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Il ristorante più fresco di Città del Messico è una casa modernista piena di verde

Si chiama Meroma ed è il nuovo place to be firmato OPA. Tre sale distinte, un comune denominatore: pochi decori, moltissimo verde

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© Luis Young

C’è un nuovo ristorante a Città del Messico, dove il design lascia a bocca aperta almeno quanto il cibo. Si chiama Meroma, si trova in uno dei quartieri più cool della capitale messicana, Colonia Roma, e porta la firma di OPA, studio locale cui va il merito di aver infuso nuova linfa al vecchio edificio modernista anni 80 che ospita il ristorante (Colima 150-1 Roma Norte, ).

La cuoca Mercedes Bernal descrive questo ristorante come un luogo di cucina contemporanea che si concentra su prodotti locali. Una delle bandiere di Meroma è l'uso di ingredienti messicani che provengono da luoghi vicini a Città del Messico.

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© Luis Young

Per prima cosa va detto che non stiamo parlando di una location qualsiasi, ma di una casa modernista del tutto peculiare, protetta dall'abbraccio avvolgente di giganteschi alberi secolari.

Il dettaglio che balza subito all’occhio è la griglia di finestre ovali che impreziosisce la facciata. Con una cornice del genere non servono effetti speciali o decori superflui: gli architetti hanno delineato un progetto che valorizzasse gli elementi architettonici preesistenti, creando al contempo uno spazio dinamico, in armonia con l’ambiente circostante.

I 160 metri quadri del ristorante, distribuiti su due livelli, sono stati suddivisi in tre aree ben distinte, ciascuna con la sua personalità, in modo da rendere interessante la transizione da un ambiente all’altro ed offrire ai clienti un’esperienza composita e mai banale.

© Luis Young

Si comincia dall’ingresso, un grande open space che si fonde con il marciapiede, invitando i passanti ad entrare.

Qui ci si può intrattenere in attesa che si liberi un tavolo al piano di sopra, sorseggiando uno dei cocktail d’autore serviti al bancone del bar, un grande blocco in terrazzo e cemento che domina lo spazio. Intorno a quest’ultimo si dispiega l'area salotto, tutta foderata in legno, con un grande divano semi-circolare che si sporge dalla parete.

© Luis Young

La sala da pranzo, al piano superiore, può ospitare fino a 35 persone.

A rendere unico questo luogo non sono soltanto le insolite geometrie tracciate dalle finestre ovali allineate, ma anche la spettacolare cupola di vetro che squarcia il soffitto, facendo entrare il cielo. Foglie e fronde verdi piovono dagli alberi esterni fin nella stanza, raccogliendosi sul vetro come una singolare composizione artistica.

© Luis Young

A sottolineare il protagonismo assoluto della natura ecco anche la scelta mirata dei materiali: pietra vulcanica per le pareti, legno locale per tavoli e sedie. Disegnate su misura, con una silhouette tondeggiante per agevolare la circolazione di ospiti e clienti, queste ultime sono ricoperte da soffici cuscini grigio chiaro che richiamano l’avorio del pavimento in terrazzo.

© Luis Young

Dalle aperture della sala si può scorgere il profilo della terza e ultima area del ristorante: il dehors, unico spazio aperto a disposizione dei clienti che vogliono dimenticare per un attimo la città, ritrovandosi letteralmente assediati dal verde.

© Luis Young

In grado di ospitare non più di 16 persone, la terrazza del ristorante ha un look più rustico degli altri ambienti, che interpreta alla perfezione la selvaggia bellezza dello sfondo. Arredi e pavimenti sono in legno riutilizzato, con un dettaglio intrigante a completare il quadro: un piano in vetro verde per i tavoli, che riflette ed evidenzia i profili degli alberi tutto intorno.

Anche qui, come nel resto del ristorante, l’atmosfera è rilassata, intima e accogliente.

Gli architetti di OPA, coadiuvati dallo studio di design comité de proyectos, sono riusciti a ricreare un ambiente particolare, le cui tre distinte anime trovano nella natura e nell'essenzialità decorativa il loro linguaggio comune.

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di Elisa Zagaria / 5 Aprile 2018

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