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irefuse Italia

Edit Torino, polo del food and beverage che non c'era. Il nuovo quartiere pulsante di Torino e una storia alla Sliding Doors

Con i suoi oltre 2 mila metri quadri Edit è cibo, divertimento, condivisione, innovazione. Un piccolo impero dove ogni ambiente è un racconto, e un menù, a sé

edit-torino-ristorante

Edit, Torino nord est. Un pub, un birrificio, un ristorante, la bakery, un cocktail bar e le cucine professionali. Sei in uno.

Siamo alla periferia della città, Barriera di Milano, entriamo da Edit: un ex capannone industriale di 2.500 mq riconvertito in una destinazione di cibo, convivialità, co-working… che sfugge a qualsiasi idea di “già visto”.

Come suggerisce il nome - EDIT è l’acronimo di Eat Drink Innovate Together-  abbiamo cibo, il bere, lo stare insieme, e l’innovazione, la quale corre su più assi: la lungimiranza e l’audacia di scommettere su questa fabbrica in disuso, su questa zona fuori porta, e su un concept che non esiste. 

Leggi anche: Officine Grandi Riparazioni, a Torino la capitale industriale diventa hub delle idee

Che cos'è Edit?

Edit a Torino non è un ristorante, non un bar, non un birrificio, e nemmeno un co-working. Come dicevamo, tutte queste opportunità e proposte  sotto lo stesso tetto, all’insegna della convivialità e della condivisione.

E un passo in più. Ci sono anche le Edit Kitchens, 4 cucine professionali, a disposizione per affitto di privati e aziende, per chi volesse cimentarsi con il mondo del food, per corsi professionali, team building, serate ai fornelli, cooking class e show cooking.

Un format tra cibo e co-working che non esisteva prima, in una zona che punta a una seconda vita.

La storia di Edit

La genesi e il team di Edit meritano un capitolo a sé. Si tratta di un concept e una squadra che si sono composti strada facendo, naturalmente, grazie a una serie di fortuite coincidenze e incontri.

Il protagonista è Marco Brignone, imprenditore torinese, che mette la prima pietra acquistando come investimento immobiliare questo spazio abbandonato di 5mila mq totali in via Francesco Cigna. Si tratta dell’ex fabbrica di cavi elettrici Incet. Come sfruttarla al meglio? Per valutarne la destinazione d’uso, Brignone si rivolge a un incubatore che, a seguito di una ricerca di mercato, riporta che a Torino manca uno spazio per la produzione di birra.

Ecco l’idea al centro: offrire non solo la somministrazione, ma anche la produzione di birra, per pinte nuove così come per realtà locali già esistenti.

Marco Brignone ha bisogno di un “renderista”, cerca su Google ed ecco che incontra lo studio di progettazione Lamatilde di Michele Cafarelli - che si prenderà poi cura di tutto lo sviluppo del progetto di recupero e di interior di Edit, all’insegna della concretezza e del rispetto dello spirito originario del luogo, degli ultimi dettami dell’architettura contemporanea e di arredi di design per la maggior parte studiati e realizzati su misura.

Il concept si allarga a macchia d’olio, e di pari passo le persone coinvolte.  Non solo birrificio, ma pub, e poi il cocktail bar e il ristorante dei fratelli Costardi, fino alle cucine professionali da affittare.

La squadra vede coinvolto il figlio di Marco Brignone, Gian Luca, che dopo anni negli Stati Uniti sta rientrando nella città natale sull’entusiasmo e l’energia di questa grande nuova avventura di famiglia.

L’amministratore delegato è il giovane consulente che aveva svolto la ricerca di mercato iniziale, il 27enne Giovanni Rastrelli.  E man mano si aggiungono amici e collaboratori, per aiutare a sviluppare l’uso dello spazio e far quadrare tutte le parti e la loro gestione.

Ripagati da un’accoglienza entusiasta da parte dei torinesi, e non, i ragazzi di Edit lavorano in corsa, testando e oliando sul campo l’ingranaggio, prevedendo l’apertura di uno spazio al secondo piano dedicato a eventi, mostre e conferenze (Osservatorio) e nel prossimo futuro anche 12 loft per affitti e pernottamenti, punto d’appoggio per riunioni di lavoro etc. nei restanti 2500 mq dell’ex fabbrica Incet.

Edit, menu, ambienti... e sound newyorkese

Edit è un trionfo di stili, un puzzle di ambienti e rispettive identità, dal calore e dalla morbidezza del cocktail bar al più industriale birrificio con bancone in cemento armato, alla bakery con accoglienti divani che invitano alla lettura e alla conversazione sotto le inconfondibile, classiche lampade Arco di Castiglioni. 

