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Carlo Mollino, il designer provocatorio e senza industria

Architettura e design, ma anche donne, motori, sport, genio. Cosa nasce quando la vita privata di un genio diventa la sua arte

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L'automobile da corsa Bisiluro DaMolNar. Foto Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano

Non è banale parlare oggi di Carlo Mollino, che pur essendo un architetto italiano che ha segnato la storia del disegno industriale del Novecento, rispecchia una tendenza che oggi sta tornando alla ribalta: quella di produrre pezzi unici, che contengono numerose innovazioni sulle tecniche e sui materiali, ma che vengono però sviluppate nel pezzo da collezione, per inserirsi in un mercato che ha quasi più a che fare con l’artigianato che con la produzione in serie.

Una delle sue caratteristiche più spiccate è infatti quella di essere stato uno straordinario caso di designer non legato all’industria.

Torinese di nascita, lo si può considerare uno dei più eccentrici architetti e designer italiani, una personalità complessa che non si è limitata a progettare, ma ha che ha fatto delle sue passioni, spesso le sue ossessioni, il centro del suo lavoro.

In Carlo Mollino vita privata e lavorativa non si possono scindere: se si vuole veramente conoscere Carlo Mollino architetto, artigiano, designer, fotografo, bisogna conoscere anche il Carlo Mollino pilota di aeroplani e di auto da corsa, scrittore, appassionato di montagna e di sci, ma anche e soprattutto di donne.

Sin da giovane riservò alla fotografia un posto privilegiato, utilizzandola sia come mezzo espressivo, sia come strumento di documentazione e archiviazione del suo lavoro. Tra i suoi soggetti preferiti le immagini sul tema dell’abitare che raffigurano edifici e still life di oggetti domestici, la velocità in tutte le sue forme, dal volo, alla corsa, al movimento del corpo umano, infine, la sua ossessione: il corpo di donna, i ritratti femminili.

Leggi anche: 500 fotografie di Carlo Mollino in mostra a Torino

La sede della Camera di Commercio di Torino. Foto Dimod61 via Wickimedia Commons

La raccolta di immagini erotiche femminili conta più di 1300 scatti osé in formato polaroid, che ritraggono donne provocanti in pose languide, fra stoffe, accessori eclettici e mobili disegnati dallo stesso Mollino.

I mobili di Mollino riprendono le linee sinuose delle sue modelle inserite in set che spesso erano le case stesse che Mollino stava progettando, caratterizzate da un elegante carattere surrealista con superfici specchiate che distorcono la prospettiva, oggetti di rottura, come ci si trovasse dentro ad una vera e propria wunderkammer, sfondi che fanno della donna e dell’arredo elementi sì irriverenti, ma con un’elegante aura di mistero e misticismo.

I disegni e i progetti hanno un carattere inconfondibile che li riconduce tutti alle sue ricerche fotografiche. Sono famosi per le sinuosità erotiche che evocano o per l’aerodinamicità ispirata al movomento.

Per Carlo Mollino sedie tavoli hanno le formedi donne vestite di nulla come il tavolo Arabesco del 1950, la sedia Agra per la Casa Cattaneo, disegnata per Apelli & Varesio nel 1949 o ancora la sedia Gaudì. Il tavolo Reale è invece di derivazione aeronautica, come pure la lampada Cadma, sempre della metà anni 90, che richiama la forma di un’elica, e ancora la poltrona Gilda di gusto hi-tech. Equilibrio e velocità prendono forma nelle sue architetture di montagna, leggere, precarie. La Stazione al Lago Nero di Sauze d’Oulx è un rifugio che come un elegante sciatore scivola su una bianca pendenza, proteso verso la natura.

Due importanti edifici istituzionali nel capoluogo piemontese, la Camera di Commercio dalle grandi superfici vetrate che danno vita ad un corpo sospeso, e l’Auditorium RAI di Torino, trascendono lo stile del periodo, per abbracciare forme originali e di respiro internazionale. Edifici stupefacenti nascondono ambienti dalle sinuosità vertiginose.

In effetti per Carlo Mollino gli interni sono uno degli aspetti più interessanti, e dimostrano come anche lo spazio può emanare quello stesso erotismo di una donna provocante. Come gli oggetti, anche il suo interior design è sperimentale ed evocativo.

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Per Mollino, l’ambiente è una scenografia dell’esistenza, un palco sul quale va in scena la performance domestica ricca di suggestioni surrealiste. Mai completamente distaccata dalla produzione fotografica, la sua ossessione per la sessualità diventa una messa in scena, la rappresentazione della seduzione onnipresente nei suoi interni entra in un nuovo tipo di spazio domestico che le norme borghesi per proporre anche un’architettura che svincola l’uomo moderno dalla moralità convenzionale, come testimonia la seducente Camera da letto di Casa Devalle del 1940.

Rivalutato dopo la morte Mollino annovera i suoi arredi al Moma di New York e al Victoria & Albert Museum di Londra. Alcune delle sue architetture ideali sono state costruite postume, come il Rifugio Gressoney, un edificio sviluppato a Gressoney Saint Jean, Valle d’Aosta, su modello del progetto Casa Capriata attraverso una iniziativa mirata a evidenziare il valore e l’attualità del progetto originario come manifesto sull’innovazione tecnologica e la prefabbricazione edilizia.

Negli ultimi anni la fondazione Museo Casa Mollino ha reso la sua abitazione a Torino visitabile: un vero gioiello dell’interior design, che racconta molto del suo eclettico proprietario della sua personalità riconoscibile e dirompente ma anche del suo lato solitario, consapevole del suo estro e della sua poliedricità ma allo stesso tempo molto introverso.

Tra le curiosità che riguardano la vita privata di Carlo Mollino, è la collaborazione all’invenzione del Bisiluro Damolnar , un’auto rossa fiammante da competizione con cui superò la rigida selezione della 24 Ore di Le Mans, famosa gara di durata di automobilismo che si tiene ogni anno in Francia.

Una splendida metafora della sua vita, adrenalinica, anticonformista e spregiudicata, ma allo stesso tempo di grande introspezione e solitudine, quella necessaria per concentrarsi, mentre ci si lancia a 150 km/h (era solo il 1955) verso il traguardo, la storia.

 


di Laura Arrighi / 7 Aprile 2018

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