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Antonio Marras, il più antico dei contemporanei

Dalla couture al costume passando per il design, l'universo creativo dello stilista innamorato dell'arte

antonio-marras-sfilata
Getty Images

Antonio Marrasmoda anarchica in costante evoluzione da trent'anni. Questa la cifra dello stilista originario di Alghero che, dal 1987, non ha mai smesso di interpretare i codici dell’abbigliamento attraverso l’arte, il design e le tradizioni della sua terra d’origine.

Se dalla capacità di saper unire più anime con coerenza è scaturito il primo lavoro dell'Antonio Marras stilista per una maison romana, la volontà di scrivere un linguaggio personale e riconoscibile è quella su cui hanno preso forma le collezioni couture degli anni Novanta, il prêt-à-porter che nei primi Duemila è diventato anche maschile, la parentesi Sans Titre (progetto dedicato alla camicia bianca, studiata, scomposta e ricostruita con il mestiere di chi conosce la sartoria e il guizzo ironico di chi non prende mai nulla troppo sul serio; fu un successo), la direzione artistica dal 2003 al 2011 di Kenzo e il ritorno al proprio marchio; parentesi-incursioni in ambiti paralleli e distanti comprese.

 

È proprio alla direzione artistica della maison francese Kenzo che Antonio Marras opera la fusione perfetta tra il know-how tipico della sua ricerca e i canoni dell’alta moda, restituendo al marchio quel twist di avanguardia che lo aveva caratterizzato alla sua fondazione negli anni Settanta.

La sperimentazione in passerella passa soprattutto attraverso l’utilizzo della maglieria: il rinascimento del filato diventa la trama su cui lo stilista sardo rielabora il mashup culturale tra oriente e occidente. Alle esplosioni cromatiche che si alternano in passerella fa da contrappeso la rivoluzione delicata del mondo home, dove Antonio Marras sceglie una linea quasi zen, trasportando anche questo segmento del brand nel settore del decor di lusso.

Difficile non vedere i riflessi della couture e le scaltrezze del design in Antonio Marras costumista - su tutti, la collaborazione nel 2009 con il regista Luca Ronconi per la rappresentazione teatrale di Sogno di una notte di mezza estate: interpreti in bianco e nero, con tessuti di diverse leggerezze, e scenografia con luci al neon colorate.

 

Dal 2012, il negozio di Antonio Marras a Milano Nonostantemarras, ricavato da un’officina, si trasforma in un salotto (forse bohémien è il termine che lo descrive al meglio) non solo per le linee di moda (dal 2007 è stata lanciata anche la contemporary I’m Isola Marras, oggi ripensata e diretta da Efisio Rocco Marras), ma anche il design e l’arte.

 

Proprio in quest’ultimo mondo, le incursioni si sono fatte sempre più assidue, dalla Biennale di Venezia alla Triennale di Milano che, nel 2016, gli dedica la retrospettiva Nulla Dies Sine Linea - insegnamento antico praticato con coraggio da Antonio Marras.

Mancava solo l'architettura. Fino alla sfilata di Antonio Marras di settembre 2017, per la quale sceglie il cantiere del Teatro Lirico di Milano: un gesto con cui porta la moda ad esplorare il territorio urbano, nel suo continuo divenire in quanto tessuto costruito e ri-costruito, abbracciando il progetto di Cantiere Evento della Fondazione Gianfranco Dioguardi.

 
di Manuele Menconi / 7 Febbraio 2018

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