Apre Palazzo Citterio, la nuova Brera a Milano

La conclusione dei lavori di restauro del palazzo storico, raccontati nelle fotografie di Maurizio Montagna, è un importante passo in avanti verso La Grande Brera

palazzo citterio
Maurizio Montagna

Si può finalmente varcare il portone al civico 12 di via Brera a Milano: Palazzo Citterio ha riaperto i battenti dall’11 aprile, quando si è finalmente mostrato al pubblico dopo i lunghi restauri, annunciando la conclusione definitiva dei lavori.

Anche durante la Milano Design Week si potrà visitare, ammirando la mostra fotografica di Maurizio Montagna che ripercorre mezzo secolo di vicissitudini sfociate in una struttura idonea per l’uso museale, che include esperienze architettoniche rilevanti e di grande valore: 6.500 metri quadrati dedicati all'arte moderna e a mostre temporanee.

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Non solo fotografie, ma anche un racconto legato a questo edificio, racchiuso in un libro edito da Skira. Dichiara Antonella Ranaldi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano: “Dal 1972 al 2018 si è svolta l’avventura del recupero di Palazzo Citterio e della trasformazione a sede museale, attraverso vari progetti battezzati Grande Brera, Brera 2, Brera in Brera, poi di nuovo Grande Brera.

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Maurizio Montagna

l libro di Caterina Bon Valsassina Il caso palazzo Citterio ha ripercorso le fasi dal 1972. L’excursus giunge alle soglie del 2012 quando con il finanziamento statale del CIPE e il Ministro Lorenzo Ornaghi si apre una nuova fase di lavori raccontata nei testi di questo libro.

Come un’operetta morale il volume di Bon Valsassina ha trasmesso un messaggio nel trarre insegnamento da quelle vicende per non fare gli errori del passato. È stato come un mantra per me, che mi sono trovata investita a partire dal 2015 nella sfida di contribuire a portare a termine finalmente un lavoro compiuto”.

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I lavori di restauro di Palazzo Citterio, inaugurati nel 2015, hanno ridato luce innanzitutto alle stanze del piano nobile affacciato su via Brera del palazzo del ‘700, ma anche ai neoclassici saloni prospicienti al giardino e all’ala Nord ricostruita negli anni Settanta.

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Maurizio Montagna
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E che dire degli enormi saloni sviluppati nella decade successiva in cemento armato da James Stirling, specializzato nella ristrutturazione di musei come la Tate Gallery di Londra?

E non dimentichiamo Ermes, il giardino a forma di ala il cui nome è di buon auspicio poiché indica “l’erma di pietra, la strada giusta e, volatile come il tempo, per portare i sogni a compimento”, come spiega ancora Antonella Ranaldi.

Recuperato da una montagnola alberata con una grotta artificiale di fronte all’Orto Botanico, che era pressoché irriconoscibile poiché coperta di macerie e vegetazione selvatica, sono stati riutilizzati pezzi di un’antica serra storica, come pure scale, volute, cippi, pietre in ghiandone e in granito trasformati in elementi decorativi del giardino sulla collinetta, progettato da Attilio Stocchi.

Insomma, una realtà tutta da riscoprire e da visitare!

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