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Quali sono i 111 cult della moda? La risposta al MoMA di New York

Oggetti iconici, dal bikini al rossetto rosso in una mostra per esplorare il rapporto tra moda, cultura e società

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© 2017 The Museum of Modern Art. Photo: Martin Seck

Che ci fanno orologi, infradito e reggiseni nella mostra “Items: Is Fashion Modern?” al MoMA di New York? Semplice: sono tra i protagonisti di un'esposizione dedicata al mondo della moda, inaugurata il primo ottobre e visitabile fino al 28 di gennaio. 111 pezzi cult, entrati a far parte dell'immaginario collettivo, vengono messi sotto la lente, per promuovere una riflessione profonda sul rapporto tra moda e cultura, economia, tecnologia, identità ed estetica.

 

White T-shirt. Image courtesy Shutterstock/SFIO CRACHO

Al centro della scena al MoMA di New York non ci sono gli artisti (designer o stilisti), ma gli oggetti, 350 abiti e accessori che hanno anticipato o rispecchiato i cambiamenti sociali negli ultimi duecento anni, condizionando non solo il nostro guardaroba, ma il nostro modo di vivere e di pensare.

Paola Antonelli e Michelle Millar Fisher, curatrici della Mostra, hanno scelto di declinare ciascun Item lungo tre direttrici: l’archetipo, lo stereotipo, il prototipo, per indagarne a fondo la storia (dalla progettazione alla distribuzione), il contesto e l'impatto.

 

A sx: Dress by Thierry Mugler, 1981. Courtesy Indianapolis Museum of Art/Lucille Stewart Endowed Art Fund. © Thierry Mugler, 2017

A dx: Pencil skirt interpreted for Items: Is Fashion Modern? by Bobby Doherty. © 2017 Bobby Doherty. Image courtesy The Museum of Modern Art, New York

Prendete ad esempio il Little Black Dress, il vestitino nero immancabile nel guardaroba di qualsiasi donna. Prima che nel 1926 Coco Chanel lo consacrasse dalle pagine di Vogue, il nero era il colore del lutto, che la Prima guerra Mondiale aveva reso tragicamente popolare. Poi però erano venute le divise della Ford, nere perchè una volta lavate si asciugavano più in fretta. E così la percezione collettiva era cambiata: il nero significava progresso, non più soltanto dolore. Coco Chanel intercettò questo sentimento e gli diede forma, ideando quella che sarebbe divenuta una divisa per milioni di donne. In mostra al MoMA NY si può ammirare l’archetipo firmato Chanel, ma anche ricostruirne l'evoluzione e l'impatto sulla società attraverso declinazioni non meno iconiche (come l'indimenticabile Little Black Dress di Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, disegnato da Givenchy). E poi c'è il prototipo, ovvero un balzo nel futuro, una proiezione di ciò che sarà di quel capo, affidata ad artisti noti o emergenti. Qui ad esempio troviamo l’audace interpretazione di Pia Interlandi: un vestitino nero per traghettare l'anima nell’aldilà, che recupera la componente luttuosa delle origini e la fonde con la tecnologia: l’abito è intessuto con inchiostro termocromatico, per cui toccandolo le dita lasciano un’impronta colorata, a suggellare un legame tangibile, che non si spezza, tra chi resta e chi non c'è più.

 

Levi Strauss & Co. waist overalls, 1890. Courtesy Levi Strauss & Co. Archives (San Francisco)

Questo è solo un esempio di ciò che potete trovare in mostra: si va da pezzi fortemente legati al brand che li ha lanciati, come il Wanderbra, le All Star o i Levi’s 501, ad altri più tradizionali e associati all'identità di un popolo, come il sari e la kefiah. 

Moltissime le curiosità e gli aneddoti che vi aiuteranno a capire cosa c'è dietro oggetti che già avete o desiderate disperatamente. Sapete ad esempio perché la Birkin si chiama così? Era il 1981 quando l'attrice Jane Birkin, durante un volo Parigi - Londra, fece cadere la sua borsa spargendo in giro tutto ciò che conteneva. Accanto a lei sedeva Jean-Louis Dumas, dirigente di Hermès. I due si ritrovarono a parlare di quanto sarebbe stato utile dotare le borse di una tasca interna. Quella chiacchierata sarebbe diventata di lì a poco la borsa più celebre e ambita di tutti i tempi.

Chinos, coppola, and Dr. Martens interpreted for Items: Is Fashion Modern? by Monika Mogi. © 2017 Monika Mogi. Image courtesy The Museum of Modern Art, New York

Molto più facile è certamente procurarsi un paio di Dr. Martens: caratterizzate da una particolare foggia e da una suola con cuscinetto d'aria, queste scarpe leggendarie, divenute simbolo di sottoculture come quella punk e grunge, non sarebbero esistite senza un incidente ad un piede. Quello del dottor Klaus Maertens, un medico tedesco, che le sperimentò su di sé per poi metterle a disposizione dei soldati come scarpe ortopediche, durante la Seconda guerra mondiale.

Preferite i tacchi a spillo? Allora riconoscerete certamente le Monolo, le Jimmy Choo e le Louboutin, che serie TV come Sex and the City hanno impresso in modo indelebile nell'immaginario femminile, in ogni angolo del mondo.

 

© 2017 The Museum of Modern Art. Photo: Martin Seck

E il nostro blasonato Made in Italy? Non si può parlare di moda senza parlare di Italia: e allora ecco al MoMA di New York lo zainetto di Prada, le cravatte di Marinella, i vestiti di Armani e Versace, ma anche pezzi dalle radici più umili e lontane, come la coppola. Al MoMA, insomma, la moda si racconta, intersecandosi con l'arte e con la storia, facendo il giro del mondo per restituirci un ritratto poliedrico di quello che siamo, attraverso i simboli che ci rappresentano. 

© 2017 The Museum of Modern Art. Photo: Martin Seck

“Items. Is fashion modern?” raccoglie l'eredità di un'altra mostra dal nome simile “Are Clothes Modern?”. Con questo interrogativo, nel 1944, il MoMA accoglieva per la prima volta dei vestiti tra i quadri e le sculture degli artisti più acclamati. Non era solo un'occasione per riflettere, in piena guerra mondiale, sul bisogno di conformismo o il concetto di superfluo. Era una legittimazione, un riconoscimento nobile del ruolo della moda nella società.

A settant'anni di distanza la forza iconica ed evocativa degli oggetti in mostra ci conferma il valore di quell’intuizione. Oggi la riflessione tocca altri temi, come la raffigurazione del corpo femminile, la dimensione identitaria nel mondo globalizzato e l'impatto della tecnologia su materiali e design. Questioni che trascendono la moda e arrivano al cuore del dibattito contemporaneo, a dimostrazione che quelle scarpe, quei vestiti, quei gioielli non sono più soltanto degli oggetti.

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di Elisa Zagaria / 10 Ottobre 2017

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