Michele De Lucchi, il design tra tecnologia e artigianato

Dalla lampada Tolomeo al Ponte della Pace a Tbilisi, biografia di un genio italiano

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Getty Images

Michele De Lucchi è l’architetto e designer italiano noto in tutto il mondo per aver progettato la famosissima lampada Tolomeo e per aver contribuito, insieme a personalità come Ettore Sottsass, a rinnovare il panorama del design italiano nella seconda metà del ‘900.

Per raccontare la biografia di Michele De Lucchi si può partire infatti dalla sera dell’11 dicembre 1980. Il salotto di Sottsass è pieno di creativi che hanno risposto alla chiamata. È ora di cambiare le cose, di farla finita col minimalismo anni ’70: servono forme e spirito nuovi. De Lucchi non ha neanche 30 anni e con Sottsass è tra gli ideatori di quel formidabile incontro. Sul piatto suona Bob Dylan, la canzone è Stuck inside the mobile with the Memphis Blues Again. E mentre quel manipolo di grandi architetti italiani immagina il futuro, il disco s’incanta sulla parola Memphis. Nasce così il gruppo Memphis, che tanta parte avrà nella storia del design italiano.

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Michele De Lucchi nasce a Ferrara nel 1951. Dopo la laurea a Firenze nel ’75 e una breve parentesi come assistente universitario di Adolfo Natalini, partecipa attivamente al grande fermento che investe il design e la cultura negli anni dopo la contestazione. Così fonda il gruppo Cavart e s’inserisce nel movimento dell’architettura radicale. Il motto era - ed è ancora, come ha recentemente dichiarato in un’intervista a Bruno Ruffilli su La Stampa - che gli architetti, più che progettare spazi, progettano modi di viverli.

Quando De Lucchi incontra Ettore Sottsass nel 1979 è l’inizio di un nuovo approccio: l’esperienza con lo Studio Alchimia sta per concludersi. Il dogma anti-capitalista si diluisce, sono gli anni del famoso “riflusso nel privato”. Se i designer americani reagiscono guardando al classicismo, gli italiani recuperano il meglio del ‘900 e lo spogliano dell’integralismo razionalista. E’ un risorgere di superfici, colori, decorazioni, luci: è il postmoderno? Loro preferiscono neomoderno. Un esempio concreto? La sedia First di De Lucchi del 1983, il progetto di seduta con schienale a forma di cerchio, realizzata proprio con Memphis.

De Lucchi apocalittico, De Lucchi integrato. Gli anni ‘80 sono principalmente un nome: Olivetti. Per la ditta firma i progetti per il marchio Synthesis, poi, come responsabile dell’ufficio Design (incarico che terrà fino al 2002) disegnerà molti computer ed entrerà in contatto con aziende come Philips, Siemens, Vitra, e Compaq.

Il primo riconoscimento prestigioso arriva con la lampada Tolomeo, del 1987. “Il meccanismo è nato osservando i pescatori che pescano con la lenza, - ha spiegato in un’intervista su di Artemide - mi sembrava intelligente che, con un piccolo braccio di leva e un cavo, si potesse sospendere un’asta alla quale attaccare qualche cosa”. Disegnata con Giancarlo Fassina per Artemide, forse oggi è la lampada che ha venduto più esemplari al mondo. Gli vale il Compasso d’oro, ma non sarà l’unico della sua carriera. Nel 2001 lo vincerà di nuovo per la stampante Artjet 10, disegnata per Olivetti Ivrea.

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Nel frattempo, molte grandi aziende sono in cerca di un’identità precisa e definita. De Lucchi, interior designer, trova un'idea per tutte, con sguardo penetrante e acuto. Collabora alla costruzione dell’immagine per Poste Italiane, Piaggio, Telecom Italia, Intesa San Paolo, Ferrovie dello Stato, Enel. Per questa ditta realizza nel 1999 persino i tralicci, dopo aver vinto un concorso con Achille Castiglioni.

Non solo grandi committenze: nel ’90 fonda Produzione Privata, un progetto libero e indipendente con cui realizza anche le lampade Acquatinta in vetro di Murano soffiato a bocca. Nonostante la carriera a fianco di grandi aziende anche tecnologiche, De Lucchi non perde il contatto con l'artigianato. Come ha spiegato a Ruffilli: "quando si lavora con le mani, gli errori diventano esperienza e competenza. Vale per l’artista ma anche per l’artigiano, ed è una lezione che ho imparato lavorando in tutto il mondo. Insistere sulla condizione sperimentale dell’Italia è fondamentale, perché l’artigianato è il luogo fisico e mentale dove le sperimentazioni avvengono".

Negli anni 2000 collabora anche col mondo museale: allestisce importanti mostre (Dürer e l’Italia alle Scuderie del Quirinale nel 2006) e riprogetta spazi espositivi come il Palazzo delle Esposizioni di Roma e il Museo del Design alla Triennale di Milano.

Il design Michele De Lucchi non si ferma neanche nel nuovo millennio: nel catalogo Artemide incontriamo nuove lampade De Lucchi come Milestone e Palme, soluzioni per illuminare gli esterni eleganti e funzionali. Firma pezzi per molti altri marchi come Kartell, Poltrona Frau, Rb Rossana. Ma De Lucchi è anche artista: lo ritroviamo a Roma, con l’installazione site-specific Colonne portanti è del 2013) e a Milano con la base della statua La conoscenza per Expo e con l’opera Sguardi indiscreti, per Safilo.

Recentemente è entrato anche nelle cartoline: quelle da Tbilisi, capitale della Georgia, con lo spettacolare progetto del Ponte della Pace. Anche in quest’occasione, De Lucchi è stato maieutico, e ha trovato per la piccola nazione un simbolo per la propria identità rinata. Molte le cattedre da lui ricoperte (da Palermo a Venezia, passando per Milano e il Michigan), e i riconoscimenti: nel 2000 è stato nominato Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, e nel 2006 ha ricevuto l'Honorary Doctorate dalla Kingstone University.

Come ha dichiarato l’architetto Roberto Palomba, il design di Michele De Lucchi è in perfetto equilibrio “tra poesia e funzione” tra classicismo e romanticismo. Forse per questo le sue opere sono ormai esposte in alcuni tra i musei di design più importanti del mondo, tra cui il Centre Georges Pompidou.

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