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Tutti i motivi per cui il Bloomberg Center a New York può essere definito la nuova "Bibbia" dell'architettura sostenibile

Ambiente e collaborazione tra università e industria: ecco i due temi alla base dell’imponente progetto

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Matthew Carbone for Morphosis

Campione di sostenibilità e risparmio energetico: è stato presentato in questi giorni il nuovo progetto di Morphosis per il Bloomberg Center presso il Cornell Tech Campus di New York

 

Tecnologia, ingegneria e architettura, mondo accademico e aziendale diventano sinergie importanti e necessarie per combattere ogni spreco energetico e creare sostenibilità ambientale nel nuovo Emma e Georgina Bloomberg Center, l’hub accademico del nuovo Cornell Tech Campus sulla Roosevelt Island a New York costruito secondo i principi dell'architettura sostenibile. Nato per divenire il centro nevralgico del campus, il Bloomberg Center vuole fornire spazi accademici che promuovano la collaborazione con il settore imprenditoriale. Questi obiettivi hanno incontrato anche la visione Thom Mayne di Studio Morphosis, autore del progetto e da sempre impegnato a sviluppare metodologie ambientali sostenibili.

Il grandioso progetto dello Studio Morphosis si prefissa un’altrettanto ambizioso goal: quello di raggiungere il livello Platinum LEED per l’utilizzo delle risorse energetiche. Il prestigioso riconoscimento è infatti assegnato ai progetti ad emissioni zero e praticamente neutrali dal punto di vista dei consumi, e per raggiungere questo risultato gli architetti hanno agito su vari fronti a cominciare dalla creazione dell’energia primaria dell'edificio in loco. Il Centro che rappresenta la prima fase del nuovo campus, verrà poi affiancato da un complesso che ospiterà un mix di aziende di avanguardia chiamate a collaborare con il team accademico di Cornell. Infine il progetto The House, un complesso residenziale con il più rigoroso standard internazionale di efficienza energetica.

Per arrivare a questi risultati il campus Bloomberg utilizzerà diverse strategie energetiche inserite in maniera graduale. La prima sarà attuata attraverso l’edificio stesso che è completamente elettrico e privo quindi di ogni possibile combustibile fossile. Il sole invece è usato in maniera importante: una sovrastruttura di 40.000 metri quadrati copre infatti il tetto non solo assicurando così ombreggiatura all’edificio ma sostenendo anche 1.465 pannelli fotovoltaici, in un tipico esempio di sinergia tra ingegneria e architettura per generare energia solare diminuendo i carichi di raffreddamento. Un approccio organico viene poi applicato al tetto che ospiterà specie di piante autoctone con lo scopo di mantenere fresca la superficie e gestire il deflusso delle acque piovane. Creare energia pulita quindi ma anche saperne risparmiare il più possibile: a questo scopo viene in soccorso la tecnologia intelligente che permette di collegare il controllo dell'illuminazione, i sensori di occupazione, la sicurezza e gli altri controlli dell'edificio e fornire così energia esclusivamente on-demand.

Quanto può collaborare l’architettura a questo sistema virtuoso? Moltissimo se si pensa a questo progetto la cui facciata massimizza i valori di isolamento e minimizza il ponte termico avvalendosi di un sistema a parete in vetro satinato a sezione continua. Ultimo espediente energetico sono i pozzetti geotermici: qui ne sono stati istallati un’ottantina col fine di ospitare pompe di calore a terra alimentate elettricamente, a loro è stato affidato il compito di riscaldare l’edificio tramite radiazioni perimetrali a caldo e contemporaneamente rinfrescarlo grazie ad un sistema attivo di raffreddamento. Infine è stato istallato un sistema a parte per la raccolta delle acque piovane con un serbatoio interrato di oltre 150.000 litri in grado di fornire acqua non potabile per il sistema idraulico dell'edificio, la torre di raffreddamento e l'irrigazione in loco.

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di Paola Testoni / 22 Settembre 2017

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