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Da Caccia Dominioni a Kubrick, per disegnare le case dell'élite di Los Angeles

Richard Petit e Stephan Hunt, fondatori dello studio The Archers, ci raccontano il loro lavoro, e le tante ispirazioni architettoniche e cinematografiche con le quali hanno conquistato Los Angeles.

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Fondato da Richard Petit e Stephen Hunt nel 2007, The Archers è uno studio di interior design che ha sede a Los Angeles e si occupa di progetti sia in California che a New York, tutti caratterizzati da un'alta cura per i dettagli e una ricercata manodopera artigianale, che gli ha fatto guadagnare un posto, nel 2017, tra i 100 migliori studi di architettura e design di Architectural Digest.

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Il background dei fondatori è multidisciplinare, e spazia dall’architettura alla storia dell’arte, dal set design alla moda.

Petit ha studiato scenografia teatrale prima di lanciarsi nella moda e poi nella direzione creativa di vari brand a New York. Hunt, ha studiato arti performative e fotografia dopo essersi trasferito a Los Angeles dove ha lavorato come pittore decorativo, e poi come stilista per progetti editoriali e cinematografici. Subito prima della nascita di The Archers ha lavorato anche come video editor specializzato in grafica 3D.

Il nome dello studio è stato ispirato alla compagnia di produzione fondata dai due registi britannici Powell & Pressburger, di cui Petit e Hunt sono fan.

Richard, Stephen, qual è la vostra missione?

R: Siamo un team di persone ossessionate dal design, dalla sua storia e soprattutto dalla storia di ciò che lo ha influenzato negli anni. Non vogliamo copiare niente attraverso il nostro lavoro, ma siamo sicuramente influenzati dalla nostra conoscenza e consapevolezza di ciò che ci ha preceduti. Abbiamo sempre gli occhi aperti sulle creazioni più avanguardiste in campo artistico e di moda, anche se, a dir la verità, quelle non sono la nostra fonte primaria di ispirazione.

S: Ci basiamo molto sulla ricerca e tentiamo sempre di creare connessioni fra passato e presente guardando le influenze nascoste fra le righe e cercando di capire come queste possano venire riadattate, mescolate e infine integrate nel nostro lavoro. Ogni cliente porta con sé una storia relativa al proprio progetto. L’aspetto più importante del nostro lavoro è quello di riuscire a visualizzare quella narrativa, così come il loro stile di vita, e completarli con uno spazio originale, accattivante e funzionale. E ci piace anche divertirci il più possibile nel processo.

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A cosa state lavorando al momento?

S: Abbiamo accettato la sfida di rinnovare ed espandere un complesso di case a Los Angeles, originariamente nato negli anni ‘20 sotto forma di una serie di cabine, successivamente unite e ingrandite all’inizio degli anni ‘60. Stiamo scrivendo la seconda parte della storia e unendo i vari elementi tra loro.

R: Mentre di solito veniamo contattati per progetti sia architettonici che di interni, quest'anno siamo concentrati sul creare solo interni per case particolari. Al momento siamo alle prese con un ampio rimodellamento di una dimora con pali e travi degli anni ‘50 che dovrebbe richiamare l’estetica delle colline hollywoodiane di Ico Parisi attraverso l’utilizzo di elementi dinamici come superfici sporgenti, forme diagonali e smussate, e materiali organici annidati nel seducente panorama suburbano. Stiamo anche rinnovando un castello francese tradizionale...

Ad oggi qual’è il vostro progetto preferito e perché?

S: La creazione del nostro primo progetto commerciale nel 2008, un elegante ufficio per il presidente di una grande casa di produzione cinematografica, è stata certamente un’esperienza affascinante perché ha racchiuso molte delle nostre manie collettive, fra cui il cinema, la storia (in particolare quella di Los Angeles) e il design italiano.

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A differenza degli obbiettivi che si hanno disegnando per residenze private, dove la funzionalità e le sensazioni emotive vanno di pari passo, qui ci siamo concentrati per trasmettere autorità e tono. Siamo stati in grado di trasformare una serie di banali stanze beige in un ambiente notturno e cinematografico.

Fortunatamente il cliente aveva dei gusti sofisticati e abbiamo potuto utilizzare dei pezzi molto particolari disegnati da Luigi Caccia Dominioni, Mario Bellini, Ignazio Gardella, Marco Zanuso e Gae Aulenti.

