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Roccamare, lo sconosciuto paradiso modernista sul Tirreno

Quiete, lusso discreto, privacy e raffinate architetture in un'esclusiva gated community in provincia di Grosseto

roccamare-architettura-modernista
Marco del Francia (Archivio Fondazione Michelucci)

Immaginata negli anni Cinquanta per essere un verde rifugio di quiete, Roccamare è un vero e proprio paradiso esclusivo, impreziosito da ispirate intuizioni di celebri architetti, qui sintetizzate in un itinerario di quasi cinque tappe.

Per scoprire le citazioni wrightiane, le suggestioni moderniste e le tante soluzioni progettuali, nascoste tra le stradine immerse nel verde di questa gated community in provincia di Grosseto, bisogna innanzitutto riuscire a orientarsi negli oltre 8 chilometri di pineta che proteggono il villaggio-sogno, nato dall’impegno del conte Ginori Conti e di alcuni progettisti chiave come l’architetto Ugo Miglietta.

Seguendo i sentieri di questo villaggio dove erano soliti “sparire”, in raffinate architetture moderniste vicine a spiagge incontaminate, anche nomi noti come Italo Calvino, Carlo Fruttero o Sophia Loren e dove non era raro veder pedalare con perfetto stile british Roger Moore, ci si può imbattere in vere e proprie perle.

Una di queste è senza dubbio Villa Bartolini, firmata sul finire degli anni Cinquanta dall’allora promettente architetto Ernesto Nathan Rogers per il chirurgo fiorentino Sergio Bartolini. Il progettista milanese, autore insieme al gruppo BBPR di iconici progetti come la Torre Velasca, per quest’occasione decise di rivisitare in chiave moderna l’idea di casa colonica maremmana. Nel realizzare quest’abitazione, inserita tra gli edifici di particolare interesse storico dai Beni Culturali e Paesaggistici della Regione Toscana, Rogers decise di creare un piccolo capolavoro artigianale, all’interno del quale dettagli ed elementi d’arredo furono tutti realizzati su misura. Il risultato è un originale ibrido sospeso tra mare e campagna che lascia a bocca aperta e nei cui spazi si confrontano con naturalezza caminetti freestanding e soluzioni d’arredo ispirate alla nautica, moderne strutture in teak e cemento con suggestive torrette dall’originale soffitto blu cobalto (foto in apertura e sotto).

Foto: Marco del Francia (Archivio Fondazione Michelucci)

Seguendo una delle stradine che attraversano in direzione sud Roccamare, proprio prima della spiaggia, ci si può imbattere in un’altra affascinante costruzione: Villa Settepassi, una casa di vacanza ideale nata da oltre vent’anni di lavoro e progettata dal maestro toscano Pier Niccolò Berardi. Dopo aver immaginato, prima della Seconda Guerra Mondiale, alcune monumentali architetture razionaliste come la stazione ferroviaria Santa Maria Novella di Firenze, per questo progetto, iniziato negli anni Sessanta e concluso sul finire degli Ottanta, Berardi scelse un approccio decisamente più bucolico che futurista. L’edificio è ancora oggi l’espressione di un lusso vestito di semplicità, in un mix di soluzioni tecniche rubate alla tradizione e comfort più moderni, talvolta protetti dallo charme intramontabile di coperture di paglia sorrette da strutture in legno (foto sotto).

Foto: Andrea Aleardi (Archivio Fondazione Michelucci)

Tra gli ospiti più celebri di Roccamare c’è stato per lungo tempo anche il direttore d’orchestra anglo-ungherese Georg Solti. Nella sua ampia villa in perfetto stile Miglietta, caratterizzata da tetti piani e rustiche finiture in pietra alle pareti, il Maestro era solito intrattenersi con illustri colleghi per conversare e creare, non sempre e soltanto musica. Pare, infatti, che nella casa, tra piacevoli rimandi alla Fallingwater di Frank Lloyd Wright, lastre di travertino che diventano panche, rivestimenti in cemento perforati dalla natura e altri scenografici accorgimenti, non manchino anche ambienti concepiti in funzione dei suoi ospiti come un capanno costruito appositamente nel bosco per studiare spartiti con i colleghi o una funzionale cucina dove Luciano Pavarotti poteva preparare una golosa spaghettata di fine lavori.

In questo paradiso architettonico del ventesimo secolo non mancano però anche inattese apparizione millennial. Una di queste è il The Gate, realizzato nel 2015 da Massimo Viti e Francesca Amore, un estroso e modernissimo confine tra lo spazio pubblico e quello privato di una delle ville di Roccamare, un’essenziale membrana di Corten che mimetizza perfettamente la contemporaneità dell’acciaio tra la rasserenante naturalezza della corteccia dei pini.

Per i più instancabili, ecco, invece, un ultimo colpo di reni tra le creazioni anni Sessanta del team di architetti formato da Roberto Monsani con Luigi e Giancarlo Bicocchi. Un’escursione attraverso impalpabili confini tra interni ed esterno, vetrate, mattoni a vista, intersezioni di spazi e livelli, per scoprire costruzioni come Villa Bertini, Villa Verusio, Villa Fraschetti.

L’ultima tappa dell’itinerario in questo esclusivo complesso immerso nel verde non poteva che essere Casa dei Pini. Precedentemente conosciuta come Villa Baldassini, l’edificio, firmato nel 1972 dallo studio fiorentino 3BM, è un’ariosa costruzione composta da una struttura portante in acciaio legata a un involucro mobile in continua evoluzione, che grazie a grandi vetrate scorrevoli permette alla natura esterna di entrare idealmente tra gli ambienti domestici.


di Francesco Marchesi / 29 Settembre 2017

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