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irefuse Italia

Perché la carta da parati fa così tendenza?

Sfruttando i poteri della regina dell'interior decoration (alcuni quasi magici) Texturae ci regala il gusto di vestire le pareti, grazie a tante firme e un’unica filosofia

Nell’Ottocento la Gran Bretagna vittoriana fu vittima dell’affascinante mistero della carta da parati killer: un wallpaper di una tonalità di verde particolarmente in voga a cui si attribuirono innumerevoli morti (una storia avvincente a base di arsenico raccontata da Bitten by Witch Fever: Wallpaper & Arsenic in the Victorian Home, pubblicato da Thames & Hudson).

Un aneddoto dal sapore vagamente oscuro che dice tanto dei poteri delle carte da parati moderne negli interni: non uccidono, ma regalano emozioni. Dai wallpaper dal sapore vintage che delineano gli scenari fuori dal tempo nelle fotografie di David Lachapelle oa quelli pop dei film di Wes Anderson (ricordate la carta da parati Zebra disegnata da Franco e Flora Scalamandre nel 1945 usata nel film The Royal Tenenbaum?), fino all’immaginario flower-power degli anni 70 e a quello geometrico in tinte pastello degli Ottanta.

Oggi, che la casa diventa un mondo da vestire per sentirsi bene, la carta da parati trova nuovo slancio, e da rivestimento preferito per le zone di rappresentanza si trasforma in mezzo espressivo intimo e personale. Su questo lavora Texturae, giovane brand fondato da Daniele Morabito e Dario Pulitanò, che con la direzione creativa di Chiara Andreatti ha presentato una collezione di carte da parati poliderica, firmata da tanti designer e pensata per spazi diversi.

Ci sono Zanellato Bortotto e Jakub Zack, che lavorano con polveri e cristalli, Ahok e Chung Eun-Mo con la grafica, Palomba Serafini con l’optical, Brit Van Nerven con il colore, Vito Nesta con le ispirazioni orientale, Alex Proba con la fotografia, Servomuto con i drappeggi e Elisa Ossino con la metafisica.

Una collezione di design in cui ciascuno si sente libero di cercare il proprio universo e di riprodurlo sulle pareti di casa, mixando design internazionale e made in Italy.

Ad accomunarle c’è la filosofia: minimo impatto ambientale, materiali di alta qualità, artigianalità che si rinnova nelle tecniche d’avanguardia, democrazia del bello.


di Carlotta Marelli / 9 Giugno 2017

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