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Tobia Scarpa, tra architettura, design, e aeroplani di carta

Non solo architetto per Benetton: con la moglie Afra ha fatto la storia del design Made in Italy del '900

Courtesy photo

Secondo Tobia Scarpa “L’intelligenza nasce dalla capacità di manipolare, e la manipolazione è sicuramente il primo elemento fortemente individuale dell’essere umano”.

Tobia Scarpa, architetto e designer veneziano classe 1935, è noto per aver legato il suo nome a grandi marchi italiani come Benetton, Cassina e Flos, e per essere stato insignito ben due volte del premio Compasso d’Oro.

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L’ultima volta è stato nel 2008, per il premio alla carriera: accanto a lui, da un po’ di tempo, non c’era più Afra Bianchin Scarpa, l’architetto con cui Tobia aveva condiviso l’inseparabile percorso, sentimentale e professionale. Avevano generato insieme figli e opere, avrebbe dichiarato in un’intervista a Eva Grippa, ma “il successo corrode i sentimenti e ciò porta quasi sempre a dividere il proprio cammino”.

Impossibile, in effetti, scindere i nomi di Afra e Tobia Scarpa. La storica moglie di Tobia Scarpa e collega sarebbe scomparsa poi nel 2011, a 74 anni. Volata via come l’aeroplanino di carta che il designer descrive in un video realizzato per Flos: “delle volte ci mettiamo a fare degli aeroplanini, ma ad occhio, non con la tecnica che abbiamo imparato, e che sappiamo che li farà volare. Una roba nuova”.

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Il volto elegantemente incanutito, lo sguardo vispo dietro i tondi occhialini, la forte cadenza veneta: quella “roba nuova”, pronunciata dall’alto della sua vivacità ottuagenaria, suona come la più genuina definizione di “creatività”. Una dote, questa, ereditata dal padre, il celeberrimo architetto e accademico Carlo Scarpa, di cui Tobia seguì da subito gli indirizzi stilistici, non aderendo “a specifiche linee di tendenza, “perseguendo piuttosto un’idea di prodotto durevole e corretto” (Treccani).

La collaborazione tra Afra e Tobia Scarpa comincia nel 1959 con la poltroncina Pigreco, durante un corso di arredamento di Franco Albini. Lui di Venezia, lei della vicina Montebelluna, i due architetti si tolgono appena due anni. Entrambi si sono laureati nel 1957 all’Università IUAV di Venezia, e dopo una breve parentesi in cui Tobia lavora come impiegato a Murano per le vetrerie Venini, nel 1960 inaugurano il proprio studio di design nella città natale di lei.

Nello stesso anno, i coniugi partecipano alla nascita della società Flos. In futuro, molte lampade di Tobia Scarpa porteranno il nome di questo marchio: come la lampada Fantasma (1962), Biagio (1968), Pierrot (1990) e Papillona (1975) (tra i primi esemplari, quest’ultima, di lampade a tecnologia alogena).

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Anche i mobili di Afra e Tobia Scarpa si fanno notare subito per eleganza e ricercatezza. Pezzi iconici come il divano Bastiano (1961), casual e confortevole, e il letto Vanessa, disegnato nel 1959 per Gavina (poi Cassina) si abbinano bene sia ad arredi moderni che tradizionali, e vanno a rinfoltire la schiera degli complementi d’arredo Made in Italy famosi nel mondo.

Del 1966 è il divano Coronado. Tobia Scarpa lo realizza per B&B Italia, introducendo nel mondo delle sedute il poliuretano. E di appena due anni dopo è il vero cavallo di battaglia, la poltrona Scarpa per eccellenza: Soriana, progettata per Cassina nel 1968. Gli vale la vittoria, insieme ad Afra, del premio Compasso d’Oro 1970.

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L’elenco delle committenze importanti è lungo. Marchi come Fabbian, Stildomus, Veas, Knoll. La sedia 925 per Cassina, sempre degli anni ’60, è ormai esposta permanentemente al MoMa di New York. Ma i lavori di Afra e Tobia vengono ospitati anche al Louvre e in altri grandi musei del mondo.

Non solo design: dal 1966 lo Scarpa arredatore e architetto si occupa dei punti vendita di aziende come C&B, Geox e Unifor. Fondamentale, a questo proposito, il sodalizio che nasce nel 1964 tra Tobia Scarpa e Benetton. Per la società d’abbigliamento trevigiana, i coniugi progettano il maglificio di Paderno, nonché, negli anni a venire, tutta l’architettura industriale del gruppo: dagli interni delle sedi di Friburgo, Parigi, New York City, agli stabilimenti di Castrette di Villorba (1980 e 1993), fino al restauro di Villa Spineda a Venegazzù (1999).

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Seguono altri importanti premi e riconoscimenti, come l'International Forum Design Hannover Award del 1992. Ma gli anni ’90 sono purtroppo segnati anche dalle tragedie che coinvolgono i figli Sebastiano e Niccolò, morti, assurdo destino, in due diversi incidenti stradali.

Ma Tobia Scarpa non si ferma. Dal 2002 ha insegnato all'Università Iuav di Venezia, la stessa dove si era formato, con una cattedra al Dipartimento di Design. Prima della morte di Afra, tra il 2004 e il 2007 aveva ancora collaborato con lei a numerosi restauri di edifici storici, come il recupero del Palazzo della Ragione a Verona. ”L'architettura - dichiarò in quella occasione - si deve piegare sempre alle funzioni”.

Jacqueline Poggi via Flickr

È in questo solo che si inserisce il restauro firmato per le Gallerie delle Prigioni di Treviso, le ex carceri asburgiche che oggi ospitano la collezione d’arte di Benetton.

Come disse una volta: “il mio scopo, quello della vita, era fare l’architetto. Ho assistito a molte morti professionali e questa esperienza ha modificato la comprensione dei miei scopi. Ho capito alla fine che lo stupore intellettuale che nasce dal dialogo con l’opera dell’uomo porta in spazi dell’anima sconfinati. È di chi accetta questo stupore l’occasione di crescere spiritualmente”.

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