Se oggi l'Avana ha uno dei centri storici più belli del mondo è merito suo

Idealista e pragmatico, amato dal popolo e amico di Fidel, Eusebio Leal ha preso una città in rovina negli anni 80 e l'ha riportata agli antichi fasti, mescolando capitalismo e socialismo

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Getty Images

A Cuba, Eusebio Leal Spengler è una celebrità.

Per le strade chiassose e pittoresche de L’Havana Veja, cuore antico della capitale, tutti lo riconoscono e lo rincorrono, a caccia di autografi e selfie. Curioso, per un settantaseienne dal fisico esile, che di professione non fa l’attore o il calciatore, ma lo storico.

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D’altronde se c’è un posto ossessionato dal proprio passato, quello è proprio Cuba. Ed Eusebio Leal è l’uomo che l’ha riconciliata con le proprie radici. A lui va infatti il merito di aver salvato L'Avana Vecchia dal degrado e dalla rovina, riportandola agli antichi fasti e facendone meta ambita di viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.

La “Città delle colonne”, così chiamata per l’ipnotica bellezza delle sue innumerevoli colonne barocche, di storie da raccontare ne ha molte, e se le porta addosso tutte quante, contemporaneamente. Proprio il sincretismo è la sua caratteristica dominante, un gioioso e anarchico intreccio di stili diversi - coloniale, neoclassico, barocco - da cui si origina una vertiginosa, imprevedibile alchimia.

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Fondata dai conquistadores nel 1519, nel porto naturale della baia dell'Avana, la città cubana divenne subito una base strategica per i galeoni spagnoli nel passaggio dal "nuovo mondo" al vecchio continente. Per proteggerla dall'assalto dei pirati e dalle mire delle potenze straniere, le furono eretti castelli e fortificazioni tutt’intorno.

Questo però non impedì l'avvicendarsi di dominazioni diverse: britannica, francese, americana. Ognuna di esse lasciò una traccia, contribuendo ad alimentarne l’esuberanza architettonica: così ad esempio un giro in Piazza della Cattedrale ci rammenta l’impatto del barocco fin sulle spiagge caraibiche, mentre il Palazzo di Aldama testimonia la passione americana per il neoclassico; c’è poi il fascino decadente dell’Art Nouveau nella Stazione Centrale e nel Campidoglio, il rigore neogotico della Chiesa di Reina, l’opulenza bizantina della Cattedrale Ortodossa.

E tra marmi sontuosi ed elaborati decori, non mancano incursioni sperimentali, come la doppia anima, coloniale e sovietica, del Palazzo delle Convenzioni, o l’imponenza modernista dell’edificio Focsa.

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Quando Eusebio Leal nasce, nel 1942, Cuba è sotto il controllo statunitense. Al potere c’è il dittatore Fulgencio Batista, che resta a guardare mentre decine di costruzioni lussuose, gestite dalla mafia di Meyer Lansky e Lucky Luciano, trasformano L’Avana nella città del vizio: scintillanti hotel, casinò e night club si fanno largo a spintoni tra i vicoli stretti e i vecchi palazzi, senza alcun riguardo per la loro storia. Sin da bambino, Eusebio Leal resta folgorato da quella caotica, fragile bellezza.

Nel 1959 arriva la rivoluzione a cambiare tutto, non però il mosaico architettonico della città, su cui sembra posarsi indisturbata la polvere del tempo. Eusebio Leal guarda L’Avana Vecchia sgretolarsi sotto i suoi occhi, nell’incuria e nel disinteresse generale, e decide che occorre fare qualcosa, prima che quel tesoro inestimabile vada perduto per sempre. Studia, scrive libri, ma se serve si rimbocca le maniche, fa l’operaio, il manovale.