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In che direzione vedete andare il mondo del design?

R: Negli ultimi 5 anni abbiamo ideato numerose residenze per i nostri clienti, e abbiamo notato che le persone stanno diventando sempre più nomadi e noi dobbiamo ingegnarci per incorporare e accrescere gli arredamenti e le collezioni già presenti ogni qualvolta i nostri clienti cambiano dimora. La frase “vogliamo vivere qui per un decennio” è quanto di più permanente e a lungo termine riusciamo a sentire, ormai. Detto ciò, pensiamo che le persone dovrebbero collezionare oggetti con un certo valore intrinseco, consapevoli che potranno essere reinseriti in una miriade di combinazioni diverse tra un trasloco e l'altro.

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Come definireste il vostro stile?

S: Se da un lato i nostri progetti non potrebbero essere più diversi fra di loro, gli obiettivi rimangono i medesimi: deve essere “giusto”, il cliente deve sentirlo proprio, ogni spazio deve essere funzionale nella vita quotidiana, e non bisogna mai rovinare ciò che merita di essere preservato.

R: Ogni progetto è come un laboratorio attraverso cui si testano materiali, finiture e mobili specifici dello spazio in questione. Ci basiamo anche molto sul lavoro di personaggi che hanno per noi un'influenza chiave, come Luigi Caccia Dominioni, Ico Parisi, Stanley Kubrick, Adolf Loos, Alfred Hitchcock e altri ancora. Le dimensioni e la natura del nostro lavoro variano moltissimo e ogni progetto proietta una sorta di dedizione all’autenticità, alla risonanza dei materiali e alle sperimentazioni già testate in precedenza.

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Come si crea un bel progetto?

S: Preferiamo la discrezione alla spavalderia e siamo anche grandi sostenitori dell’idea che un buon design si manifesti da solo con i suoi tempi, man mano che viene assaporato. Quella iniziale sensazione di bellezza o comodità dello uno spazio dovrebbe poi trasformarsi in apprezzamento, man mano che i dettagli più nascosti vengono alla luce.

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Qual’è stata la richiesta più strana ricevuta da un cliente?

R: Abbiamo lavorato a una serie di progetti che coinvolgevano consulenti di filosofie orientali come il Vastu Shastra e il Feng Shui, e abbiamo dovuto sfruttare tutta la nostra creatività per raggiungere l’armonia desiderata dentro le case in questione. La richiesta più particolare è stata quella di girare un letto a 45 gradi e incastonare nello spazio dietro la testata un enorme cristallo di quarzo dalle “alte vibrazioni” del valore di 10 mila dollari. Una sorta di versione spirituale della favola de La Principessa sul Pisello.

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Un consiglio a chi vorrebbe decorare casa propria da sé?

S: Se avete intenzione di fare il lavoro voi stessi, il miglior consiglio è quello di investire un po’ di tempo nella libreria vicino a casa vostra. Il percorso di scoperta della materia senza l’aiuto di esempi online vi porterà a fare scelte altamente personali.

R: Nulla batte l’esperienza in prima persona per trovare l’ispirazione quando si tratta di design: uscite a fare una passeggiata per la città o in campagna e portatevi appresso il vostro iPhone, finirete per scoprire combinazioni inaspettate di colori e materiali, pomelli e maniglie delle porte, schemi di illuminazione, disposizioni dei posti a sedere, e cosi dicendo. Passate del tempo a visitare negozi di arredamento per farvi un’idea di quante opzioni moderne e antiche esistano sul mercato prima di lanciarvi nel primo vero acquisto.

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Progetti per il futuro?

S: Al momento stiamo sviluppando una collezione di mobili che esprima alcune delle nostre manie: estrusi, legni d’ulivo, celle divisorie, stile Neo-Liberty e tinte aniliniche. Tutte le creazioni saranno presentate entro fine anno.

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In apertura: RICHARD PETIT E STEPHEN HUNT I FONDATORI DI THE ARCHERS, UNO STUDIO DI INTERIOR DESIGN CHE HA SEDE A LOS ANGELES E SI OCCUPA DI PROGETTI SIA IN CALIFORNIA CHE A NEW YORK.

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