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irefuse Italia

La Triennale racconta Osvaldo Borsani. Con un curatore speciale

Oltre 300 opere, tra mobili e disegni, ripercorrono la vita e la carriera dell'architetto milanese in una mostra curata da Norman Foster

poltrona-osvaldo-borsani-tecno

Poltrona disegnata da Osvaldo Borsani e prodotta da Tecno

Si intitola semplicemente “Osvaldo Borsani” la nuova mostra inaugurata a La Triennale di Milano e dedicata a uno dei personaggi più interessanti nel panorama dell’architettura e del design italiano del ‘900.

Curata da Norman Foster e Tommaso Fantoni, è la prima retrospettiva completa sul lavoro di Osvaldo Borsani architetto, figura schiva e riservata ma animata per tutta la vita da un grande talento, versatile e poliedrico.

Come scrive infatti Giampiero Bosoni, nel volume monografico “Osvaldo Borsani. Architetto, designer, imprenditore” edito da Skira, “nella storia che ha visto intrecciarsi nel nostro paese il design con l’architettura, secondo un tipico e speciale modo italiano, forse nessuno, anche a livello internazionale, ha attraversato l’intero XX° ‘secolo breve’ con la stessa ampiezza evolutiva, sia di progetto sia di tecniche produttive, come l’architetto, designer e imprenditore Osvaldo Borsani”.

Quindi, dopo aver visitato la sua villa a Varedo aperta in occasione del Salone del Mobile ad Aprile, con questa mostra in Triennale si ha finalmente la possibilità di vedere da vicino non solo i lavori più famosi di Osvaldo Borsani, ma anche tanti schizzi, disegni e appunti, che riescono a offrire una chiave di lettura dell’approccio progettuale, oltre che creativo, di Borsani.

E che consentono anche di conoscere meglio questo artista, che ha avuto la fortuna di vivere in un momento decisivo nella storia del design italiano del ‘900, durante il quale il boom economico incontra il progresso tecnologico e un fiorente sviluppo delle arti.

Attraverso oltre 300 opere, che comprendono pezzi unici e prodotti industriali, oltre a documenti di archivio e arredi, sono raccontati i cinquant’anni emblematici e più significativi della sua attività. Si spazia dagli anni Trenta, quando dopo aver studiato al Politecnico di Milano, Osvaldo Borsani collabora con alcuni amici artisti a progetti di arredamento e di interni, lavorando con Lucio Fontana, Roberto Crippa, Aligi Sassu, Fausto Melotti e Arnaldo Pomodoro.

Ci sono poi tanti modelli dei suoi mobili più famosi prodotti a partire dagli anni ’50, quando, con suo fratello gemello Fulgenzio, Osvaldo Borsani rileva l’azienda paterna di arredamento ABV Atelier Borsani Varedo e fonda nel 1953 Tecno, che diventa in breve tempo una delle principali aziende di design italiano.

Tra i tanti pezzi esposti in Triennale a Milano fino al 16 Settembre - oggi tutti appartenenti a collezioni private – ci sono anche alcuni degli arredi originali disegnati per Casa Minima, molti dei suoi mobili prodotti ancora da ABV e tutti i progetti più famosi per l’ufficio di Tecno.

Da ultimo, in un ideale passaggio di consegna, il tavolo Nomos, che fu il primo disegnato da Norman Foster per Osvaldo Borsani e l’ultimo prodotto da Tecno nel 1986, un anno dopo la morte dell’artista italiano.

 


di Maria Chiara Antonini / 16 Maggio 2018

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