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110 Rooms, il condominio con 110 stanze, da scomporre e ricomporre liberamente

Maio firma a Barcellona un sistema abitativo in cui ogni appartamento è un gruppo di stanze identiche, che si possono togliere o aggiungere a piacimento

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© Jose Hevia

Un condominio “componibile”, dove le stanze sono moduli che si possono assemblare, aggiungere e sottrarre a piacimento, come le tessere di un mosaico: è questo il condominio del futuro secondo lo studio Catalano Maio, che reinterpreta in modo flessibile il concetto di abitare, prendendo esempio dalla gloriosa tradizione di uno dei quartieri più affascinanti di Barcellona, Eixample.

È proprio qui che sorge 110 Rooms, nel cui nome è già inscritta una precisa filosofia: la stanza come fulcro indipendente della vita domestica, punto di partenza e di approdo del processo architettonico e abitativo.

© Jose Hevia 

Distribuito su cinque piani, il condominio di Maio a Barcellona è un blocco residenziale da cui è stata bandita qualunque gerarchia spaziale o predeterminazione funzionale. Tutte le stanze sono pressoché identiche, e scivolano l'una nell’altra senza bisogno di corridoi o spazi di distribuzione.

Inizialmente accorpate a gruppi di quattro, a formare i vari appartamenti standard (cinque per piano), le singole stanze si possono scomporre e ricomporre liberamente. secondo le esigenze dei futuri abitanti.

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© Jose Hevia 

A garantire questa flessibilità è il posizionamento strategico dei servizi, al centro di ciascun nucleo abitativo. Fatta eccezione per l’angolo cottura e il bagno, i cui impianti funzionano come punti di approvvigionamento, tutte le altre stanze del condominio modulare possono assumere le vesti più disparate: sala, soggiorno, camera da letto.

I designer di Maio hanno fatto in modo che anche l’aria e la luce fossero equamente ripartite tra i locali, prevedendo, oltre ai balconi, con le caratteristiche imposte in legno, anche un patio interno, ideale per la ventilazione naturale.

© Jose Hevia 

Questo approccio innovativo ha in realtà radici antiche. Rielabora infatti un concetto già presente negli alloggi di Eixample di fine Ottocento. Le vecchie planimetrie intese come sistemi rigidi, composti da unità standard, simili per forma e dimensioni, hanno superato indenni l'usura del tempo, consentendo facili modifiche e rinnovamenti.

 

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Quella stessa formalità, razionale e modulare, rivive nel condominio 110 Rooms. E non è l’unico tributo alla memoria del quartiere. Anche la facciata in stucco a calce bicolore, coi suoi deliziosi balconi e le sue aperture verticali, riecheggia il linguaggio vernacolare, ma è al pianterreno che il connubio tra antico e moderno si manifesta nel modo più spettacolare.

© Jose Hevia 

Qui il tipico ingresso delle case di Eixample, dove lo spazio era pensato per assolvere a molteplici funzioni, con grandi arredi e complementi abitabili, assume l’aspetto di una lobby monumentale, che ha l’impatto e l'audacia di un’installazione artistica.

Al posto dei mobili ci sono imponenti volumi di marmo dal sapore quasi metafisico, giustapposti in un gioco di geometrie insolite e colori pieni, che reinventa lo spazio senza perdere di vista la strada. Come nelle case di una volta, l’androne è un ambiente aperto e proiettato all’esterno: ci può piovere dentro, letteralmente.

© Jose Hevia 

Formalità e fantasia trovano dunque un punto di contatto, in un “sistema” abitativo che riesce ad essere al contempo razionale e versatile, classico e innovativo, schematico e fuori dagli schemi.


di Elisa Zagaria / 20 Marzo 2018

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