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Cosa vedere a Beirut, la città che visse più volte

Elegante e resiliente, la capitale del Libano non ha mai dimenticato il suo amore per la creatività, nella buona e nella cattiva sorte

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In un’alternanza di periodi di grande prosperità e di parentesi drammatiche, Beirut è una città che giocoforza si è dovuta reinventare in più occasioni, rinascendo ogni volta in modo sorprendente grazie alla sua anima creativa tutta da scoprire, ecco cosa vedere a Beirut.

Tra tracce del passato fenicio e ferite legate ai conflitti che l’hanno attraversata, architetture ottomane ed edifici coloniali francesi, segni del passaggio dei romani e architetture contemporanee, la cosiddetta Parigi del Medio Oriente è un seducente esempio di design resiliente, un suggestivo ponte tra Occidente e Oriente, una metropoli multi-stratificata che sa come conquistare con la sua energia unica. 

Per rappresentare al meglio quest’anima complessa, lo studio svizzero Herzog & de Meuron ha immaginato a pochi passi dal mare un progetto suggestivo che potrebbe diventare una delle architetture più iconiche della città: il Beirut Terraces, un grattacielo di 120 metri composto da una serie di ampie terrazze protese verso il paesaggio e disposte secondo una sofisticata stratificazione. Vetrate a specchio, soluzioni improntate all’efficienza energetica, giardini pensili e verde diffuso completano il volto dell’edificio in un incontro tra citazioni di un articolato passato e slanci di avveniristica modernità (). 

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In questa nuova visione futura della capitale libanese si inserisce perfettamente il progetto che lo studio Snøhetta ha pensato per la prossima sede della Banque Libano Francaise. Il nuovo quartiere generale punta a diventare una delle silhouette più riconoscibili del paesaggio urbano con i suoi ampi spazi flessibili e interconnessi, pensati per adattarsi alle più attuali dinamiche lavorative. La struttura dell’edificio accoglierà anche una serie di terrazze concepite per essere dei veri e propri hub, un piano terra connesso con la città e numerose soluzioni eco-friendly (). 

 

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Vicino al waterfront di Beirut sorge uno dei club più suggestivi della città, l’AHM, un locale firmato dallo studio Rabih Geha Architects e ispirato alla cultura mediterranea e alle radici fenice della capitale. Per evocare questo particolare scenario marittimo, l’interior design ha previsto una serie di strutture simili ad alberi maestri e luci lineari che evocano il profilo di quelle antiche navi che si spinsero fino ai confini della terra. A completare il progetto, una combinazione di elementi che omaggiano gli astri richiamando il romantico piacere di un antico e avventuroso viaggio (). 

 

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Immersi nel vivace viavai di Badaro Street è possibile godersi anche qualche attimo di relax, tra gli ambienti di un altro originale locale sospeso tra passato e futuro. Il Tailor’s Bar è un bar-ristorante che affida il suo fascino a un’ambientazione dal sapore vintage, costruita da dettagli che richiamano l’antica anima del quartiere, quando la zona ospitava il distretto tessile della città. Un’originale ricetta di interior dal sapore artigianale che accosta giganteschi rocchetti di lana, bottoni oversize, vecchie macchine da cucire e particolari che sembrano usciti dall’atelier di un sarto (). 

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Per continuare il viaggio a caccia di idee nella sfaccettata anima creativa della città, la destinazione ideale è la Carwan Gallery, una delle prime gallerie di design contemporaneo del Medio Oriente. Un punto di riferimento per appassionati e curiosi, aperto dagli architetti Pascale Wakim e Nicolas Bellavance-Lecompte, ormai otto anni fa, nel tentativo di intercettare l’energia creativa in continua evoluzione della scena del design libanese. Fedele al proprio nome, la galleria raccoglie un mix di idee nate da sensibilità differenti raccolte dai proprietari nel corso dei loro viaggi in giro per il mondo, in un incontro di seducenti oggetti e progetti speciali, commissionati ad architetti e designer del panorama internazionale ().

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Per riposarsi, tra le vie ombreggiate del quartiere di Mar Mikhaël si nasconde il Villa Clara, un hotel de charme ricavato all’interno di un’autentica casa libanese degli anni Venti, sopravvissuta ai mutamenti che hanno più volte cambiato il volto della città. Il sistema di alimentazione a energia solare installato dai proprietari è un accento di modernità in un universo popolato dalle creazioni di ebanisti, muratori, fabbri, scultori e artigiani provenienti da tutto il Libano. Accanto a queste, una serie di arredi d’epoca recuperati, selezionati da Ramy Boutros e protetti da tinte pastello, all’interno, e da alberi secolari all’esterno (). 

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