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Il nuovo volto della Scuola Grande della Misericordia a Venezia, una "fabrica" durata 500 anni

Il restauro di Alberto Torsello ha restituito alla città un monumento ricco di storia. Dove si è giocato anche a basket

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Courtesy photo: Alessandra Chemollo

Venezia, Sestiere di Cannaregio. A una ventina di minuti da Piazza San Marco, sul lato nord della città si staglia un edificio del 500 ricchissimo di storia, secondo in ampiezza soltanto al Palazzo Ducale. Sotto le sue volte, nel corso dei secoli si sono intrecciati i sentieri dell’arte, della politica veneziana, della religione e persino dello sport. Quelle attraversate dalla Scuola Nuova di Santa Maria della Misericordia sono vicende alterne e curiose, che rendono questo monumento uno dei più interessanti della laguna, di recente restituito alla comunità grazie al restauro promosso dal Gruppo Umana Spa e coordinato dall’architetto Alberto Torsello. Siete pronti a scoprirlo con noi? 

Una premessa è d’obbligo: le “scuole”, nel vernacolo della città del Doge, non erano luoghi d’istruzione, bensì confraternite laiche, enti a carattere associativo simili a corporazioni. Intorno a esse si organizzava il ceto medio, ma non solo. C’erano infatti anche le Scuole Grandi, come questa della Misericordia, cui aderivano solamente i patrizi (o quasi) e aventi carattere strettamente religioso. Massime istituzioni della città, dal 400 in poi assolsero a funzioni di assistenzialismo, attraverso mezzi quali l’autotassazione e le donazioni. Alla caduta della Serenissima se ne contavano 9, ma le più importanti furono 7: la scuola di San Marco, di San Rocco, di San Giovanni Evangelista, di Santa Maria della Carità, di San Teodoro e dei Carmini.

Courtesy photo: Alessandra Chemollo

Istituzioni così rilevanti non potevano non ricorrere all’architettura come linguaggio di potere. Pertanto quando nel 1308 viene eretta la prima Scuola della Misericordia in Campo dell’Abbazia, le ambizioni architettoniche sono subito molto alte. Per questo viene ampliata più volte, finchè alla fine del 400 non emerge il bisogno di una struttura ancora più grande, capace di accogliere una confraternita sempre più numerosa. Dopo un primo progetto di Alessandro Leopardi, bloccato dalla disfatta di Agnadello del 1507, è la volta di Jacopo Sansovino, architetto fiorentino in fuga dal Sacco di Roma del 1527, che il Doge Andrea Gritti nomina “proto”: massimo architetto di Venezia. Gli affida così, non solo rinnovamento della città, ma anche il progetto di una Scuola Nuova. E quella di prima? Da quel momento in poi sarebbe stata chiamata "Scuola Vecchia". 

Courtesy photo: Alessandra Chemollo

La Scuola Nuova di Santa Maria della Misericordia conta 26.000 metri cubi, distribuiti su due piani alti 10 e 12 metri. Il grande salone al piano terra è diviso in tre navate, delimitate da colonne binate collocate su plinti, colonnato cui corrisponde un sistema di semicolonne con nicchie in pietra d’Istria. Gli interni, iniziati nel 1532, declinano “alla veneziana” gli schemi basilicali romani. Sansovino è fortemente influenzato dal classicismo romano: Bramante, Raffaello e Sangallo.

Courtesy photo: Alessandra Chemollo

Al primo piano, decorano la sala capitolare gli affreschi attribuiti alla scuola di Paolo Veronese e a suo nipote Alvise da Friso: rappresentati con tecnica a chiaroscuro sono i 12 profeti maggiori, in un affresco senza eguali per grandezza e difficoltà in tutta la Serenissima. Ornano gli ambienti altre opere di Veronese, Zanchi, Lazzarini, Pellegrini e Domenico Tintoretto (figlio di Jacopo). Il restauro diretto da Torsello ha integrato ciò che già esisteva, dotando il monumentale edificio di servizi tecnologici e sistemi d’illuminazione all’avanguardia, con luci controllabili da remoto per creare scenari personalizzabili in base agli eventi e agli allestimenti. Completano il tutto una estesa rete di cablaggio e un sistema a riscaldamento sotto quello che l'architetto ha definito un "pavimento monolitico in acciaio", realizzato con un'unica grande lastra da sei millimetri che fa da contraltare alla storia con la tecnologia".

Courtesy photo: Alessandra Chemollo

Ma la storia della Scuola non termina certo con Sansovino. Dopo la sua morte, sulla “fabrica” sembra ancora pendere una maledizione: inaugurata solo nel 1583, i lavori si protraggono per altri due secoli e traghettano la Misericordia verso l’età moderna, quando ormai è troppo tardi e alle porte di Venezia bussa un ospite inquietante: Napoleone Bonaparte. È la fine di un’era: nel 1797 la Serenissima Repubblica di Venezia cade, e appena diec’anni dopo La Scuola Nuova diventa un locale ad uso militare. Tale rimane, dopo alcune parentesi come magazzino di liquidi e ospedale, anche durante la Repubblica democratica di Daniele Manin. È in questa fase che molte opere vanno perdute. 

A sinistra, courtesy photo: Alessandra Chemollo. A destra una foto storica di un match di basket nella leggendaria Palestra Reyer.

Finalmente, il XIX secolo. Acquistata dal comune nel 1899, la Misericordia volta curiosamente pagina e nel 1914 diventa la sede della società di ginnastica Costantino Reyer: proprio così, una società sportiva. Dal 1927, anno della prima valorizzazione storica dell’edificio, il primo piano diventa sede ufficiale di una palestra. Anzi, la palestra: perchè quella di Reyer tra gli affreschi del 500 diviene il tempio del basket italiano, sport allora noto come “Palla al cerchio, gioco ginnastico per giovanette”, portato in Italia dalla pioniera Ida Nomi. E mentre sopra si palleggia ogni giorno, il piano inferiore viene adibito ad archivio comunale. L’ultima volta che è possibile fare il tifo seduti sugli spalti in legno, circondati dagli echi della storia, è il 1976, anno dell’ultima partita ufficiale. La palestra Reyer opererà fino al 1991. Il primo restauro viene affidato a Giovanni Battista Fabbri, ma non viene terminato. I lavori di Alberto Torsello si concludono invece nel 2015.

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di Roberto Fiandaca / 25 Novembre 2017

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