Dietro le porte di Club Unseen, il club segreto di Studiopepe

A pochi passi da piazza Tricolore si nasconde Club Unseen, un progetto immaginato da Studiopepe tra geometrie radical, colori pastello e ispirazioni cinematografiche

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Foto: Lorenzo Bacci

Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto, creatives directors di Studiopepe al FuoriSalone di Milano raccontano la loro visione degli spazi: l’anno scorso con The Visit, quest’anno con Club Unseen, un club segreto in un vecchio magazzino industriale a pochi passi da piazza Tricolore.

Nessuna insegna, solo un piccolo simbolo al neon, indica la porta d’ingresso a questo locale fuori dal tempo e dallo spazio: geometrie che rimandano all’architettura radicale, colori pastello, neon sci-fi, superfici soffici e ripiani ultra-glossy.

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Dal cocktail bar calano mani misteriose che preparano drink rossi e gialli in un bagliore accecante, il resto è tutto declinato sui rosa e i grigi, esaltati da tocchi di blu acceso.

Un gioco di contrasti, tra contemporaneità e memoria, artigianalità e contenuti digitali, pubblico e privato. Club unseen è un progetto sull’antitesi: quanto è importante il conflitto per il lavoro creativo?

“Basilare, per questo siamo un duo!” Risponde Arianna.

“In questo modo siamo costantemente in approccio dialettico, il fuoco che ci fa progettare fuori dagli schemi, che ci mantiene sempre alla ricerca di nuove visioni e idee, e di conseguenza di nuovi prodotti.

Stare da soli può essere bello ma si tende a ripetere sé stessi, soprattutto quando si trova una formula vincente. Essere in due è un modo di porsi sempre di fronte all’altro e a idee diverse dalle proprie.

Il segreto è avere un terreno comune al cui interno sviluppare visioni differenti che si arricchiscono di volta in volta.”

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Foto: Lorenzo Bacci

Perché raccontare tutto questo proprio un club?

Perché abbiamo voluto fare qualcosa che ci sarebbe piaciuto trovare. L’anno scorso era The Visit, una casa, perché avremmo voluto trovare al Salone un appartamento dove ipoteticamente vivere. Quest’anno abbiamo pensato al concetto di un locale, un club. Che poi abbiamo visto che è un concetto “nell’aria”

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C’è Club Unseen, c’è Disco Grufram, c’è la mostra al Vitra Design Museum: è decisamente l’anno della discoteca. Da dove arrivano secondo te queste tendenze: è qualcosa che si respira nell’aria?

Sicuramente c’è molta voglia di tornare a divertirsi con quel glamour tipico degli anni ’70 e ’80. In realtà il club segreto è tipico degli anni ’20, ma abbiamo voluto tenerci lontane da quell’estetica di velluti e ottoni, così inflazionata. Abbiamo preferito ispirarci agli anni ’70 e ’80, che ci affascinano per la ricerca materiale e formale e perché l’arte entrava molto nella vita quotidiana.

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Foto: Andrea Ferrari

Geometrie radical, colori pastello anni ’80 e fantascienza…

C’è anche qualcosa dei club di Arancia Meccanica e di Stanley Kubrick, una sorta di futuro reloaded che viaggia di pari passo con la la compresenza della materia, come si vede nella spina centrale del muro, molto rovinato, che abbiamo voluto tenere a vista come archeologia del luogo.

Poi ci sono materiali preziosi, come l’onice e il travertino del tavolo che abbiamo progettato per Soldi Nature, o molto forti, come la collezione di piastrelle di Ceramica Bardelli dalla texture matt, con una particolare palette di colori. E ancora pezzi vintage, superfici glossy, neon…

Club Unseen, come tutti i vostri lavori, è essenzialmente un progetto di storytelling. Che peso ha la storia nel vostro approccio?

La prima cosa che facciamo quando iniziamo un progetto è dargli un nome evocativo, un nome che è una piccola storia e racchiude il concetto.

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Far riferimento a questa storia quando sviluppiamo l’idea ci permette anche di fare scelte apparentemente in antitesi o spiazzanti: ci sarà sempre la storia che le spiega e le racchiude a dare logica e grazia al tutto.

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Foto: Giuseppe Dinnella

Qui si parla di design, ma anche di musica e di mixology

Volevamo che l’esperienza del club fosse veramente completa.

Ci sono i concerti di So far, gruppo che raccoglie artisti di tutto il mondo e organizza eventi estemporanei, e i cocktail studiati da noi insieme ad Andrea Vigna appositamente su questo spazio, con accostamenti che si usavano negli anni ’70 e colori particolari.

Accennavamo prima al tema della discoteca che ritorna, ma anche tante altre simbologie della controcultura come quella del tatuaggio, che voi usate come simbolo segreto per accedere al club, stanno diventando oggetto di attenzione da parte dei designer. Forse il design, come la moda, sta diventando un simbolo di appartenenza a un determinato stile di vita?

La moda in questo è sempre un po’ più avanti perché ha a anche fare con il corpo: evolve molto più velocemente, porta con sé una certa dose feticismo, ha una carica e una valenza psicologica molto più forte.

Ma sicuramente anche il design si sta muovendo in questa direzione perché c’è voglia di sporcare le cose, di contaminarle con altre discipline, di avere pezzi unici, fatti con materie di ricerca (che non significa necessariamente preziose). Più che un lavoro sulla forma, oggi si parla di design di materia: per questo noi ragioniamo per archetipi e forme geometriche e poi ci concentriamo sulla connessione dei materiali e su quello che sanno raccontare.

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Foto: Andrea Ferrari

Prima The Visit, poi Club Unseen, sono “quello che vi sarebbe piaciuto trovare al FuoriSalone”. Oltre a questo, cosa vi piacerebbe vedere?

Una cosa che non posso dirti perché sarà l’idea del prossimo anno!

Oltre a questa, ci piacerebbe trovare tanta ricerca, l’unione di vintage e di contemporaneo. Ci piacerebbe vedere progetti che riescono a svincolarsi dalle logiche di mercato. E, secondo me, molte aziende sono pronte a fare questo salto: noi abbiamo progettato per Baxter un tavolo e una sedia con tre gambe.

Due prove importanti perché ho sempre pensato che non ci fosse davvero bisogno di un’altra sedia, ma poi mi sono resa conto che in realtà c’è sempre spazio per un’idea valida.

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Foto: Giuseppe Dinnella

17-21 aprile 2018
Club Unseen
by invitation only

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