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"Non c'è creazione senza cultura", Constance Guisset racconta il suo mondo di scena a Parigi

Design, scenografia, emozione e coinvolgimento: Constance Guisset, designer e scenografa francese, racconta i suoi 10 anni di creazione. Al museo Les Arts Decoratifs a Parigi

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La mostra "actio!" di Constance Guisset, designer e scenografa francese, presso Les Arts Decoratifs a Parigi, fino a marzo 2018. Photo by  Constance Guisset Studio

Constance Guisset crea oggetti e mondi di grazia, leggiadria e movimento. Designer e scenografa con studio a Parigi, porta in scena questo suo universo tra le stanze del museo Les Arts Decoratifs nella capitale francese, con la mostra actio!

La sorpresa, la delicatezza, il pensiero, la poesia degli oggetti sempre sul filo della suggestione del movimento. Così actio! racconta 10 anni di attività e creazione di Constance, tra arredi di design come ampie e ondeggianti lampade, sedute divertenti, e gioielli, piatti, specchi, ma anche progetti di scenografia e danza. Ambiente dopo ambiente, propone e suggerisce la lettura di questi oggetti attraverso una serie di verbi, da "Volare", "Vivere", "Respirare", "Danzare", "Affascinare", "Voltarsi"... 

Leggi anche → Constance Guisset, a Parigi una grande retrospettiva

Constance Guisset ci racconta da Parigi questo suo progetto, in corso fino a marzo 2018. 

Photo by: Constance Guisset Studio

Partiamo dal titolo, actio!...

actio! ha più significati. Prima di tutto, quando pensiamo a qualcosa, in studio, dico sempre “Ok, adesso, passiamo all’azione, facciamolo”. E ho pensato che fosse carino usare la parola latina, così evocativa, e simile in Francese e in Inglese. Ma actio viene anche usata nel cinema per iniziare le riprese “Lights, camera, action!”. Per me è sempre stato chiaro: lavorando a progetti di scenografia, l’aspetto del cinema è spesso presente nei miei progetti e volevo riprenderlo. E poi ecco Harry Potter, con la formula magica "Accio!" per chiamare e radunare gli oggetti. 

L’importanza e la scelta dei nomi nel tuo lavoro. Il loro significato, fin dal suono. E penso al tuo divano circolare “Trois conversation” che accoglie il pubblico all’ingresso, poi Panache, i piatti Canova, le lampade Vertigo e Folia…

Sì, mi fa piacere noti questo, perché c’è un vero lavoro su questo aspetto, sui nomi degli oggetti e sulle parole in generale. Per questa mostra ho scelto "actio" come dicevamo per vari motivi, e ho anche scritto un manifesto per introdurre ogni stanza, quasi un piccolo poema dedicato a ogni tema/verbo, per evocare un’atmosfera, un’azione e le intenzioni dietro agli oggetti. La parola giusta, evocativa, senza così la necessità di spiegare di più. 

L'atmosfera, evocare, la poesia dei tuoi oggetti, coinvolgere...

Cerco sempre di far sognare le persone senza disturbarle e dichiarare e far pesare che ogni cosa è difficile da fare. Lavoro sodo, sono instancabile, mi dedico molto a ogni cosa che faccio, che sia un oggetto o una mostra o una scenografia di una danza, ma mi piace far dimenticare questo aspetto alle persone.

Cosa intendi?

Credo che se vuoi trasmettere la delicatezza ci sia in realtà bisogno di molta forza. Penso che spesso sia l’unica soluzione possibile per difendere e promuovere la grazia. Se io non lavorassi così intensamente e con impegno, non sarei in grado di mostrare questi aspetti. Pensa alla danza: si ottiene e comunica grazia solo con la fatica, dietro c’è un enorme sforzo. 

La lampada Vertigo in mostra al museo Les Arts Decoratifs a Parigi. Photo by: Constance Guisset Studio

Constance, da queste tue parole, appari una persona d’azione e concreta, ma allo stesso tempo, come dicevi prima, con un'intensa attività di pensiero, sempre un concept…

Sì, penso che i due aspetti siano molto uniti, e penso che il sogno sia anche molto importante, ma per realizzare un sogno serve azione. In actio! c’è una stanza che si chiama “Respirare” (foto sotto), dove ho creato un collage del mio mondo, delle miei inspirazioni, anche letterarie, e qualche immagine, per mostrare l’humus di cui si nutre il mio universo, come in un giardino in cui pianti più varietà…

Hai nominato la parola ispirazione…

Mi chiedono sempre quali sono. E come dicevo, non sono mai dirette, ma più campi mescolati, più cose talvolta in ordine e talvolta in disordine, che poi possono dare frutti. 

