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Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sugli Hamptons

Viaggio a Long Island tra ville da sogno e le location più esclusive dell’alta società newyorchese

hamptons-ville

Se pensate che nomi quali Sagaponack, Montauk, Napeague, Mattituck si riferiscono a località sperdute nella foresta equatoriale di qualche remota isola del Pacifico meridionale siete molto distanti dalla realtà. Non siamo ai margini di Tahiti, anzi, siamo affacciati sull’altro grande oceano del globo, su quella fascia dell’Atlantico con la più alta concentrazione di conti bancari milionari: siamo negli Hamptons, a due ore da New York City, in una lingua di terra emersa come confine fisico tra il mare e il cielo di un’America dove i sogni sono ancora realizzabili.

Gli Hamptons occupano la punta finale di Long Island, l’isola più grande degli Stati Uniti e la più popolosa; basta noleggiare una macchina (preferibilmente una spider), sfrecciare sul ponte di Brooklyn e attraversare in ordine i quartieri di Brooklyn e Queens e puntare verso l’orizzonte orientale percorrendo tutta la Suffolk County fino alla fine del mondo. Gli Hamptons sono l’altra isola, l’altra Manhattan, il rifugio delle élite newyorchesi lontano dagli stress della giungla metropolitana dove all’hamburger si preferisce l’aragosta, dove il ritmo si accorda al silenzio e al relax (ultimamente beni più che preziosi). Anche se a volte ci può essere dell’azione, come racconta la serie tv cult Revenge ambientata a queste latitudini e in questi ambienti: sotto la mondanità di party e ricevimenti si nascondono i segreti più torbidi delle famiglie al potere. 

 

Gli Hamptons (l’espressione si riferisce nello specifico alle cittadine di Southampton ed East Hampton e ai loro hamlets and villages) li conosciamo tutti, perché tutti noi li abbiamo visti al cinema o in televisione, o abbiamo letto la tormentata storia d’amore tra Gatsby e Daisy (la versione neo-pop de The Great Gatsby di Buz Luhrmann con Leo Di Caprio e Carey Mulligan è un esplosione di lussi e peccati): reprimendo una considerevole dose di invidia e quell’arcano sentimento del “vorrei ma non posso” ci siamo innamorati di dimore sontuose circondate da candidi steccati, vista fronte-mare lungo una spiaggia selvaggia su cui si infrange il blu profondo dell’oceano, abitate da famiglie americane biondissime, occhi azzurri, spalle larghe e uno stile casual chic che le campagne pubblicitarie di Ralph Lauren (che proprio qui è di casa) descrivono alla perfezione. 

 

Il prezzo medio di una villa agli Hamptons parte da un minimo di 1.7 milioni di dollari, per arrivare fino ai 40 o 50 milioni: tutto dipende, oltre che dal plafond della vostra Master Card, dai servizi aggiuntivi e dalla collezione di effetti wow di cui vorrete circondarvi. Negli Hamptons ogni progetto domestico coinvolge un equipe di architetti, interior designer e landscape designer disposti a realizzare la casa perfetta curata in ogni dettaglio. Oltre al classico stile delle grandi mansion in legno chiaro e tinte pastello con eleganti porticati e dependance, è ora in corso, come ha recentemente riportato il una nuova rivoluzione della tradizionale Hampton house

La nuova tendenza sta spostando l’attenzione sull’outdoor: citando l’articolazione delle ville californiane (si guardi soprattuto alle architetture di Richard Neutra) lo spazio esterno è oggi concepito non solo come estensione della casa en plein air, ma è disegnato e arredato come la dimensione domestica essenziale. Colonnati, piscine visionarie che diventano sofisticati playground, cascate, cucine esterne, terrazze, deck con zone lounge da vero salotto, giardini, orti: tutto quello ciò che è negato in città qui prende forma. 

In aggiunta anche un’anima eco-green sta conquistando i nuovi progetti, ne è un esempio la Peconic Bay House di Mapos, una villa contemporanea realizzata per volere di una coppia di imprenditori francesi ai margini di una delle baie meno note e più suggestive degli Hamptons. Sulla casa è stata condotta un’operazione di camouflage nel paesaggio circostante affinché il volume della struttura risulti quasi invisibile grazie all’utilizzo di materiali naturali, alla scelta di un design dalle linee essenziali e all’idea di ricoprire il tetto con un morbido manto d’erba. Inoltre un ingegnoso sfruttamento delle quote del suolo ha permesso di articolare gli spazi su diversi livelli.

Photo courtesy of Christie’s International Real Estate

Photo courtesy of Christie’s International Real Estate

La casa di Eli Wilner a Montauk è invece un omaggio alla cultura giapponese: l’edificio, immerso in una proprietà immensa e lussureggiante, riprende i caratteri delle antiche tea house del Sol Levante con un tetto a pagoda blu cobalto, un sun deck di 300 metri quadri e ariosi spazi interni interconnessi tramite venti porte scorrevoli in legno intarsiato. Due ore da Manhattan, è questa la distanza che ci separa dal paradiso più sofisticato d’America…

Photo courtesy of Christie’s International Real Estate


di Giovanni Carli / 5 Agosto 2017

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