Il Regno Unito è ancora il paese migliore dove studiare design?

In calo il numero di domande: ecco cosa sta succedendo alle prestigiose università inglesi

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Getty Images

Sono 259.600 gli studenti che hanno fatto domanda di ammissione alle prestigiose scuole di arte e design che si trovano nel Regno Unito tramite lo schema dell’UCAS (Universities and Colleges Admissions Service) che permette fino a cinque opzioni di scelta a testa per ogni candidato. Tra loro ci sono coloro che popoleranno nei prossimi mesi i banchi di famosi istituti come il Royal College of Art (RCA), confermato nel 2017 il miglior posto al mondo dove laurearsi in arte e design secondo il QS World University Rankings, o la University of the Arts London (UAL), al sesto posto nella stessa classifica. Ma ci sono anche la Goldsmiths, la scuola d’arte di Glasgow, o la stessa Oxford che ha un corso di fine art, tutte mete ambitissime per chi vuole costruirsi una formazione solida e riconosciuta nel campo della creatività.
Il numero dei candidati è comunque elevato, inferiore solo a quello di chi ha fatto domanda per studiare medicina, business e biologia in UK, e pur tuttavia in calo del 5% rispetto all’anno scorso e ancora di più rispetto all’anno prima. In particolare le defezioni sembrano riguardare gli studenti provenienti dallo stesso Regno Unito (-6% rispetto al 2016) e gli europei (-4%), mentre si registra un incremento di domande da parte degli extraeuropei (+9%).
La tendenza rispecchia il dato generale: il totale netto di persone che hanno fatto domanda di istruzione superiore in UK è di 649.700 unità, 25.000 in meno (circa il 4%) rispetto all’anno scorso. Gli europei diminuiscono del 4% e gli extraeuropei aumentano del 2%.
È senz'altro prematuro leggere in questo trend un effetto post referendum sulla Brexit. Ad oggi, infatti, resta tutto invariato sia in termini di permessi di studio che di tasse (tranne un leggero aumento): 9.250 sterline all’anno per inglesi ed europei, 17.920 per gli extraeuropei, 1.350 per gli studenti nel programma di scambio internazionale o in Erasmus+. Verrà il giorno in cui, probabilmente, quest’ultima voce sparirà, quando la Brexit entrerà in vigore uscendo di fatto dall’Unione europea. Ma per adesso il Regno Unito è terzo dopo Spagna e Germania tra le destinazioni più gettonate del programma di studi all’estero.
Inoltre, sono molte le rassicurazioni che arrivano sia a livello di opinione pubblica che istituzionale sul futuro degli studenti europei nel Paese. Secondo un sondaggio condotto da Universities UK lo scorso ottobre, il 75% degli inglesi vorrebbe che il numero di studenti internazionali rimanesse lo stesso o addirittura aumentasse. Solo il 24% degli intervistati ha dichiarato di considerarli parte del "problema immigrazione”, uno dei temi più caldi della campagna referendaria.
Circa 160 università e altre organizzazioni hanno anche aderito all'iniziativa #WeAreInternational, che mira a garantire una continuazione senza traumi nell’afflusso degli studenti stranieri. "Lasciare l'UE creerà sfide significative per le università - ha dichiarato Julia Goodfellow, presidente di Universities UK. - Anche se questo non è un risultato che abbiamo voluto né sostenuto, rispettiamo la decisione dell'elettorato britannico. Ricordiamo però non lasceremo l'UE in una notte, ma ci sarà un graduale processo in cui si creeranno opportunità significative per ottenere garanzie e influenzare la politica futura”.
Più preoccupata è apparsa Paula Graham-Gazzard, del Consiglio per l'istruzione superiore in arte e design CHEAD parlando in un incontro con l’intergruppo parlamentare che si occupa proprio di questo settore lo scorso dicembre. Commentando il rischio di fuga di cervelli, la Graham-Gazzard ha detto che la creatività è un fattore chiave del “soft power” del Regno Unito ovvero quello che si esercita tramite la cultura, i valori e la politica. “Non solo contribuisce all’economia direttamente ma anche indirettamente rendendo il Paese un posto così attraente dove vivere e lavorare”. Il danno di immagine in parte è probabilmente già stato fatto.
L’energia creativa è uno degli aspetti cruciali che continuano ad attirare studenti in UK da tutto il mondo. In primis nella multietnica Londra, faro culturale dei movimenti giovanili e delle mode dai tempi dei Beatles ai giorni nostri, centro nevralgico delle mutazioni nei campi della creatività, dalla musica al fashion, dall’architettura al design.
Viverci da studente costa all’incirca 280 sterline alla settimana (tasse scolastiche escluse), secondo la stima fornita sul sito della Central Saint Martin (CSM). Ma sono soldi ben spesi per solcare le orme di autentici miti come gli stilisti Stella McCartney e Alexander McQueen, che hanno studiato alla UAL, o i designer Jay Osgerby eJasper Morrison, formatisi al RCA. Nessuno lo hai mai messo in discussione, almeno finora.
In questi giorni, proprio gli studenti della CSM si preparano a presentare la mostra Creative Unions che sarà lanciata durante l’imminente London Design Festival (16-24 settembre 2017). L’idea di fondo è che il mondo contemporaneo non debba essere definito da confini o binari bensì dalle connessioni. Le opere degli studenti celebrano la capacità dei progettisti di sfidare l'isolamento e in qualche modo sembrano voler offrire un simbolico contributo per scongiurare il peggio.

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