Più racconti, più il tuo mondo appare così ricco, di riferimenti e di cultura, dal latino alla letteratura…

Penso solo di avere una forte curiosità in generale, ma a essere onesta l’unica cosa che so è di non sapere niente… Ma è vero, amo l’arte, la letteratura, le arti in generale. Quello di cui sono sicura è che non ci può essere creazione senza cultura. 

Photo by: Constance Guisset Studio

Photo by: Constance Guisset Studio

Questo tuo mondo creativo alterna il product design con la scenografia, la danza e l’allestimento di mostre. Quali gli aspetti diversi o simili di questi campi? Come è il tuo studio e metodo di lavoro?

Sì sono abbastanza trasversale. In studio, dipende, ma ora ho con me 3 designer, più una persona che lavora molto sulla ricerca dei materiali e sperimenta con le mani. Lavoriamo molto al computer ma cerco anche di riportare gli oggetti vicino alle mani, al fare. Non voglio perdere questo… anche se usiamo stampanti 3D. E ognuno di noi può anche lavorare a idee di scenografia. E poi c’è Lucie, la nostra manager dello studio, ma anche molto di più, con la quale condivido consigli di lettura e il piacere della scrittura… Mi piace molto scrivere. Ognuno in ufficio ha una sua ricchezza, ed è fantastico! 

E che differenze ci sono tra il lavoro di scenografia e una mostra?

Credo che questa sia una domanda molto interessante. Curare una mostra è più complicato, perché il visitatore entra con il corpo nello spazio e può muoversi in angoli imprevedibili, o toccare. Lo spettacolo invece è una questione di guidare l’occhio, ed è molto più semplice creare l’illusione, perché hai un set delimitato, con degli arredi, hai la distanza, puoi mostrare o nascondere quello che vuoi, e con le luci orienti l’attenzione dello spettatore. E sono sicura che se il pubblico salisse sul palco rimarrebbe deluso, perché scoprirebbe l’illusione, che tutto è finto! 

Quando invece lavori per una mostra, dicevi?

Bisogna considerare che i corpi entrano nello spazio e che a volte possono andare in posti che non ti aspetti, possono toccare gli oggetti, sentire la realtà, che sono più autonomi. Qui è più difficile manipolare la realtà. Ma dall’altra parte una volta che finisci l’allestimento, è fatta. Invece uno spettacolo ogni giorno è una prova diversa.

La mostra actio! al museo Les Arts Decoratifs di Parigi. Photo by: Constance Guisset Studio

Photo by: Constance Guisset Studio

actio! è dedicata ai primi 10 anni della tua attività e produzione, su di te e curata da te. Come è stato lavorare a una propria mostra?

Ho avuto una grandissima libertà, non dovevo chiedere a nessuno come voleva le cose. Spesso lavoro come curatrice, ma in questo caso sapevo bene come volevo presentare le cose e anche, sai cosa, mi piace rischiare e questo progetto mi ha permesso di farlo. Così ho invitato a partecipare anche alcuni artisti e ho chiesto a due musicisti di comporre delle musiche originali per le varie stanze. Non avrei inserito la musica in una mostra per qualcun altro, per paura di sbagliare. Ma qui volevo e potevo sperimentare.

La mostra actio! al museo Les Arts Decoratifs a Parigi. Photo by: Constance Guisset Studio

Sempre riguardo ad actio!, come hai pensato il concept?

Come una conversazione, un viaggio, su più livelli: il primo è la raccolta di miei lavori e oggetti, e il secondo gioca con le sensazioni, e la nostra relazione con loro. Cosa ci aspettiamo dagli oggetti? E si è trasportati dalla musica, dal ritmo dello spazio… Nei miei oggetti torna molto spesso un senso di movimento, come il desiderio di volare… e ho cercato di trasmettere questa sensazione, la mancanza di gravità, come piume… È vero che ogni stanza ha un tema e un verbo differenti, ma credo che questo desiderio di volare sia il vero comune denominatore del mio lavoro.  E vorrei che parlasse a tutti, dai bambini, che possono toccare tutto quello che vogliono, agli adulti e ai professionisti di design o meno, che ognuno possa cogliere qualcosa. 

Cape. Photo by: Constance Guisset Studio

 

 

 

 


di Caterina Lunghi / 15 Dicembre 2017

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