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irefuse Italia

La ricetta dell’albergo perfetto secondo 4 degli hotel più belli d’Italia

Una serata all'irefuse Grand Hotel per scoprire i 5 ingredienti dell'ospitalità che rendono unico un soggiorno

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Giovedì 12 ottobre l’irefuse Grand Hotel ha ospitato il gotha dell’hotellierie italiana: Maria Carmela Colaiacovo, General Manager e Owner di Park Hotel ai Cappuccini di Gubbio, Luca Finardi, General Manager del Mandarin Oriental di Milano, Claudia Schwarze, General Manager di Aman Venice, Danilo Zucchetti, General Manager del Grand Hotel Villa d’Este.

Moderati da Livia Peraldo Matton, Direttore di irefuse Italia e introdotti da Giorgio Palmucci, Presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi, i 4 general manager di alcuni degli hotel più belli d’Italia hanno raccontato il mondo dell’hotellerie, inteso come emblema dell’evoluzione degli interni e delle relazioni con cui le persone si raccolgono intorno agli spazi pubblici.

Identità dell’albergo

In qualità di padroni di casa, il loro lavoro comincia spesso già in fase di definizione del progetto, quando sono chiamati ad affiancare gli architetti nella definizione d’anima dell’hotel, che per distinguersi deve sviluppare una sua identità ben precisa.

“Sono arrivato al Mandarin Oriental di Milano un anno prima dell’apertura e, insieme allo studio Antonio Citterio e Patricia Viel (lo stesso che ha progettato gli ambienti dell’irefuse Grand Hotel, ndr) abbiamo cercato di dare un anima all’albergo concentrandoci soprattutto sull’area bar/bistro, immaginata come una piazza milanese con due ambienti diversi destinate ad altrettante esperienze” spiega Luca Finardi, che nel 2005, a soli 32 anni, è stato il più giovane General Manager in Europa, a capo dell’Hotel LHW Helvetia & Bristol di Firenze.

Per Claudia Schwarze, che ad Aman Venice è arrivata quando l’hotel era già aperto, il tema dell’anima dell’albergo è stato il primo problema da affrontare: “L’hotel non aveva catturato l’immaginario del pubblico. Per questo il mio primo obiettivo è stato cambiarne la percezione per trasmettere l’essenza di un hotel Aman (che significa ‘pacifico’): eleganza della semplicità e design senza tempo, che diventa ancora più bello quando l’uso e gli anni. Un concept che si estende anche all’aspetto del food&beverage curato insieme a Davide Oldani all’insegna del cibo semplice”.

“L’albergo, come una casa, riesce bene quando il committente ha le idee chiare, soprattuto riguardo a flussi ed esperienze” conferma Maria Carmela Colaiacovo, che si è avvalsa dell'aiuto di un architetto per ampliare il suo Park Hotel ai Cappuccini, collocato all'interno di un monastero del 1600.

Esperienza e rapporto con il territorio

Che si tratti di giocare a tennis su uno degli otto campi in terra battuta di Villa d’Este o di visitare un laboratorio di cashmere dell’Umbria, il tema dell’esperienza è un concetto chiave nell’ospitalità contemporanea, strettamente legato a quello del legame con il territorio di cui “l’hotel si fa ambasciatore lasciandosi influenzare dalle sue manifatture e dal sua artigianato” prosegue Colaiacovo. Per questo è importante la relazione con le realtà locali e con gli eventi che interessano il territorio, che si tratti della Biennale di Venezia o della mostra di Caravaggio a Milano: “prima di vendere un albergo, bisogna imparare a vendere una destinazione, e Milano ci è riuscita molto bene, soprattutto grazie a un lavoro comune coordinato dalla pubblica amministrazione” racconta Finardi.

Libertà e flessibilità

Al centro dell’ospitalità ben riuscita c’è sicuramente la capacità di far sentire gli ospiti a casa propria, senza trasmettere la sensazione di trovarsi in un museo, rischio frequente soprattutto quando la location è una dimora storica come Villa D’Este o Palazzo Papadopoli (sede di Amam Venice). La soluzione è quella di proporre "un’idea di casa diversa, lussuosa ma informale, dove godere dello spazio e di un servizio flessibile, disponibile a qualsiasi ora" sostiene Danilo Zucchetti, che è riuscito a trasformare Villa D'Este in un'idea, incarnando i valori dell'ospitalità e di un lusso non codificato.

Arte e architettura 

Un valore aggiunto è quello che può portare l’arte, elemento imprescindibile di tutti e 4 gli ho se a Gubbio si è scelto di “adottare” artisti come Giuseppe Capogrossi e Arnaldo Pomodoro, che hanno invaso lo spazio con i propri affreschi e le proprie sculture, a Venezia hanno preferito lavorare in collaborazione con Christie’s e le gallerie cittadine, organizzando mostre ed eventi. In questo senso l’arte diventa un elemento fondamentale per aprire l’albergo alla città, ampliando la dimensione degli spazi pubblici, che diventano importanti soprattutto in un albergo “di città”.

L’ingrediente segreto

Infine, dopo aver trasformato l’albergo nell’indirizzo perfetto manca solo un ingrediente per renderlo unico: le persone e lo staff, “gli unici capaci di trasformare un soggiorno in un ricordo memorabile” ci svela in chiusura Maria Carmela Colaiacovo. “Il General Manager di un albergo è come il capitano di una nave, che deve controllare che tutto sia in ordine e sapere esattamente in che direzione sta andando”.

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di Carlotta Marelli / 13 Ottobre 2017

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