Comincia a lavorare al fianco del leggendario Emilio Roig de Leusehnring, fondatore dell’Ufficio dello Storiografo della capitale, l’istituzione preposta alla tutela dei Beni Culturali, che sotto la sua direzione, a partire dal 1967, diviene il motore della rinascita de L’Avana. Preservare e recuperare l’eredità della patria attraverso i suoi simboli spirituali e materiali diventa per lui una vera missione. È un idealista, Eusebio, mosso da una forte fede cristiana e socialista, ma al contempo un pragmatico, che impara ben presto a trattare con il potere e a fare di necessità virtù. Nel 1968 inaugura le prime sale d’esposizione del Museo della Città nell'antico Palazzo dei Capitani Generali.

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Nel 1981 intraprende l’opera di restauro del Centro Storico, già Monumento Nazionale dal 1976, e l’anno successivo i suoi sforzi vengono premiati con un prestigioso riconoscimento internazionale: l'UNESCO dichiara L’Avana Vecchia Patrimonio dell’Umanità. Ma la situazione per le strade è ancora disperata: spesso mancano l'acqua e la luce, pozze putride lambiscono i palazzi, dalle cui crepe sgusciano come tentacoli arbusti e fronde.

In queste terribili condizioni vivono quasi settantamila persone, schiacciate nei 5 chilometri quadrati del Centro Storico. Ed è perorando la loro causa che all’inizio degli anni 90 Eusebio Leal riesce a convincere Fidel Castro a dargli carta bianca. Fino a quel momento, il dittatore cubano aveva mantenuto un atteggiamento cauto, non particolarmente ricettivo. Memore degli eccessi del primo Novecento, non voleva che Cuba diventasse un paradiso turistico, riducendosi a un “covo di baristi e cameriere”. Con il crollo dell'URSS però, travolta da un crisi senza precedenti, anche la politica cubana deve per forza di cose ammorbidirsi.

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Eusebio Leal può così fondare Habaguanex, società preposta alla salvaguardia de L’Avana Vecchia, abilitata a trattare direttamente con investitori stranieri ed esente dal restituire i suoi profitti allo stato: l’unica impresa non a scopo di lucro di tutta l’isola. Partita con un milione di dollari di capitale, negli anni la creatura di Eusebio Leal vive una crescita esponenziale, arrivando a decuplicare i suoi utili.

I fondi vengono dall'apertura di bar, hotel, ristoranti, che attirano finanziatori e turisti, e poi lo storico li reinveste nel restauro della città e nel miglioramento del tenore di vita dei suoi abitanti. Asili, parchi, centri per gli anziani vedono la luce, dando nuovo ossigeno all' utopia socialista.

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Eusebio diventa un eroe del popolo, e al contempo un dignitario che colleziona onorificenze in patria e all’estero. Carismatico e affascinante, si afferma come “l’uomo del capitalismo” di Fidel, che dalle cattedre delle università e dagli schermi Tv racconta la resurrezione de L’Avana.

Nel 2012 però una serie di scandali inizia a minare dalle fondamenta il lavoro di Habaguanex. Il successo ha attirato speculazione e corruzione, e sebbene Eusebio risulti del tutto pulito, non può far altro che cedere il controllo ai militari, che nel 2016 assorbono la società in un nuovo ente battezzato GAESA.

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Come se non bastasse, una grave malattia colpisce Eusebio, che però non smette di lottare: la sua visionaria missione ora guarda anche oltre il perimetro della città vecchia, e i nuovi capi non sembrano costituire un ostacolo.

Certo, non tutti sono soddisfatti di vedere insegne come Rolex e Benetton spuntare tra vecchie macellerie anni 50 e colonne barocche, ma la globalizzazione è una realtà che non si può bloccare semplicemente rimpiangendo il passato. Come in tutte le grandi capitali, la nuova piaga è quella della gentrification, ma Eusebio ha pensato anche a questo: le fabbriche abbandonate ai bordi del porto vengono poco alla volta riconvertite in blocchi residenziali o poli ricreativi.

La periferia dell'Avana come Brooklyn, ma in salsa sovietica. E poco importa se dopo le aperture di Obama, la presidenza Trump è tornata a inasprire i rapporti tra Cuba e gli USA. Eusebio Leal è un uomo abituato alle sfide e troppo permeato dalla storia per farsi spaventare dal presente.

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