A ciascun ambiente il suo menù, e vice-versa (e una fascia di prezzo). Così al piano terra, dopo la Brewery, si va al pub, contraddistinto da lunghe tavolate comuni e panche in legno, per suggerire la convivialità e la condivisione, il piacere di stringere nuove conoscenze con informalità, tra chips di patate rustiche, tortini di riso venere e verdure, insalata di spinaci e melograno, taglieri di affettati, panini al vapore e la torta Edit (piatti a cura degli chef Renato Bosco e Pietro Leemann). 

Salendo al piano superiore, si è accolti dai toni più caldi e dalla raffinatezza dei velluti e dei drinks del cocktail bar, ideati dal re della mixologia Barz8. Ed ecco una sala privata, volutamente in bilico tra buon gusto e kitsch, oro e rosso.

E il ristorante dei Costardi Bros, chef stellati di Vercelli, con un menù divertente al bancone con 4 carte dove ognuna rappresenta l'ingrediente principale del piatto che si può scegliere. Il risotto, pezzo forte dei Costardi Bros, viene servito in una latta alla Andy Wharol. E un tocco ulteriore di sperimentazione: per il dolce si cambia posto! Dai tavoli si è invitati a spostarsi al bancone, per “rompere le fila” dei commensali a favore del loro mescolarsi in nuove conversazioni e amicizie.

Michele Cafarelli, responsabile del progetto architettonico e di interior, dice: “L’obiettivo era mantenere l’eredità industriale del posto, si voleva continuare a essere una fabbrica, intesa come un insieme di laboratori legati al cibo e alla birra. Abbiamo creato varie zone, con connotazione industriale, tubi a vista, tutta la parte strutturale e impiantistica mai nascosta, abbiamo lavorato con semilavorati poveri. E scaldato alcuni ambienti con il legno e l’ottone”. 

La maggior parte degli arredi è ad hoc, nata da una suggestione, un ricordo personale o un’ispirazione vista in un viaggio dalla famiglia Brignone.

E particolare attenzione al sound. “La parte acustica – dice Gian Luca Brignone – è per me molto importante, la conversazione deve essere facilitata anche con il locale pieno, con 300 persone. Abbiamo pannelli fonoassorbenti che rendono le colonne futuristiche!  E a ogni ora del giorno c’è una musica particolare: abbiamo una playlist creata per noi dai ragazzi di White Label Creative di New York, che fanno esperienze sensoriali in grandi hotel e store, dai W a Tom Ford”. 

Condivisione e contaminazione

“Tutto è all’insegna della collaborazione e del mix. La contaminazione di ricette e di prodotti tra un’aerea e l’altra. Il risotto dei Costardi Bros ha con una birra fatta da noi e un tocco di caffé Lavazza, che sono amici di Torino. Il paninetto vegetariano è una ricetta di Renato Bosco ma con farcitura ideata da Pietro Leemann. La bakery dal croissant per colazione diventa un Vermouth bar la sera. Puoi venire la mattina, prendi un caffè, ti fermi a lavorare, organizzi un pranzo di lavoro, poi ti fai un cocktail, e resti anche per cena”, racconta Gian Luca Brignone.

L’ispirazione? In Europa non esiste nulla di pari ricchezza.

“Uno dei modelli a cui ci siamo ispirati  - continua Gian Luca - è Union Kitchen a Washington DC. E ci sono degli spazi in Olanda e a Berlino a cui abbiamo guardato, ma poi abbiamo costruito noi il nostro format.  Vorremmo riuscire a creare un ambiente dove la gente stia bene, con un’offerta di prezzo varia. Edit è nato con l’idea di poter essere replicato in altre parti del mondo, non ci sarà il birrificio ma magari la distilleria di gin, non le cucine ma... dipenderà da dove andremo”. 

Il quartiere dei surfisti

Da ultimo. Un giro nei paraggi. Siamo, come dicevamo, alla periferia di Torino, imbocco dell’autostrada per Milano.

Una periferia industriale che in questi anni si sta muovendo e avendo nuova vita, con il museo Ettore Fico, il germogliare di gallerie d’arte e studi di design.

“La città - conclude Gian Luca Brignone - sta sposando poco a poco il baricentro da questa parte, non verso Mirafiori. Abbiamo la stazione, lo stadio, l’ingresso per Milano. Il Parco Dora, posto incredibile, non è lontano. I surfisti sono quelli che trovano i gioielli delle spiagge nei posti più sperduti del mondo 20 anni prima che arrivino gli hotel. Questo è un mondo che tra i murales, i Docks Dora e le gallerie potrebbe essere un po’ come la zona Shoreditch di Londra 10 anni fa, un’area post industriale da tenere sott’occhio”.

 


di Caterina Lunghi / 11 Aprile 2018

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