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irefuse Italia

Disco Gufram, la discoteca del FuoriSalone 2018

Alla Mediateca di Santa Teresa una collezione di mobili che è un tuffo nell'età d'oro delle discoteche

disco-gufram-tavolino
Leonardo Scotti

Rotganzen, coffe-table After Party, Disco Gufram

Sta succedendo uno strano fenomeno per cui mentre le discoteche stanno vivendo una profonda crisi, l’immaginario legato al mondo della notte è più vivo che mai: tornano di moda le discoteche degli anni ’70, celebrate in una mostra al Vitra Design Museum, le insegne colorate al neon campeggiano un po’ ovunque, dagli uffici alle case, e nei negozi ricompaiono le Buffalo e altre scarpe col carrarmato altissimo del pop da ballare delle Space Girls.

Leggi anche:  Le 8 discoteche in cui portare a ballare gli architetti

Nemmeno il design è immune a questa mania, e il portabandiera non poteva che essere Gufram.

Un’anticipazione ce l’aveva data a novembre 2017, quando portò ad Artissima una ricostruzione del Piper Club di Torino, spin-off di quella che forse è ancora oggi la discoteca più famosa d’Italia.

Il Piper, ma anche L'Altro Mondo a Rimini nel ’67 e lo Space Electronic di Firenze: sono i locali storici dell'Italia del boom economico.

"Nei primi anni ‘60 le discoteche offrivano ai giovani la possibilità di ballare musica registrata (invece che live) per la prima volta; i suoni della serata erano orchestrati da un disc jockey. Negli anni ‘70 la parola discoteca si accorciò in disco, esplodendo in un fenomeno internazionale che raggiunse il suo picco commerciale con il film La Febbre del Sabato Sera del 1977.

All’inizio del ventunesimo secolo, uscire a ballare di sabato – o in qualsiasi altra notte della settimana – faceva parte del rituale della cultura giovanile tanto quanto la mente offuscata del mattino seguente.” Scrive Catharine Rossi – Senior Lecturer di Storia del Design presso la Facoltà d’Arte, Design e Architettura della Kingston University di Londra.

Tutte le foto: Leonardo Scotti

E sono anche gli spazi di libertà in cui si realizzano le visioni del radical design, con interni flessibili e partecipativi, spesso a basso budget, di Gufram si fa portavoce producendo arredi che sono "esperimenti di flessibilità; (per il Piper di Torino) Derossi progettò sedute con sedili in plastica realizzata a stampa in blu, verde, rosa e giallo su piedistalli di legno nero, che potevano essere spostate nello spazio in diverse configurazioni a seconda della necessità, accompagnate da tavoli monolitici modellati in tonalità simili" continua Rossi. 

E al FuoriSalone 2018 arriva Disco Gufram, versione contemporanea della discoteca anni ’60 firmata Charely Vezza arredata da Atelier Biagetti (Alberto Biagetti e Laura Baldassari), Rotganzen (Robin Stam e Joeri Horstink) e GGSV (Gaëlle Gabillet e Stéphane Villard).

Il progetto di Gufram per il FuoriSalone è una vera discoteca nel pieno centro di Milano: ci sono Betsy, Tony, Stanley, Jimmy e Charly, i 5 modelli di divanetti da discoteca, con cui Atelier Biagetti ha interpretato la serie storica degli imbottiti Gufram Linea Discoteca (prodotta verso la fine degli anni ’70) ricercando negli archivi dell’azienda e trascorrendo qualche serata in diversi club.

“Quei nomi ci evocarono personaggi reali con i quali interagire e abbiamo deciso di lasciarci influenzare totalmente, dando loro una seconda vita. Ogni pezzo è concepito come una persona, con comportamenti precisi, senso dell’umorismo, bellezza, anche alcuni vizi e sogni che si scatenano durante la notte” spiegano loro. 

Ovviamente nella Disco Gufram non può mancare la pista da ballo, una “compilation” di tappeti moderni disegnata dallo studio parigino GGSV – Gaëlle Gabillet e Stéphane Villard: è Dance floor, una serie di tappeti stampati in colori brillanti e forme diverse – circolari, lunghi e sottili, tutti con bordi arrotondati, disponibili in arancione, rosa, viola e nero nati “dall’incontro di un pattern a strisce e un podio illuminato dal neon, così da farvi sentire i re del divano”, dicono Gaëlle e Stéphane.

All’After party pensa lo studio olandese Rotganzen, con tre cabinet e due coffee-table su cui si adagia, a riposo dopo una lunga notte, l’oggetto-simbolo della discoteca vintage: la disco-ball. Una “metafora visiva della gloria in via di dissolvenza, come possiamo vedere nelle masse di forme amorfe congelate, coperte da una scintillante pelle, composta da frammenti di specchi. Ciò che una volta era una forma perfetta, assume oggi un nuovo carattere e un significato. Tuttavia, non si tratta di una sfortunata rappresentazione della realtà, bensì di una giocosa lettura della gloria passata”. 

Dal 12 al 21 aprile 2018
Disco Gufram 
Mediateca Santa Teresa
Via della Moscova 28, Milano


di Carla Amarillis / 9 Aprile 2018

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