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Chi è l’architetto indiano che ha vinto il Pritzker Prize 2018

Filosofia, visione e progetti più importanti dell’architetto indiano Balkrisha Vithaldas Doshi, vincitore del Nobel dell’architettura

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VSF

Balkrisha Vithaldas Doshi è il vincitore del Pritzker Prize 2018, e il primo architetto indiano a ricevere quello che è considerato il premio Nobel dell'architettura, che quest’anno festeggia il suo 40esimo anniversario.

Leggi anche: Chi sono gli RCR Arquitectes e perché hanno vinto il Pritzker Prize 2017

Doshi, tra i più influenti architetti del 20° secolo in India e importante collaboratore di Le Corbusier e Louis Kahn, vanta una carriera di oltre 70 anni.

Il lavoro svolto dal suo studio Vastu-Shilpa lo ha reso una figura chiave nello sviluppo di alloggi a basso costo e nella pianificazione urbana moderna in India, sostenendo un’architettura fedele ai principi modernisti e alle tradizioni locali.

“Doshi è stato in grado di interpretare l'architettura e trasformarla in opere costruite che rispettano la cultura orientale, migliorando nel contempo la qualità della vita in India. Il suo approccio etico e personale all'architettura ha toccato le vite di ogni classe socio-economica in un ampio spettro di generi a partire dagli anni ’50” motiva la giuria del Premio Pritzker 2018.

“Le mie opere sono un'estensione della mia vita, filosofia e sogni che cercano di creare tesori dello spirito architettonico. Devo questo prestigioso premio al mio guru, Le Corbusier. I suoi insegnamenti mi hanno portato a mettere in discussione l'identità e mi hanno spinto a scoprire una nuova espressione contemporanea adottata a livello regionale per un habitat olistico sostenibile”, commenta Doshi. “Con tutta la mia umiltà e gratitudine voglio ringraziare la giuria del Pritzker Prize per questo riconoscimento profondamente toccante e gratificante del mio lavoro. Ciò conferma la mia convinzione che "la vita celebra quando lo stile di vita e l'architettura si fondono”.

Indian Institute of Management, Bangalore. Courtesy VSF

Balkrishna Doshi, biografia

La carriera professionale di Balkrisha Vithaldas Doshi (nato a Pune, in India, il 26 agosto 1927) è iniziata in Europa dove ha lavorato come apprendista nello studio di Le Corbusier dopo essersi laureato al il Sir JJ. School of Architecture Bombay. 

Poco dopo, nel 1954, è tornato in India per sovrintendere alla costruzione dei progetti del suo mentore, prima a Chandigarh, poi ad Ahmedabad, città che non fu solo la sua casa, ma anche la location dei suoi progetti più importanti.

A partire dal 1962, Doshi lavorò anche con Louis Kahn come socio per costruire l'Indian Institute of Management di Ahmedabad, e continuando poi a collaborare con lui per oltre un decennio.

Nel 1956, Doshi assunse due architetti e fondò il suo studio, Vastushilpa, poi ribattezzato Vastushilpa Consultants e cresciuto fino a impiegare cinque soci e sessanta impiegati, con cui ha completato più di 100 progetti. Influenzato dagli insegnamenti degli architetti occidentali, ha forgiato la sua visione artistica con una profonda riverenza per la vita, la cultura orientale e le forze della natura per creare un'architettura che fosse personale, intrecciata con immagini, suoni e ricordi del suo passato. Accanto a un profondo rispetto per la storia e la cultura indiana, tutti gli elementi della sua giovinezza - ricordi di santuari, templi e strade affollate; profumi di lacca e legno dal laboratorio di mobili del nonno – trovano posto nella sua architettura.

Sangath Architect's Studio. Courtesy VSF

Balkrishna Doshi, progetti

Tra i progetti di Doshi più famosi c'è sicuramente la Ahmedabad School of Architecture, la scuola di design che Doshi ha fondato e progettato: un complesso di edifici semplici in mattoni e cemento, intervallati da cortili ombreggiati e sviluppati secondo una pianta aperta che mostra l'influenza di Le Corbusier e Louis Kahn, intrecciati con il paesaggio indiano.

Nel corso della sua lunga carriera il Premio Pritzker 2018 Balkrisha Doshi ha sperimentato anche il brutalismo: uno degli esempi più noti è il Tagore Memorial Hall, un auditorium costruito nel 1966 in omaggio allo scrittore e poeta indiano Rabindranath Tagore, con pareti in cemento armato e 700 posti a sedere.

Lo studio di Balkirsha Doshi ad Ahmedabad, costruito nel 1981 e chiamato Sangath, è una struttura definita da una serie di tetti con volta a botte rivestiti con piastrelle di mosaico di porcellana. Parzialmente sotterraneo, l'edificio è organizzato intorno a un giardino, con un anfiteatro all'aperto che viene utilizzato per conferenze e altre attività.

Amdavad Ni Gufa (courtesy VSF)

Infine, tra i progetti più famosi di Balkirsha Doshi non possiamo non citare la galleria d’arte Amdavad ni Gufa, costruita nel 1995 – uno spazio simile ad una grotta che accoglie l'opera dell'artista Maqbool Fida Husain tra strutture a cupola rivestite da tessere di mosaico – e Aranya Low Cost Housing (Indore, 1989), che attualmente ospita oltre 80.000 persone attraverso un sistema di case, cortili e un labirinto di percorsi interni. Oltre 6.500 residenze che vanno da modeste unità abitative a case spaziose, ospitando residenti a basso e medio reddito incoraggiando condizioni di vita fluide e adattabili.

“Ogni oggetto che ci circonda e la natura stessa - luci, cielo, acqua e tempesta - tutto è in una sinfonia”, spiega Doshi “E questa sinfonia è l'essenza dell'architettura. Il mio lavoro è la storia della mia vita, in continua evoluzione, cambiamento e ricerca ... per di togliere il ruolo dell'architettura e guardare solo alla vita”.

Aranya Low Cost Housing. Courtesy VSF


di Carlotta Marelli / 7 Marzo 2018

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