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irefuse Italia

L'architettura fiorentina a Dubai, tra funzione e finzione

Una nuova idea di funzionalismo (di successo) raccontata da Superfuturedesign*, lo studio di architettura italiano a Dubai ispirato alla scuola fiorentina

superfuturedesign-intervista

Andrea Sensoli e Cecilia Morosi nello studio di SFD a Dubai, da cui realizzano progetti che spaziano dal residenziale ai negozi di lusso, alle architetture urbane. 

Sono passati 20 anni da quando Andrea sensoli ha fondato Superfuturedesign* a Firenze. E da quel giorno, il suo progetto ne ha fatta di strada. Prima di tutto, è migrato a Dubai. Poi, ha accolto altri tre soci: Cecilia Morosi, Iacopo Mannelli e Andrea Rettori.

E la scelta della location degli uffici esteri non è casuale, bensì nel cuore Dubai Design District (o D3, come lo chiamano i local), l'hub commerciale per la comunità del design della regione.

Leggi anche → Da Londra porto il design a Dubai, dove tutto è ancora possibile

Il loro lavoro, che spazia dalle residenze di medie e grandi dimensioni alle boutique di grandi brand (come Alexander McQueen, per dirne uno), passando per ristoranti, negozi, product e industrial design, è accomunato da un unico e potente fil rouge: l'estetica, minimale e contemporanea.

Nella foto: il progetto Seaside Cabin realizzato da SUPERFUTUREDESIGN*

E che sia un loft nel cuore della loro amata Firenze, una villa a Dubai, una Spa a Jeddah o un ristorante a Shangai, ciò che non manca mai è l'attenzione al dettaglio, mossa dall'intento di creare progetti emozionali, che generino reazioni e rappresentino un'esperienza sensoriale per chi li vive. In ogni ambiente da loro creato, l'influenza del design italiano si sente fortemente. 

Nella foto: gli interni di un appartamento milanese realizzati da SUPERFUTUREDESIGN*

Incontriamo Andrea Sensoli e Cecilia Morosi, per parlare di obiettivi presenti e progetti futuri.

Andrea, sono passati 20 anni da quando hai fondato SUPERFUTUREDESIGN* ma il tuo amore per le tue origini si sente ancora molto. Non credi?

Sì. Probabilmente perché mi sono formato alla cattedra del prof. Pierluigi Spadolini, ultimo protagonista della cosiddetta Scuola Fiorentina, ispirata a una matrice essenzialmente funzionalista e non dimentico di essere cresciuto all’ombra di una Cupola, del suo equilibrio tra avanguardia tecnologica e forza rappresentativa.

E oggi come allora, qual è il vostro obiettivo?

Andrea: Per noi è di fondamentale importanza rifuggire il qualunquismo formale e attribuire un senso vero alle nostre creazioni. Si ha bellezza nel design quando il progetto ha un senso compiuto. Il funzionalismo che ereditiamo si basa su Funzioni Prime e Finzioni Seconde. Le prime sono la risposta tecnologica a un bisogno, tipo un tetto per riparare dalla pioggia; le seconde sono la rappresentazione del bisogno stesso, la narrazione della storia di chi l’ha concepito - come a dire un timpano decorato a bassorilievi.

Nella foto: la villa Arabian Ranches realizzata da SUPERFUTUREDESIGN*

Che rapporto avete con le nuove tecnologie?

Cecilia: La rivoluzione ipermediatica ha sancito il primato della visualizzazione sulla tecnica. Ci muoviamo dai post su Instagram alla polvere del cantiere del Dubai Mall con la stessa metodologia e lo stesso approccio. Entrambe le cose oggi meritano attenzione, e non possiamo negare che il mondo si stia trasformando. Vedremo in futuro cosa succederà.

Nuovi progetti nel cassetto?

Cecilia: Domani abbiamo una presentazione per il Landmark Project con la città di Dubai. L’idea è semplice e collaudata: un servizio alla comunità che risponda al concetto di “innovazione nel rispetto del contesto”, sia urbanistico che ambientale; ma più ancora esprime il modo in cui la nostra città adottiva guarda al futuro forte di una acquisita tradizione di modernità.

Nella foto: la villa a Mosca realizzata da SUPERFUTUREDESIGN*


di Valentina Mariani / 4 Febbraio 2018

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