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Il 2018 è l'anno di Detroit, grazie (anche) a un hotel che attira i turisti come il canto di una sirena

ASH NYC e Quinn Evans Architects ristrutturano il Wurlitzer Building del 1926, trasformandolo in un albergo-simbolo della nuova linfa vitale che scorre in città

siren-hotel-detroit

Il downtown di Detroit si dà una ripulita aprendo il Siren Hotel nel Wurlitzer Building.

Costruito nel 1926 dall’architetto del posto Robert Finn, l’edificio era diventato il punto di riferimento per i musicisti locali, al punto da diventare il negozio di dischi e strumenti musicali più grande del mondo prima che la crisi del mercato musicale ne decretasse la fine.

Ora, dopo anni di declino di Detroit come capitale dell’auto americana, la città suona la riscossa, e il Siren contribuisce al suo rilancio.

Mantenendo e ristrutturando le bellezze dell’edificio, come pavimenti in travertino, gli stucchi ai soffitti (segno dell’ispirazione italiana), e le rifiniture in terracotta, ASH NYC e Quinn Evans Architects hanno convertito gli oltre 5000 metri quadrati in un hotel a Detroit da ben 106 stanze (, stanze a partire da $119).

Leggi anche: Alla scoperta della nuova vita di Detroit

Tutte le immagini: Christian Harder

Per gli interni si è fatto largo uso di terrazzo nei bagni e parquet nella stanza da lett. Mobili vintage contano pezzi di Colette Gueden, Joe Colombo, e Carlo de Carli.

Dalla hall ai corridoi, fino alle camere d'hotel, i colori preponderanti sono i bianchi a cui si accostano toni più profondi, che si ritrovano nella carta da parati blue-navy nonché nei tavoli e negli sgabelli in marmo, in un distintivo sangue di bue.

La biancheria dei letti e le coperte sono state realizzate dagli artisti della vicina Cranbrook Academy of Art, mentre a impreziosire l’ambiente concorrono anche le opere murarie e multimediali di Quentin Jones.

Il nome dell'hotel, Siren, è un auspicio, e dovrebbe infatti invogliare i clienti a tornare, sedotti dal canto o, in questo caso, dai 7 ristoranti dell'albergo e dalle 2 boutiques.

A dirigere la cucina, da soli otto coperti, dell’Albena è lo chef Garret Lipar. Al Kartl’s invece è possibile gustarsi i classici piatti americani accompagnati da una selezione di cocktail prima di scendere in pista per DJ e jukebox. Completa l’offerta una terrazza panoramica da cui si può ammirare la città.


di Stefano Annovazzi Lodi / 3 Aprile 2018

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