IL NUOVO RISTORANTE DI CARLO CRACCO IN GALLERIA È UN TEMPIO (GOURMET) A MILANO

Lo chef stellato inaugura tre piani dedicati alla ristorazione, ma anche alla città. Parole d’ordine: accessibilità e decorazione

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Cracco in Galleria è il nuovo ristorante di Carlo Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. O meglio, il suo “primo vero ristorante”, come spiega lo stesso Cracco durante l’inaugurazione.

Un progetto a tre piani che è estremamente milanese nella forma e nella funzione.

Anzitutto perché Cracco in Galleria è all’interno di uno dei luoghi più iconici di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele, una sorta di “barometro della città” che segna l’aria che si respira e che negli ultimi anni ha trovato una nuova vitalità grazie anche a interventi come l’ Osservatorio della Fondazione Prada .

In secondo luogo perché il ristorante di Cracco è un luogo accessibile, come vuole essere la città di Milano: non solo ristorante stellato ma anche caffetteria, bistrot e cantina, dove fermarsi per la colazione, il lunch, un aperitivo o, perché no, un dopo-Scala (che è una delle cose più milanesi che ci siano).

È milanese perché è un progetto imprenditoriale, un sogno (realizzato) da uno dei tanti “cittadini - d’origine o d’adozione - che fanno la loro parte per la crescita della città”, spiega orgoglioso il sindaco di Milano Beppe Sala. Ed è milanese perché nella città del Salone del Mobile , tutti i materiali e gli arredi, fino al minimo dettaglio, non potevano che essere opera di imprese artigianali altamente specializzate.

Infine è milanese perché è uno spazio progettato per essere vissuto come se fosse lì da sempre, per il quale lo studio Peregalli ha “interpretato la galleria senza stravolgerla, utilizzando il vocabolario architettonico – fatto di lesene, cornici, trabeazioni, bassorilievi e mosaici – esistente per costruire l’idea di un luogo attuale e aperto verso il futuro” racconta Laura Sartori Rimini.

Il nuovo ristorante di Cracco a Milano è uno spazio che non ha paura della decorazione, che anzi valorizza e conserva i dettagli dello spazio così come fa con la tradizione culinaria, e che vuole essere un’alternativa al proliferare di ristoranti che hanno fatto dello stile minimal un diktat imprescindibile. Fino a Carlo Cracco .

L’ispirazione, spiega Roberto Peregalli, è da cercarsi nel ristorante Le Grand Véfour ai giardini del Palais Royal di Parigi, un gioiello dell’arte decorativa del XVIII secolo considerato il ristorante più bello del mondo, in cui interno ed esterno vivono di un dialogo incessante.

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Cracco in Galleria: il Cafè

Il viaggio in questo “luogo coraggioso” inizia dal Cafè al piano terra, con pareti in stucco dipinte a mano dai motivi damascati, pavimenti a mosaico e un grande bancone di fine ‘800 che arriva da Parigi. È lo spazio più vicino alla città, dove fermarsi per colazione (tutti i dolci, dalle biroches alle torte, sono una creazione del pastry chef Marco Pedron che ha i suoi laboratori al piano ammezzato), per un pranzo veloce o per una cena informale.

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Cracco in Galleria: il Ristorante

Al primo piano c’è il vero e proprio ristorante stellato di Carlo Cracco , due sale e un privé anticipate da una sala d’accoglienza in cui l’occhio è catturato dalla carta da parati dipinta a mano con grandi corolle floreali. Nelle sale del ristorante le protagoniste sono invece le grandi finestre che affacciano sull’Ottagono e la Galleria, accompagnate da grandi specchi anticati, appliques in metallo e alabastro e dalla moquette ocra e marrone a motivo floreale. A ridosso degli specchi, un omaggio all’arte milanese del 900 con tre piatti in ceramica appesi, courtesy della galleria Robilant+Voena.

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Cracco in Galleria: la Cantina

Pareti rosso lacca e scaffalature in legno d’abete trasformano il seminterrato del nuovo Cracco-building in una cantina esclusiva (il valore dei vini ospitati, oggi, si attesta intorno ai 5 milioni di euro), con oltre 2000 etichette e diecimila bottiglie soprattutto italiane e francesi, dove degustare (o acquistare) il proprio vino.

Cracco in Galleria: cosa si mangia

Nel nuovo ristorante non si perderà il fil rouge con il ristorante di Cracco in via Victor Hugo : i piatti classici, dall’insalata russa caramellata al tuorlo d’uovo marinato, dal risotto allo zafferano e midollo alla piastra al rombo in crosta di cacao saranno i protagonisti di una cucina che combina tradizione e innovazione. Ma si potranno assaggiare anche ostriche, spaghetti al caviale e selezione speciale Spigaroli, nel menù à la carte pensata il per il Fumoir.

Cracco in Galleria: le cucine

Ogni piano di Cracco in Galleria ha la sua cucina, ma al primo piano si trova quella più importante, con piastrelle color giallo zafferano, bianco e nero disegnate da Gio Ponti, architetto che ha ispirato anche i servizi di piatti di Richard Ginori, ideati dallo Studio Peregalli e realizzati appositamente per Cracco, in tre varianti di colore.

Cracco in Galleria: lo spazio per eventi

Al secondo piano, la Sala Mengoni è concepita come uno scenario teatrale per eventi privati, adattabile grazie all’assenza di arredi fissi, fatta eccezione per il grande bancone del bar in marmo di Levanto degli anni ’20. A dare carattere all’ambiente, in continuità con tutti gli spazi di Cracco in Galleria, sono le pareti coperte da una resina speciale a rilievo a doppio disegno, con un effetto di ferro argentato, il pavimento in seminato e un affresco ottocentesco con un motivo di putti che ha suggerito i decori degli altri soffitti.

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