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irefuse Italia

Dry, il locale che ha fatto tornare di moda le pizzerie a Milano, raddoppia

Una formula vincente che ha scardinato lo stereotipo della classica pizzeria. Il Dry 2 è un luogo ibridato dove sperimentare una nuova forma di convivialità

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Kasia Gatkowska

Nello spazio di condivisione grandi tavoli dal design primario e un originale sistema  di illuminazione.  Sgabelli di HEM

Un architetto, Tiziano Vudafieri, un manager, Gianni Fiorillo, un avvocato, Dario Rigatti e uno chef stellato, Andrea Berton, uniti dalla passione per il cibo, decidono di studiare e proporre un nuovo modo di vivere la socialità legata alla tavola. Nasce Pisacco, un bistrot contemporaneo dove  è piacevole trattenersi, gustando piatti curati, basati sulla bontà delle materie prime. Il successo è immediato, Pisacco diventa la case history più imitata in città. 

Durante il Salone del Mobile del 2014, un misterioso invito a uno speakeasy in via Solferino convoglia folle di giornalisti e trend setter internazionali al Dry, una pizzeria con cocktail, dalla formula rivoluzionaria destinata a diventare un cult. Il progetto, dello studio Vudafieri Saverino Partners, si permette di scardinare il modello pizzeria con forno  a vista, la bandiera italiana, il mandolino, il logoro abbinamento pizza & birra. 

A sinistra: Tracce evidenti di un luogo che  racconta la sua storia, sui muri scrostati e i vecchi pavimenti, nel Dry 2 di viale Vittorio Veneto a Milano, l’ultimo locale di tendenza progettato dallo studio Vudafieri Saverino.  A destra: l'importante ingresso con scale in marmo. Photo: Kasia Gatkowska

“Il Dry è chiuso all’ora di pranzo, inconsueto per una pizzeria, incomprensibile per i turisti che con le guide in mano non riescono a farsene una ragione“, raccontano i progettisti, “è uno spazio articolato, lasciato così com’era, con un’aria di non finito, con i vecchi intonaci e fili di lampadine avvolte su un bastone di cantiere. È un locale agerarchico: eliminato il bancone del bar, si è creato un rapporto diretto tra chi lavora e i clienti, intorno a un grande tavolo a bere un cocktail in attesa di sedersi ai tavoli della pizzeria. In poco tempo questo spazio, da luogo di contorno, diventa simbolo del Dry.

A sinistra: i progettisti Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino. Photo Nathalie Krag. A destra: sulla parete l’opera del giovane videomaker Jacopo Rinaldi attira l’attenzione degli ospiti. Sedie Harrow di UHS. Photo: Kasia Gatkowska

Dalla stessa filosofia, uguale ma diversa, nasce il Dry 2 in viale Vittorio Veneto, un luogo con una forte personalità, un ingresso trionfale da palazzo, un grande spazio solenne come la navata di una chiesa, interrotta all’ingresso dalla Cocktail Station, un’isola aperta su ogni lato. Continua il racconto degli autori, Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino: “Ci piace dire che sono locali molto pensati e poco disegnati. Facilmente ci lasciamo trasportare dalla storia che il luogo racconta e dalle casualità che succedono in corso d’opera. Alla maniera di Carlo Scarpa che disegnava sui muri e sui sacchi di cemento, sviluppando il progetto, più che in studio, in cantiere. Abbiamo immaginato spazi ibridi per sollecitare nuove relazioni tra gli ospiti nelle diverse situazioni”. 

 

A sinistra: nella zona riservata alla ristorazione, la pasticceria interna testimonia che tutto qui è fatto in casa. A destra: all’ingresso del Dry 2, tra gli archi, la Cocktail Station è un’isola aperta su tutti i lati per assecondare la spontanea fruizione degli spazi. Pavimenti originali, pareti con tracce di affreschi, superfici brillanti. Photo: Kasia Gatkowska

Il Dry 2 apre da mezzogiorno alle due del mattino e in questo tempo il vissuto cambia notevolmente, pranzi d’affari veloci, cene più rilassate. E sul tardi i giovani della notte, liberi di ritrovarsi in piedi a bere un cocktail, uscire fuori a fumare una sigaretta, ritornare e incontrare altri ospiti. Sulle pareti, con gli antichi archi che fanno da cornice, opere di giovani videomaker attirano l’attenzione del pubblico. Selezionati dalla curatrice Paola Clerico, giudicati da una giuria qualificata, quattro artisti under 30 concorreranno al premio Dry.
Il vincitore, partendo da una pizzeria che non vuole essere un museo e neppure un’associazione culturale, muoverà il primo passo nel mondo dell’arte.

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di osaria Zucconi e Francesca Benedetto / 24 Novembre 2017

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