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Dubai, nel ristorante più cool si incontrano artisti e artigiani

Voluto da sua altezza Sheikha Bodour, Shababeek è stato progettato da Pallavi Dean Interiors con il supporto del know how locale

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Il nuovo ristorante di lusso a Dubai si chiama Shababeek, ed è molto più di un ristorante. A Sharja, capitale dell’omonimo staterello a pochi chilometri da Dubai, una delle donne arabe più potenti al mondo secondo Forbes, Sua Altezza Sheikha Bodour bint Sultan Al Qasimi, ha contattato Pallavi Dean Interiors, il miglior studio di design del 2017 di tutti gli Emirati, per realizzare un locale capace di distinguersi e di alzare l’asticella della ristorazione in tutto il paese. Per il suo primo ristorante, lo studio con base a Dubai ha collaborato con lo star-chef libanese Maroun Chedid, ma ha potuto contare soprattutto sulla creatività di molti designer locali.

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A questo puntava infatti la committenza regale: a coinvolgere artisti e artigiani della scena creativa degli Emirati Arabi per mostrarne il talento e fornire un’esperienza di design indimenticabile. Hanno partecipato al progetto generale Zohra Qureish, consulente all’ospitalità di Sheikha Bodour, e dei graphic designer di Two Thirds. Il risultato è un ristorante di design elegante, sofisticato e soprattutto contemporaneo.

Shababeek sorge al posto di un ex ristorante libanese che aveva ormai perso lo smalto di una volta. Il nuovo ristorante di lusso è frutto di un restauro: la progettazione è iniziata nel tardo 2016, mentre i lavori hanno preso quasi tutto il 2017. A caratterizzare il progetto è un approccio al design integrato, che fa incontrare cucina e interior decoration. L'approccio artigianale di Chef Maroun al menu, dove la cucina libanese incontra quella degli Emirati Arabi, è stato ripreso nella palette di colori vivaci (ricca di verdi, ottone spazzolato e tonalità neutre) e nei materiali naturali (rattan, legno e aggregati locali nei pavimenti del terrazzo).

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La storia architettonica del Libano si intreccia con influenze romane e islamiche: gli archi delle finestre sono classicamente romani, mentre i delicati motivi di modanatura in gesso utilizzano una geometria islamica astratta. Le decorazioni omaggiano la moda francese, la cucina mediterranea, la fauna del Golfo. Nella lobby, un albero d’ulivo omaggia l’ingrediente base della cultura culinaria libanese cui lo chef Maroun non rinuncia certo: l’olio d’oliva.

Pallavi Dean ha voluto decorare il soffitto con una carta da parati in cui figurassero uccelli, piante e alberi ispirati alla flora e alla fauna del medio-oriente e del Golfo. I collage digitali sono del collettivo artistico The Attic, con base a Dubai. Il carretto accanto all'ulivo è stato realizzato a mano a Sharjah. È un omaggio ai tradizionali ambulanti di Beirut che vendono il Kaa'k appena sfornato (il pane arabo a forma di anello). Qui serve a promuovere e vendere ingredienti e accessori del brand dello chef Maroun.

Le luci flamingo (di Vibia) alludono a forme astratte di uccelli in volo, mentre quelle Moooi enfatizzano ulteriormente il tema del voliera. Ma è nella sala da pranzo principale (foto in basso) che il design europeo di Vitra e Thonet incontra panche e tavoli realizzati da falegnami e tappezzieri locali in un laboratorio di Sharjah. L'Europa ritorna nella serie unica di 20 piatti dei ceramisti francesi di Faiencerie Georges, con illustrazioni di finestre dipinte a mano, che rappresentano finestre tipiche degli Emirati Arabi Uniti e del medio-oriente.

I curatori di Dubai Capsule Arts Studio hanno creato per il ristorante un'opera d'arte su misura: un collage fotografico monocromatico combina le piante che si trovano comunemente nella regione con un motivo a foglia d'oro sovrapposto. File di specchi, sedute e motivi pavimentali ricordano l'Art Deco parigina degli anni 20. 

“Di tutti gli elementi di questo ristorante, quello che amo di più e che mi dà la gioia maggiore è la qualità del lavoro prodotto da artisti e artigiani locali,”, spiega la fondatrice e design director Pallavi Dean. “Quando accosti un mobilio europeo - Vitra, Mooi, e così via - vicino a pezzi realizzati localmente, corri sempre il rischio di sottolineare una differenza di qualità. Non dentro Shababeek”.


di Roberto Fiandaca / 6 Dicembre 2017

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