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Antoni Gaudí, storia di un genio

Architetto dalla vita eclettica, ecco chi era il visionario progettista che ha plasmato Barcellona

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Getty Images

Come sarebbe Barcellona senza Antoni Gaudí e le sue opere, senza quelle forme colorate e sinuose in piastrelle di ceramica, senza le grottesche figure in pietra e laterizio, senza le oniriche facciate eclettiche e senza le floreali cancellate in ferro battuto?

La genialità fuori dagli schemi dell’architetto spagnolo ha dato vita tra fine Ottocento e inizio Novecento ad architetture uniche ed iconiche: opere di Gaudí come il Parc Guell, la Sagrada Familia, casa Batlló e casa Milà sono  tra i monumenti più famosi e visitati di Barcellona, tanto che nel 1984, sette delle opere di Gaudí a Barcellona sono state inserite nella lista dei patrimoni dell'umanità UNESCO.

È diventato ormai impossibile separare l’immagine dell’orgogliosa città catalana dalle colorate forme plastiche del suo architetto Antoni Gaudí, che ha punteggiato Barcellona di luoghi fiabeschi senza tempo, in cui un fervido immaginario creativo, ispirato dalla natura e dallo studio delle sue forme organiche, si mischia con un modernismo tecnologico, che spinge l’uso dei materiali e delle tecniche costruttive tradizionali ai limiti, inserendosi nel filone innovatore della Art Nouveau. Le Corbusier lo descrive come il “plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro”, sintetizzando in poche parole molti lati del suo genio.

La biografia di Antoni Gaudì è strettamente legata alla storia della Barcellona moderna e racconta di un ragazzo cagionevole e di umili origini, Antoni Gaudí y Cornet, nato nel 25 giugno 1852 a Reus, o nelle sue vicinanze, da una famiglia di calderai, che nel 1869 arriva in città per studiare architettura presso la Llotja. Alla sua laurea, nel 1878, il direttore della facoltà, Elies Rogent, affermò Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrà”.

Fin dalla sua prima commessa, Casa Vincens, Gaudì mostrò una fervida e feconda capacità di mescolare e contaminare gli stili del passato dando vita ad architetture indubbiamente moderniste. Recentemente restaurato e aperto al pubblico nel 2017, dopo la sua acquisizione da parte istituto bancario MoraBanc di Andorra, questo primo palazzo di Gaudì a Barcellona, commissionatogli nel 1878 e costruito tra il 1883 e 1885, risente molto dell’influenza teorica di Viollet-le-Duc, mescolando ecletticamente elementi gotici, ma anche mediterranei e arabi. La casa è caratterizzata da miradors rivestiti in mattoni rossi, pietra locale e colorate azulejos, anche in omaggio al padrone di casa, Manuel Vicens i Montaner, un ricco produttore di piastrelle.

 

Tutte le foto: Getty Images

Nello stesso anno durante l’Exposition Universelle di Parigi 1878, l’esuberante creatività di Gaudì venne notata dall’industriale liberale Eusebi Güell. Da questo incontro nacque uno fecondo rapporti di mecenatismo, che sfociò nella costruzione di architetture memorabili come i padiglioni Finca Güell, il palazzo Güell e il Parc Güell (1900-05) con i suoi viadotti, portici, grotte e terrazze. Qui tra le colline di Barcellona, architettura e natura si confondono, come nel sinuoso sedile rivestito di tessere colorate di ceramica che delimita la terrazza panoramica, testimonianza senza tempo di una maestria artigianale unica, tanto da diventare uno dei simboli dell’esuberanza di Barcellona.

 

Dopo una giovinezza segnata da cagionevolezze reumatiche, che lo costrinsero a ricorrere ad una vita frugale e a seguire un regime vegetariano, Antoni Gaudì nei primi anni del Novecento divenne una figura di spicco nella vita sociale di Barcellona, con il suo appassionato impegno sociale e i suoi eleganti modi dandy. Questa mondanità fu solo una breve moda passeggera, nel 1914 infatti Gaudì si ritirò nuovamente a vita privata e si concentrò unicamente sulla realizzazione del suo capolavoro la Sagrada Familia.

Risalgono a questo periodo dandy alcune delle opere più importanti di Gaudì, come Casa Batlló (1905-07) nota per il suo tetto curvilineo con torretta e i suoi stravaganti balconi a forma di ossa in pietra e ghisa. La facciata di questo piccolo edificio in Passeig de Gràcia cambia colore durante il giorno, grazie ad un rivestimento in mosaico di ceramica con sfumature dal verde all'azzurro.

Casa Milá (1905-10) conosciuta anche come La Pedrera, per la sua massa imponente e plastica che sembra una cava di pietra. Oltre la sua facciata dall’aspetto naturale, formata da centinaia di blocchi in pietra su misura e dai balconi in ferro che imitano elementi naturali, questo edificio dimostra la scientificità e il rigore progettuale di Gaudì. per il tetto di questa casa, infatti, l’architetto usa un'elegantissima struttura a catenaria, formata da un susseguirsi di curve flessibili ed omogenee, che sostengono il famoso tetto-terrazza con i suoi camini scultorei.

L’opera che ha però consacrato il genio di Gaudí è la Sagrada Familia, il cantiere eterno. la costruzione iniziò nel 1882 e i lavori furono affidati a Gaudì solo l’anno dopo, che come prima cosa rivoluzionò completamente il progetto. Dal 1914 fino alla sua tragica morte, investito da un tram nel 10 giugno 1926, Gaudí si dedicò esclusivamente alla costruzione di questa maestosa cattedrale, trasferendo qui anche il suo studio e scolpendo personalmente alcuni dei gruppi scultorei che caratterizzano le facciate e gli interni. Inaugurata il 7 novembre 2010, la navata centrale con il suo intrecciarsi di altissimi archi iperbolici, ricorda una foresta tropicale. La costruzione della Torre Centrale di Gesù è iniziata solo l’anno scorso e la fine lavori è prevista per il 2026, ma questo edifico ancora prima di essere terminato è già uno dei pilastri della storia dell’architettura moderna.


di Eugenia Murialdo / 2 Febbraio 2018

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