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La storia dell'architetto che ha aperto a Tulum un hotel tra giungla e città

In Messico, l’accogliente hotel eco-chic di Arturo Zavala Haag sceglie una formula innovativa, tra intimità e design, contesto urbano e natura

cover Suite 14
Courtsey of Arturo Zavala Haag

Camera con amaca: al bordo della foresta la cura antistress del boutique hotel Tiki Tiki dell’architettlo Zavala Haag

Amore per il design, rispetto per la natura e tutto ciò che è ecologico e una grande passione per l’architettura decò di Miami: questi sembrano le motivazioni che stanno alla base del coraggioso progetto del Tiki Tiki hotel a Tulum, in Messico, firmato da Arturo Zavala Haag. L’architetto dimostra già dall’adolescenza una vera passione per la fotografia e dopo la laurea conseguita a Città del Messico, si trasferisce a Parigi per lavorare come assistente del famoso fotografo di moda Serge Barbeau e contemporaneamente occuparsi di progetti architettonici per la maggior parte nel centro America. Solo dopo 14 anni nella capitale francese, già sposato con figli, Zavala Haag deciderà di ritornare in Messico, suo paese natale, affascinato in particolare dalla costa caraibica del paese.

In quell’area individua subito Tulum, la città che sta conoscendo un vero boom e e che appare immediatamente la location adeguata per iniziare il tanto agognato sogno di vita tropicale. La prima idea infatti è quella di costruire la propria dimora ma subito dopo appare chiaro il desiderio di dar vita ad un intimo boutique hotel.

L’idea era quella di creare una scelta alternativa ai grandi resort sulla spiaggia per il viaggiatore interessato ad esplorare la natura selvaggia dell’entroterra caraibico. Trovare il giusto equilibrio tra l’architettura, spesso non troppo innovativa, dei grandi hotel internazionali della costa e i piccoli alberghi non particolarmente eleganti dell’entroterra ha portato l’architetto messicano, con origini svizzere, a coniare per il suo progetto il termine eco-chic: un progetto dove un design contemporaneo si fonde, grazie alle forme arrotondate e ai colori terrosi, con la natura rigogliosa che lo circonda cioè un mare di verde che obbliga il viaggiatore ad avventurarsi in punta di piedi e riconoscere, ammirato, il tripudio di una natura la cui bellezza è un invito al rispetto e alla conservazione dei luoghi.  

 

Sì, perchè la location dell’hotel tropicale è di per sè già un trendsetting, non più nel centro di Tulum ma al limite tra la città e la giungla tropicale. L’architetto, che è anche il proprietario e il direttore dell’hotel, ha deciso per il suo progetto per delle linee pulite molto contemporanee con degli esterni dal color grigio chiaro che, se diventano evidenti nel verde della giungla, restano però rispettosi dell’insieme naturale. All’interno le linee si ammorbidiscono e il colore si fa ocra e racconta di cocooning e di casa.

La piscina con il fondo “rigato”, le pareti “perforate” degli spazi comuni, le piastrelle “a onde” che ricordano i grandi marciapiedi sulla spiaggia di Copacabana: tutto al Tiki Tiki ha riminiscenze di cultura internazionale, a volte affiancato a rigore funzionale, ma sempre ravvivato da un caldo senso dell’ospitalità.

Per colorare gli interni e non far sentire la nostalgia del mare relativamente poco lontano Zavara Haag ha deciso per delle piastrelle dal sorprendente color turchese, proprio come quello delle amache che fanno mostra di sè nelle camere da letto perchè, si sa, la siesta è un rito e il dondolio quieto accompagnato dalla brezza che penetra facilmente negli interni, il migliore antistress.


di Paola Testoni / 28 Giugno 2017

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