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Arredare vuol dire far sì che ogni stanza possa cantare

A tu per tu con l'astro nascente dell'interior design Beata Heuman, progettista di origini svedesi con una sensibilità molto British

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Nel corso della propria vita ciascuno raccoglie una moltitudine di punti di vista, esperienze e oggetti. E una casa dovrebbe poter accogliere tutto quanto. È così che la pensa Beata Heuman, interior designer inglese di origini svedesi che dal 2013 lavora ai suoi progetti residenziali nel Regno Unito direttamente dal suo studio di Hammersmith (quartiere ad ovest di Londra) dopo aver fatto parte, per nove anni, della squadra del designer britannico Nicky Haslam.

La sua filosofia è che ogni stanza dovrebbe "cantare".

E a quanto pare funziona, dato che ci ha messo pochissimo a farsi notare per le sue collezioni di tessuti, carte da parati, luci e mobili e i suoi progetti eclettici dal sapore retrò, che le hanno garantito un posto nella classifica di House and Garden come “100 Leading Interior Designers” da tenere d'occhio.

Il fil rouge che lega i tuoi progetti è l'utilizzo, sapiente, di elementi decorativi. Secondo te, quando il “bello” diventa “troppo”?

Quando gli elementi smettono di bilanciarsi tra loro. Nel salotto di una residenza londinese che ho realizzato di recente, ad esempio, ho osato molto con il rosa acceso della carta da parati, e due grandi specchi dorati di Dorothy Draper ai lati del camino. Sentivo che, di conseguenza, fosse importante optare per colori più austeri nella scelta dei tessuti per le fodere delle poltrone, e ho deciso di orientarmi sul grigio scuro e il denim.

Immagino che chi abita le case che realizzi sia abbastanza stravagante. Qual è la richiesta più assurda che hai ricevuto?

Una volta un cliente mi ha chiesto di creare un copriletto usando tutti i suoi vecchi jeans Levis come tocco finale in camera da letto. La maggior parte delle volte mi piace accontentare le richieste ed essere flessibile, “dopotutto la casa è la loro”, penso. Ma di tanto in tanto è necessario anche sapersi imporre, è questo è stato uno di quesi casi. Dunque, mi sono rifiutata.

Richieste assurde a parte, tu ami sperimentare con i materiali..
Sì, ma non ho delle regole prestabilite, per me ogni progetto nasce da un mix di intuizioni e sensazioni. Nelle case che realizzo passo dall'inserire pannelli di rivestimento originali del XVIII secolo al sughero, fino alle mattonelle, che si contrastano e bilanciano in un’armonica immagine finale di elementi complementari. Secondo me, saper mescolare i materiali e tenere in considerazione l'elemento della luce, così come usare oggetti dalle diverse proprietà riflettenti, è importantissimo per creare un look dinamico e “multistrato”.

A cosa stai lavorando al momento?

Sto lavorando a una bellissima residenza estiva in Nantucket, negli Stati Uniti. È il mio primo vero e proprio progetto oltreoceano e ne sono molto entusiasta. Sto anche disegnando diverse case a Londra e progettando qualcosa di interessante per un grande evento di design, ma su questo non posso svelarvi niente.

Cosa pensi dei trend?

Preferisco starci lontano, ma mi rendo conto che è praticamente impossibile.
A volte mi capita di sentirmi ispirata verso uno stile e di fronte a un oggetto, inizio a creare qualcosa e poi scopro che altre persone hanno avuto idee analoghe. I trend vanno e vengono con una facilità incredibile. Ora per esempio va di moda lo stile anni '70, e non dubito che tra poco sarà il turno di quello anni '90...

 

Dove crei e dove produci mobili e complementi?

Visto che tutti i nostri design ruotano intorno alla creazione di qualcosa di unico, per la maggior parte produco su misura e lavoro con diversi artigiani del Regno Unito e in Italia.


di Valentina Mariani (Ha collaborato: Vivee Barengo) / 19 Marzo 2018

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