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irefuse Italia

Officine Grandi Riparazioni, a Torino la cattedrale industriale diventa hub delle idee

Dopo un faticoso restauro, Fondazione CRT restituisce alla città uno dei suoi simboli, facendone un polo di cultura e innovazione

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@ Daniele Ratti

Officine Grandi Riparazioni, Torino ha un nuovo hub della cultura contemporanea e dell'innovazione. Dopo mille giorni di lavori e un investimento di cento milioni di euro, riaprono infatti le OGR, che un tempo servivano a mettere a posto i treni ed ora si candidano a catalizzare le migliori energie della città, tra arte, cibo e tecnologia.

Con 122 anni di storia alle spalle, il grande capannone riconsegnato alla comunità è un simbolo di archeologia industriale, un complesso monumentale che svetta fino a un'altezza di sedici metri e si estende su una superficie di ben 35 mila metri quadrati. Prima che l'ambizioso progetto di riqualificazione vedesse la luce, l'intera area versava in pessimo stato. Si era addirittura parlato di demolizione. Poi è arrivata la Fondazione CRT, che ha messo in campo fondi e idee per dare nuova vita a questa cattedrale industriale.

@ Daniele Ratti

I lavori non sono stati semplici: l'edificio ottocentesco era logorato dal tempo e dall'incuria e richiedeva misure fuori dal comune: basti pensare che l’acciaio impiegato per carpenteria, bulloni e simili è pari a 800.000 kg (due volte il peso della Stazione spaziale internazionale). Tetti e pavimenti sono stati totalmente rifatti e 1200 finestre sono state sostituite, assicurando al padiglione un perfetto isolamento termico, di inverno come d'estate.

Gli interventi sono stati improntati a tre linee guida principali: preservare l'anima originaria delle Officine, costruire secondo criteri di sostenibilità ambientale, consentire l’uso modulare e polifunzionale degli spazi.

@ Daniele Ratti

La memoria storica e l'identità del luogo sopravvivono nei volumi maestosi lasciati sgombri, nelle vertiginose altezze, nelle tracce di binari e murales colorati che come una scenografia permanente marcano lo spazio. Quest'ultimo è suddiviso in tre poli destinati a finalità diverse, ciascuno situato lungo uno dei lati della struttura ad H.

Ecco dunque un’intera ala, quella nord, dedicata all’arte contemporanea: novemila metri quadrati che ospiteranno mostre, concerti, spettacoli teatrali, performance legate alla realtà virtuale. Fulcro delle Officine Nord è il cosiddetto Duomo, la sala alta 19 metri in cui i vagoni da riparare venivano posizionati in verticale e che da ora in poi metterà al centro le idee: qui infatti si terranno workshop, simposi, conferenze.

Il Transetto, la zona di 2mila metri quadrati un tempo adibita al passaggio delle macchine ferroviarie tra le due maniche, si chiamerà Snodo e sarà il regno del food&beverage. Qui i visitatori affamati potranno scegliere tra un ristorante premium con cucina a vista e un bistrot votato ai sapori del territorio. Per chi vuole sorseggiare un drink e rilassarsi ci saranno un’area lounge a soppalco, un cocktail bar e anche uno smart bar, provvisto di uno stupefacente social table della lunghezza record di 25 metri, dove accomodarsi da soli col proprio tablet, o in compagnia degli amici.

E infine veniamo alla Manica Sud. Per scoprirla bisognerà attendere la fine dei lavori nel 2018. Questa sarà l'incubatrice del futuro, un punto di riferimento per imprese e start up che mira a proporsi come innovation hub di richiamo internazionale, un pezzo di Silicon Valley all'ombra della Mole. L’area prevede una promenade di duecento metri inondata di luce e scandita da pareti vetrate che delimitano gli uffici. Così facendo, la navata originaria resta protagonista, i nuovi elementi architettonici assecondano e valorizzano la purezza del luogo, senza interferire con essa.

Anche all'esterno delle Officine, Torino si riappropria della sua storia e cambia pelle, guardando al futuro. Due nuove piazze pubbliche prenderanno vita in un’area vasta e ricca di potenzialità, che rientra nella cosiddetta Spina 2, già interessata da operazioni di riqualificazione urbanistica che coinvolgono anche la nuova stazione di Porta Susa, il Politecnico e il grattacielo San Paolo.

Intanto, per dare il benvenuto alle Nuove Officine, il 30 settembre si fa festa. L’evento inaugurale, il Big Bang, schiererà grandi nomi della musica e dell’arte. Tutti sono invitati per ballare sulle note di Samuel e Giorgio Moroder, o per ammirare Truck, l’imponente murale sulla parete d’accesso delle Officine Nord, firmato dall’artista venezuelano Arturo Herrera, che rende omaggio alla vecchia anima ferroviaria del luogo.

Se un tempo qui arrivavano i treni, per uscirne come nuovi, adesso alle Officine Grandi Riparazioni si producono idee. La vecchia cattedrale industriale non dimentica il suo passato ma si staglia nel paesaggio come un emblema di rinascita e appartenenza, un faro per la città che guarda al futuro. 

@ Daniele Ratti

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di Elisa Zagaria / 27 Settembre 2017

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