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irefuse Italia

Il Milano Design Film Festival raccontato da Silvia Robertazzi

"Portrait of our time" è il tema centrale intorno a cui si articolerà la quinta edizione, dal 19 al 22 ottobre 2017

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Il 18 ottobre inaugura a Milano la quinta edizione di Milano Design Film Festival, organizzato da Antonella Dedini e Silvia Robertazzi con la curatela di Porzia Bergamasco, che da giovedì 19 a domenica 22 ottobre invaderà le sale dellAnteo Palazzo del Cinema di Milano con oltre sessanta film, numerose première, dibattiti e ospiti internazionali.

Tra le novità di quest’edizione la guest curation affidata a Patricia Urquiola e Alberto Zontone e la locandina firmata dall’illustratore Noma Bar dedicata al tema portante di quest’anno: Portraits of our time. Ritratti del nostro tempo. “Mai come ora” si legge nell’introduzione del catalogo di MDFF 2017, “ieri e oggi camminano in parallelo. Ci muoviamo come un giano bifronte: concentrati sull’immediato, consapevoli che il domani con il suo carico d’innovazioni è la direzione, attratti dal passato come fosse un rifugio, a volte ancora come fonte d’ispirazione. Il tempo è la nostra ossessione: difficile rallentare. Quello che stiamo perdendo è la profondità di campo. Che è conoscenza, emozione, stupore. Quello che sappiamo bene è che per prendersi cura della bellezza occorre tempo. Tempo per progettare, conservare, comprendere, custodire. Tempo per fare, capire, innovare, imparare e insegnare. Tempo per vedere. E rivedere”. 

A pochi giorni dall’inaugurazione abbiamo chiesto qualche curiosità e consiglio sul festival a Silvia Robertazzi, curatrice e ambasciatrice del design italiano nel mondo.

A cinque anni dal primo MDFF si può tirare un bilancio di come lo stesso si è evoluto nel corso di queste edizioni?

Possiamo dire che, per prima cosa, abbiamo diversi patrocini: dall’Assessorato alla Cultura di Filippo Dal Corno a quello di moda e design di Cristina Tajani, e infine da parte del governo, un ulteriore fiore all’occhiello, che va a confermare l’autorevolezza e la rilevanza culturale del lavoro che stiamo svolgendo. Cinque anni hanno significato lavorare con i registi, le distribuzioni e con tutti i componenti che concorrono all'organizzazione del festival. Poi ci sono gli operatori del settore e il pubblico che ci segue. Specialmente quest’anno le iscrizioni sono aumentate notevolmente, sia da parte dei registi che dei partecipanti, a riprova che la rassegna viene ormai riconosciuta a livello internazionale. 

Cosa ci riserverà il programma di quest’anno? Qualche consiglio?

Avremo un catalogo suddiviso in due sezioni principali, una prima in cui ci saranno gli approfondimenti sugli argomenti trattati in alcuni dei film e una seconda, che rappresenta l'intero programma con le sinossi delle pellicole, con a piè pagina delle tag per agevolare lo spettatore in base a quel che avrà voglia di vedere: una biografia, un documentario o qualcosa di relativo all’art of thinking che è una sezione che raccoglie temi un po’ più filosofici e che tratta tematiche più universali. Durante la rassegna anche noi, in quanto Milano Design Film Festival presenteremo un corto di 11 minuti di cui siamo produttori insieme a Mir Cinematografica e al regista Francesco Clerici: un breve film sulla vita di Gillo Dorfles intitolato “Gillo Dorfles in un bicchier d’acqua”. L’opening di quest’anno sarà come di consueto in Triennale, istituzione con cui collaboriamo solitamente, e per l'occasione verrà proiettata la pellicola Big Time su Bjarke Ingels. Proseguiremo poi all’Anteo nel nuovo palazzo del cinema dove, tra gli appuntamenti da non perdere, segnaliamo la prima assoluta del film su Franco Albini e quello su  Ettore Sotsass. Tra le sedi anche Hangar Bicocca: in occasione della mostra su Lucio Fontana lì presenteremo un film dedicato all'artista. 

Quali criteri vengono impiegati per decidere il programma del Milano Design Film Festival?

Il festival viene veicolato da un tema centrale che in questa edizione porta il nome “Portraits of our time”: ritratti del nostro tempo. Un tempo che in questo momento storico è particolarmente complesso. Lo abbiamo definito come un Giano Bifronte: da una parte c'è il tempo in cui guardiamo avanti, perché sappiamo che la direzione tecnologica è quella che ci porta verso un futuro digitale, dall'altra c'è il tempo in cui guardiamo al passato inteso a volte come rifugio e a volte come ispirazione. Inoltre è presente la Guest Curation affidata a Patricia Urquiola e ad Alberto Zontone che hanno scelto una decina di titoli coniugando il proprio gusto personale alla riflessione centrale sul tempo e su temi quali arte, fantascienza, storia dell’architettura e design.

MDFF non è confinato alla sola settimana in cui si svolge, quali altri eventi o iniziative organizzate nel corso dell’anno?

La prima da citare è Cinema Nascosto, il cui prossimo appuntamento è in calendario per il 17 ottobre. Si tratta di un'iniziativa che ha riscosso notevole successo in cui scegliamo location milanesi poco note, o non sempre accessibili al grande pubblico, in cui proiettiamo pellicole che hanno una coerenza con il luogo da noi designato. Funziona così: gli spettatori vengono invitati attraverso una newsletter e gli viene indicato un punto di riferimento in cui incontrarsi. Solo una volta arrivati nella location di destinazione vengono condotti nel luogo in cui avverrà la proiezione. Qui scoprono anche il titolo del film abbinato. Altri eventi da menzionare sono i progetti itineranti internazionali in cui promuoviamo la cultura del design italiano. Per il prossimo novembre siamo stati invitati a Shangai dove, insieme all’Istituto Italiano di Cultura, daremo vita a due giorni di programmazione. Di iniziative come questa ne abbiamo sperimentate diverse in Cina, Corea del Sud, Parigi, Londra. Lo scorso giugno abbiamo partecipato alla Jerusalem design week dove abbiamo presentato una serie di nostri film. Per ricambiare abbiamo invitato l'organizzazione alla quinta edizione del festival per proiettare dei film relativi alla creatività israeliana.

Che tipo di comunicazione sceglie un’azienda per raccontarsi cinematograficamente, è un linguaggio che si allontana da quello del cinema nella sua accezione tradizionale o sono strettamente correlati? 
I film prodotti dalle aziende continuano ad essere numerosi perché l’audiovisivo sta diventando sempre di più un mezzo di comunicazione che va oltre al documentario come lo avevamo in mente. Oggi i linguaggi sono articolati e molto più diversificati, quindi le modalità di racconto sono molto ampie e non comprendono più solamente i documentari tradizionali ma coinvolgono le inchieste e i Biopic, oltre a un ventaglio di racconti proposti nelle più diverse tecniche cinematografiche. Per questo, per agevolare la scelta dei film, abbiamo diviso il programma in 5 categorie: architettura, design, biografia, urban life, Italian panorama e art of thinking. 


di Alessio Gentile / 12 Ottobre 2017

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