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irefuse Italia

Made in Italy e hotellerie: un talk e un contract book

Le esperienze di B&B Italia, ItalianCreationGroup e Viabizzuno in un talk tenutosi all'irefuse Grand Hotel

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Il contract book di irefuse Italia dedicato al tema dell'ospitalità

Con il talk ‘Il made in Italy nei progetti per l’hotellerie’ ieri sera si è concluso il ciclo di incontri all’irefuse Grand Hotel firmato quest’anno dallo studio Antonio Citterio Patricia Viel. L’incontro a Palazzo Morando è stato anche l’occasione per presentare l’irefuse Contract Book, l'allegato al numero di ottobre del magazine, dedicato proprio all’ospitalità: un tema che dalla carta migra nello spazio per diventare reale con la nostra mostra installazione The Open House. Il piccolo volume racconta come negli ultimi anni la ricettività sia cambiata, aprendosi alla contaminazione di modi altri di fruire lo spazio: oggi gli alberghi declinano tipologie sempre più contemporanee - city hotel, resort, stube di ultima generazione, rifugi esclusivi - e modalità di accoglienza che si legano e si aprono al territorio. L'innovazione c'è non solo nell'accezione tecnologica, ma anche e soprattutto di redesign: di spazi comuni che diventano sempre più a misura d’uomo. Una trasformazione in atto a tutte le latitudini firmata dai grandi nomi del design e dell’architettura e realizzata da aziende testimoni in tutto il mondo del meglio del made in Italy. 

È dalla condivisione di questa considerazione che Livia Peraldo Matton, Direttore di irefuse Italia, ha condotto il dibattito. Seduti davanti alla platea, Roberto Barbazza e Riccardo Cogliati, rispettivamente Sales Manager e Technical Director Contract Division di B&B Italia, Stefano Core, Amministratore Delegato di ItalianCreativeGroup e Mario Nanni, Responsabile del pensiero progettuale di Viabizzuno. Cosa si intende per area pubblica? E perché è strategica per le divisioni contract? Zone di sosta e di passaggio, uniche e irripetibili (è l’opinione unanimamente condivisa). Affrontarne la progettazione vuol dire mettere in campo la capacità (e la potenza) produttiva di un’azienda chiamata a realizzare tutto su misura. 

Il trionfo del tailor made (in Italy) è frutto di una competenza coltivata nel tempo, come ha dichiarato Giorgio Busnelli, nel video proiettato durante la serata. B&B Italia è l’azienda che per prima in Italia si è mossa nel mondo del contract: in principio c’erano le marine, con 33 navi da crociera, poi il mondo del retail e del corporate e ancora hotel e aeroporti. Il servizio offerto è un fit out (realizzato su disegno) che vale 35 milioni di fatturato. Una cifra importante, cresciuta percentualmente negli anni grazie alla capacità di ingegnerizzare anche il più piccolo dettaglio: in questa parola la magia del progetto e della sua riuscita. Qualche esempio? il Bulgari Hotel di Pechino, ma anche il Sereno di Patricia Urquiola a Torno, in provincia di Como, e il Conseratorium di Piero Lissoni ad Amsterdam. Alla domanda ‘si può fare?’ Riccardo Cogliati risponde sempre di si. Mai lasciar cadere la sfida di trasformare un disegno in creazione. Tutto parte dal concept che diventa realtà già nella fase del mock up, ovvero la realizzazione di un modello in scala 1:1. Se tutto funziona e il developer (il primo interlocutore dell’azienda) insieme all’architetto è soddisfatto, parte la produzione.  

Nel caso di ItalianCreationGroup, la holding a cui fanno capo Driade, FontanaArte, Valcucine e Toscoquattro, la fornitura abbraccia tutti gli ambiti dell’ospitalità: dal living al bedroom e dal bathroom al kitchen. Contando su una capacità produttiva che nobilita il saper fare artigiano. Un savoir faire che noi italiani dobbiamo imparare a divulgare, come ha dichiarato Stefano Core, anche in virtù della ripresa economica che consentirà ai marchi del lusso di allargare il mercato nel prossimi anni. Intanto la divisione contract del gruppo ha consolidato il 30% dei 65 milioni del 2016. Unicità ed esperienza sono quindi i driver che consentiranno al made in Italy di cavalcare la ripresa del settore. Facendo leva sulla ‘coopetition’, ovvero la capacità di cooperare in modalità competitiva. Sfidante.  

Come le convinzioni di Mario Nanni fondatore di Viabizzuno, maestro della luce e del buio, che ha lavorato con Peter Zumtor, Kengo Kuma e David Chipperfiel, tra i tanti. Lui, un passato da elettricista che evoca a garanzia della propria capacità tecnica, combatte la sua battaglia contro la luce elettronica (il suo modo poetico di indicare i Led). Perché della luce se ne parla quando è usata male, meno quando usata bene. Come nel Sulwhasoo, il building firmato da Neri&Hu in Corea, dove binari elettrificati trasformano sfere di vetro in lanterne luminose che galleggiano nell’aria. Un progetto al limite dell’installazione che esporta nel mondo una sensibilità tutta italiana. Sia essa brianzola o romagnola: uniti si vince.

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di Paola Carimati / 19 Ottobre 2017

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