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irefuse Italia

Matteo Thun, il contract e un modo di fare le cose tutto italiano

Come si coniuga la piccola media impresa con un progetto di contract? Con la capacità di risolvere i problemi in maniera creativa

contract-matteo-thun
Nacho Alegre

“Questo è un progetto di contract”: quante volte avete sentito questa frase negli ultimi anni? Vi siete mai chiesti cos’è davvero, e come funziona? L’equivalente italiano è “forniture per grandi progetti” e riguarda anzitutto alberghi e complessi residenziali ma anche navi, teatri, cinema, musei, ristoranti e bar, negozi e uffici. Insomma, tutte le grandi commesse. 

Un mercato che interessa da vicino l’Italia, leader mondiale delle forniture sia per la qualità del prodotto sia per la capacità di sviluppare innovative formule di partnership tra aziende e studi di architettura strutturate per risolvere problemi complessi come quelli che spettano a un general contractor, responsabile dell'intero progetto e della gestione delle forniture di merci e progetti.

Matteo Thun & Partners, JW Marriot Venice Hotel

“Oggi le grandi catene alberghiere chiedono dei concept ‘chiavi in mano’ di grande personalità per sviluppare il proprio porfolio di brand” – spiega l’architetto e designer Matteo Thun, che nel mondo contract ha all’attivo diversi progetti di hospitality e healtcare (leggi anche → Hotel a Venezia, Matteo Thun firma il JW Marriott). Il suo approccio si basa sul concetto di “timeless design”, che significa “offrire un progetto facilmente replicabile e declinabile in base agli stili e alle location, non soggetto alle mode del momento”. Un metodo che amplia il significato di durabilità, che investe sia la sfera tecnologica e funzionale che la sfera estetica.

L’altro aspetto fondamentale del lavoro di Matteo Thun, che risente dell’influenza nordeuropea, è quello del “Value for Money”, meglio noto come “rapporto qualità/prezzo”, elemento di grande importanza in un progetto contract, in cui ogni singolo dettaglio va definito in funzione del capitolato e del business plan.

Ma come si relaziona un progetto di questo tipo, che vede coinvolte grosse società, ampi spazi e importanti cifre di denaro, con una realtà frammentata e artigianale come quella italiana, fatta di piccole e medie imprese?

Matteo Thun & Partners, Intercity hotel

Mettendo in pratica quella capacità tutta Made in Italy di risolvere i problemi in maniera creativa, le aziende più attente alle evoluzioni del mercato adottano soluzioni ad hoc, che non seguono la logica della standardizzazione ma di quella della massima valorizzazione della propria identità.

È il caso della partnership tra Matteo Thun Atelier e Very Wood, brand che dal 2009 fa parte del gruppo Gervasoni, una sorta di “cordone ombelicale” tra una società di progettazione e una di produzione che ha portato all’ideazione e allo sviluppo condiviso di collezioni di sedute concepite ad hoc per progetti contract legati al mondo dell’ospitalità e della sanità. 

L’ultima idea nata da questa collaborazione è la collezione outdoor Capri, disegnata da Matteo Thun Atelier e prodotta da Very Wood all’insegna della “giustezza, del suo essere progettata per un mondo reale” spiega Matteo Ragni, art director di Very Wood: una struttura essenziale e funzionale in legno massello, che si presta a personalizzazioni come quella con il rivestimento in tessuti di Livio de Simone.


di Carlotta Marelli / 12 Ottobre 2017

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