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irefuse Italia

Milano, il bistrot in Porta Romana si chiama Dabass

Ammicca agli anni '30 e '40 e guarda allo stile orientale, unisce cucina della tradizione e molecolare, ed è l'indirizzo giusto per (ri)scoprire il gusto di Milano

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Federica Santeusanio

La movida della cena in Porta Romana a Milano non accenna a fermarsi, e anzi si arricchisce di proposte sempre più articolate. Se cercate un bistrot un po' vintage provate a guardare all'interno della risposta italiana al Flatiron di New York, Casa Sartorio – palazzina Liberty del 1909 progettata dell’architetto Provasi. Troverete Dabass Milano, che in dialetto milanese vuol dire “giù da basso” aperto per l'aperitivo e la cena (via Piacenza 13, Milano, tel. 02 45371120, menu degustazione 30€).

Quella di Dabass è una storia d’amicizia. Quella di Maddalena Monti, lo chef Andrea Marroni e il barman Roberto Floridia che hanno unito le forze per aprire questo cocktail bar-bistrot a Milano che mantiene in tutto e per tutto il segno di un grande affiatamento. Il progetto è firmato A2BC, mentre gli interni sono stati curati dalla stessa Maddalena e Francesca Savini.

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Tutte le foto: Federica Santeusanio

Ad accoglierci c’è un eccentrico bancone, opera dell’artista Graziano Locatelli che da anni lavora con la ceramica e crea composizioni fatte di frantumi di piastrelle: l'installazione creata per il bistrot di Porta Romana si chiama Optical Crash.

Una seconda sala, più adatta alla cena, si trova riparata all’interno.

Il palazzo liberty riecheggia in alcuni complementi d’arredo, scovati ai mercati e rimessi in sesto. Ma non mancano poltrone anni ’40 e ’50 e suggestioni più esotiche.

Dai ventagli ai ricami, un po’ di Asia trova spazio al Dabass, e c’è da scommettere che l’arredo cambierà ancora seguendo il corso dei viaggi in giro per il mondo dei proprietari. L’ambiente è inoltre illuminato da lampade di Contardi Lighting, tra cui le Calypso di Servomuto.

Se l’arredo è femminile, la cucina è maschile. Lo chef Andrea Marroni si cimenta in piatti della tradizione milanese, rivisitati, e di casa sua, Roma.

Piatti più sperimentali prevedono moderne tecniche di cottura, come quella sous vide, o elementi di cucina molecolare. Il tutto per un menù degustazione da 4 portate e 4 o 5 fuoricarta preparati con ingredienti di qualità e stagionali.

Ma perché Dabass? Perché c’è una botola d’artista, ovvero una finestra di vetro aperta sul pavimento sopra una stanza sotterranea in cui, a rotazione, artisti visuali potranno esporre il proprio lavoro.

Ma anche perché l'atmosfera è quella di un salotto domestico, una vecchia casa arredata negli anni con servizi spaiati in tavola tra chinoiserie e porcellane inglesi. 


di Stefano Annovazzi Lodi / 8 Aprile 2018

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