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Il grattacielo di Herzog & de Meuron a TriBeCa, in anteprima

Il duo di Basilea firma il suo primo grattacielo residenziale newyorkese. 60 piani in vetro specchiante e cemento, sovrapposti in maniera apparentemente casuale

A metà strada tra terra e cielo l’aria è effettivamente più pulita e rarefatta, il panorama più mozzafiato, l’esclusività più appariscente. Anche se i lotti dei grattacieli-fiammifero sono micro, la rendita dell’investimento dovrebbe essere garantita. Il più delle volte, i proprietari non acquistano appartamenti reali, ma quote della società che possiede l’intera torre: è un affare finanziario. Inoltre, su questo terreno sembra stia consumandosi un derby
tra le griffe più celebri: Foster, Jahn, KPF, Nouvel, SOM, Stern, Viñoly. 

Herzog & de Meuron giocano a downtown, dove l’atmosfera cittadina è ancora un po’ trasandata e hippy. A TriBeCa hanno partorito un’opera anche stavolta diversa dalle precedenti: il loro è stato negli ultimi anni un tour-de-force stilistico che mescola Anni 50, fashion, minimal, pop, barocco e international style. Magistrale la loro bravura a tenere insieme equazioni architettoniche complesse e al limite di un nuovo eclettismo.

56 Leonard angolo Church, 60 piani con 145 appartamenti, è un grattacielo con facciate spettinate, ma dettagliato con maestria svizzera. Ai piani alti, gli sbalzi si protendono nel vuoto. Nessun piano è identico agli altri, perché l’identità di ciascun residente ha comunque il suo peso, così più che di anonimi apartment, dovremmo parlare di home individuali. Oltre a parlare di open space, parleremo anche di corner. L’andare in bagno, oltre a essere necessità fisiologica, diventa qui anche esperienza mistica, grazie alle vedute di Manhattan e dell’Hudson sotto i nostri piedi. 

Leggi anche → La Torre 56 Leonard Street

Il mobile della cucina è congegnato come una scultura “a pianoforte” sovrastata da una spettacolare cappa aspirante. La lobby al piano terra, lo spazio comune per eccellenza, non è da meno: la sue atmosfere dark richiamano le scene sci-fi di Gotham City.

Appena fuori dall’ingresso, compressa dal peso della torre, una sensuale scultura cromata firmata da Anish Kapoor — che verrà installata alla fine dell’anno — farà da riconoscibile landmark urbano. I monolocali vanno via a 3 milioni di dollari, ma per la penthouse al 53° piano ne servono 35: l’immobiliarista descrive la sua torre come “una cascata di ville moderniste” e come “una microcittà verticale”.
Ed è proprio così, perché le amenity ai piani 9 e 10 sono invidiabili: biblioteca, teatro, piscina da 25 metri con annesso solarium, palestra, bagno turco e sauna, sala conferenze, sala da pranzo e cucina per ricevimenti. 

Herzog & de Meuron raccontano: “Intanto, volevamo evitare la sgradevole ripetitività di molte torri recenti; volevamo dare a questo progetto un carattere che fosse personale, individuale, a tratti addirittura intimo. È per questo che ci sono tanti angoli, sbalzi, balconi, irregolarità. Abbiamo cominciato lavorando dall’interno verso l’esterno, tramite forme di aggregazione che ricordano quelle di TriBeCa”. 

E aggiungono: “Alla fine, ciascuna stanza è come un pixel, e ciascun appartamento e ciascun piano ne è composto da molteplici”. Le idee di cellula e di città verticale stanno dunque alla base del progetto, e questo ci ricorda il loro principale fautore, anch’egli svizzero, Le Corbusier. Che non amava New York ma le cui idee rimangono di grande attualità.

Leggi anche → Il grattacielo di Herzog&DeMeuron sembra una torre di Jenga


di Sebastiano Brandolini / 6 Dicembre 2017

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