in inglese, che significa la connessione tra le persone…. Poi siamo diventati Ventura Projects, con piccole variazioni in base a dove andiamo: per esempio Ventura Dubai, Ventura New York, appunto Ventura Centrale e Ventura Future in Milano.


In apertura: MARGRIET VOLLENBERG, IDEATRICE E CURATRICE DI VENTURA CENTRALE E VENTURA FUTURE ALLA MILANO DESIGN WEEK. FOTO DI: CLAUDIO GRASSI

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