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irefuse Italia

Carlo Scarpa, una storia italiana

La biografia di un maestro fatta di amore e conoscenza delle tradizioni, dei materiali e delle lavorazioni artigianali

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Jacqueline Poggi via Flickr

A 40 anni dalla sua morte, avvenuta Sendai in Giappone, Carlo Scarpa sa sempre far parlare di sé con le sue opere uniche e controcorrente che hanno elevato l'artigianalità italiana alla sfera intellettuale grazie ai suoi geniali e raffinati dettagli tecnologici e ad una spiccata sensibilità per i materiali.

Carlo Scarpa architetto ha saputo forgiare generazioni di progettisti, non solo per la sua lunga carriera accademica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), ma soprattutto dando vita ad una corrente tutta italiana che “immette nella cultura artigianale quel carattere intellettuale”. I giunti/ornamento sono un linguaggio architettonico personale e unico, diventati un marchio di fabbrica per la scuola italiana.

Le più note opere Carlo Scarpa sono legate ad alcune delle figure più innovative dell'industria italiana del secondo dopoguerra, come Adriano Olivetti, Paolo Venini e non ultima la famiglia Brion, proprietaria della Brionvega, che nel 1969 commissionò a Carlo Scarpa Tomba Brion. Con i suoi geometrici percorsi immersi in un sinuoso paesaggio artificiale, il famoso tempietto in cemento armato a vista e le vasche d’acqua, questa particolare tomba famigliare rappresenta la maturità dell’opera di Scarpa, la sintesi di tutte le sue ricerche sulla ‘scomposizione della scatola’ e sulla poetica dei materiali.

Foto: Getty Images

Il suo personalissimo approccio all’architettura ha dato i risultati più significativi nell’ambito del restauro di monumenti. I suoi lavori hanno rivoluzionato il mondo dell’architettura moderna, armonizzando elementi moderni e resti antichi, come nel famoso restauro di Carlo Scarpa a Castelvecchio a Verona. Gli spazi del museo si susseguono sulla base di un unitario percorso museale, interrotto da brevi escursioni verso l’esterno. L’allestimento, essenziale e rigoroso, enfatizza le singole opere e le mette in connessione visiva tra loro, in una promenade architecturale che raggiunge il suo apice nella trecentesca statua equestre di Cangrande I della Scala, che si erge a sbalzo su una moderna trave di metallo.

Architetto e designer Carlo Scarpa iniziò la sua carriera nel 1932 con una fruttuosa collaborazione con la famosa vetreria di Murano Venini, di cui fu direttore artistico fino al 1946. Carlo Scarpa per Venini disegnò oggetti ancora oggi in produzione, segnando profondamente l’immagine del brand italiano. I suoi vasi di vetro e le sue rivisitazioni delle lampade chandelier, si distinguono tuttora per il moderno design dei modelli e per l’innovativa ricerca focalizzata sulle tecniche artigianali più raffinate.

Leggi anche: I vasi di vetri di Paolo Venini nella mostra d'arte alla Fondazione Cini

È in questo primo periodo che Carlo Scarpa matura i suoi interessi per le arti applicate e gli architetti della prima Secessione Viennese, Hoffmann, Loos e Wagner, l’architettura organica di Frank Wright e l’arte Orientale. Gli evidenti influssi dell’architettura orientale sul suo lavoro sono oggetto della mostra “Carlo Scarpa e il Giappone” promossa dalla Fondazione MAXXI ed ora visitabile nel Centro Carlo Scarpa a Treviso.

In questi stessi anni Carlo Scarpa entra a far parte del circolo di intellettuali ed artisti che orbitano intorno alla Biennale di Venezia, per la quale realizza innovativi allestimenti di mostre, che hanno rivoluzionato la museografia del xx secolo, trasformando i musei in ‘avamposti dell’avanguardia’. Tra le mostre più memorabili quella sull’opera di Paul Klee alla Biennale del 1948, le mostre monografiche di Piet Mondrian e di Marcel Duchamp e le collaborazioni con gli artisti Lucio Fontana e Arturo Martini

Da questi primi innovativi esperimenti  nascono i famosi interventi museografici, come quello di Carlo Scarpa per la Gipsoteca Canoviana a Possagno, Treviso, che hanno saputo svecchiare il modo di esporre dando vita ad uno  stile spoglio e leggero, che mette al centro l’opera d’arte. Grazie a questo approccio artigianale al suo lavoro, per Carlo Scarpa la vita è punteggiata di episodi quasi leggendari in cui le soluzioni ai problemi si sono trovate direttamente in cantiere insieme alle maestranze, rispondendo con soluzioni tecniche ed estetiche innovative alle ristrettezze di mezzi e tempo.

 Foto: seier+seier via Flickr

 

Questo lo ha portato nel 1956 a vince il premio Olivetti, da qui la commissione dello showroom di Piazza San Marco a Venezia, inaugurato nel 1958. Lo showroom di Carlo Scarpa per Olivetti è uno dei maggiori capolavori dell'architettura italiana,  un ‘biglietto da visita’ secondo le parole dello stesso committente, Adriano Olivetti, ‘un punto espositivo che incarni la ricerca di qualità’ ed innovazione perseguita dalla Olivetti con le sue macchine da scrivere e così fu. Con la sua iconica scala con gradini sospesi, in questo piccolo negozio nelle Procuratie Vecchie, Carlo Scarpa realizza uno spazio iper moderno, leggero e trasparente, ma in completa armonia con il l’importante contesto storico in cui si trova.

 

Foto: Tomislav Medak via Flickr

In ognuna delle sue opere Carlo Scarpa ha saputo tramandare il senso del conoscere-facendo e quella capacità unica di leggere il contesto, il paesaggio, l’architettura, lo spazio, la singola opera d’arte e metterli sotto una nuova luce, usando l’architettura come linguaggio critico. 


di Eugenia Murialdo / 6 Marzo 2018

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